
“Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore, bruciare il tricolore…”. Ve la ricordate la Lega? E le camice verdi, l’organizzazione paramilitare padana che avrebbe voluto marciare su Roma? E lui, l’Umberto? Ve lo ricordate Bossi? A metà anni ‘90 riempiva le piazze e fondava la Padania, “stato libero e indipendente”. Era il braveheart dei popoli del Nord. Dopo il ciclone-Tangentopoli ci credevano in tanti. Ma si sa, il potore logora.
Umberto Bossi da Cassago Magnago, provincia di Varese. Una vita da film. Ha fatto tre feste di laurea senza essersi mai laureato. Alla prima moglie racconta di essere un dottore, si finge medico dell’ospedale Del Ponte di Varese. La storia va avanti per mesi. Quando lei scopre che è tutto inventato chiede il divorzio. Qualche anno dopo l’Umberto porta anche la madre all’università di Pavia per la consacrazione ma non la fa assistere alla cerimonia: è la solita balla, lui ormai c’è abituato. All’Università per qualche anno c’era stato. Pochi esami, parecchi guai ma anche l’incontro che aveva cambiato la sua vita: quello con la politica. Gli anni ‘80 scivolano via tutti d’un fiato: la Lega lombarda, la propaganda, i primi assessori comunali eletti in Veneto e Lombardia. Ma il vero show doveva ancora iniziare.
Bossi cavalca Mani pulite e l’insoddisfazione del profondo Nord. Non sarà laureato ma è scaltro l’Umberto. Lavora sull’immaginario collettivo, capisce prima di tutti che l’immigrazione sposta una marea di voti che la gente ha una paura fottuta. Poi c’è il folklore: Pontida, miss Padania, la Lega che ce l’ha duro, Roma ladrona, i comizi in canottiera. La Prima repubblica crolla, nel Paese regna la confusione, il momento è propizio. Bossi alza il tiro. Annuncia la secessione, crea il Parlamento del Nord, progetta di avanzare “città per città con le baionette”. L’Umberto corre spedito in bilico sul precipizio. La magistratura potrebbe muoversi da un momento all’altro. C’è chi accusa i leghisti di eversione, razzismo, banda armata, colpo di Stato: roba da ergastolo. Bossi lo sa, ma il rischio vale la candela.
Come è andata a finire lo sappiamo. L’uomo delle televisioni regala alla Lega il potere, quello vero. Bossi, Maroni, Speroni, Borghezio, Pagliarini, Calderoli: tutti catapultati a Roma nelle stanze dei bottoni, altro che Padania. Che cosa è rimasto oggi? Poco. Verrebbe da dire nulla. Restano la devolution, il progetto di federalismo fiscale, un’assurda legge (la Bossi-Fini) sull’immigrazione e un leader che lotta contro una malattia bastarda. Il resto è folklore: dall’idiozia razzista di Borghezio (“cornuti islamici di merda che parlano con i cammelli”) alla maglietta di Calderoli che provoca decine di morti in Libia. E la lotta alla corruzione, il rigore morale, il distacco dal potere, la legalità? Spariti. Adesso Bossi e i suoi ammicano a Tremonti, mago della finanza creativa e padre dei condoni. L’impressione è che Berlusconi si sia comprato anche la Lega.
Epopea padana. Tra la lotta e il governo i ribelli in camicia verde hanno scelto il secondo, intenti a contrattare poltrone come democristiani qualunque. Bossi vuole la presidenza della Lombardia e quella del Veneto. Il successore di Formigoni (per lui è pronto un ministero di peso) sarà Roberto Castelli. L’altro Roberto, il più quotato Maroni, è previsto a Roma, magari al Viminale. Nel Veneto, dove il gioco è previsto per il 2010, la poltrona si disputa tra un Luca Zaia in ribasso e un Flavio Tosi in fortissima ascesa. Calderoli potrebbe diventare presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Bossi tornerebbe alle Riforme. Eccoli i leghisti del nuovo millennio: pronti a tornare al governo col vestito nuovo. Magari anche con la vecchia canottiera, ma ben nascosta sotto giacca e camicia.







26 Marzo 2008 alle 12:28 pm |
la lega nasce come movimento di protesta del nord volto all autonomia e al federalismo, contro la corruzione, e per il nord. ora la lega è una formazione nettamente di destra, annesso al centrodestra berlusconiano, che cerca le poltrone, xenofobo, omofobo, catto conservatore e con tratti pseudofascisti, statalisti in senso regionale.
una vera disfatta.
26 Marzo 2008 alle 9:36 pm |
“Nave senza nocchiere
Vele di pietra
Insuperbità volontà
Libertà predeterminata”
Poesia di Bondi dedicata a Prodi, sull’ultimo Vanity Fair.
26 Marzo 2008 alle 10:18 pm |
Il commento è meglio non scriverlo.
Perchè deve andare così ?
Uomo triste triste
27 Marzo 2008 alle 11:49 am |
Altro che Lega. Segnalo che il sito http://www.politiche08.org aggiornato all’ultimo sondaggio de L’Espresso su Piemonte, Liguria, Campania ma soprattutto Lazio, prevede che il PdL al Senato non avrà la maggioranza (156 seggi al PdL, 159 a tutti gli altri): siamo in piena ingovernabilità!
9 Giugno 2009 alle 10:05 am |
Devo a malincuore ammettere che molti punti sulla situazione attuale della Lega sono veri: non è più quella di dieci anni fa, quando infervorava le folle e prometteva l’indipendenza del Nord. Devo dissentire su una cosa però: Berlusconi non se l’è comprata, la Lega resterà sempre un movimento federalista, che ha abbracciato linee politiche differenti (leggete le sue origini), semplicemente ora è alleata con la destra perchè effettivamente ora come ora la rietiene il male minore. E a Berlusconi questa cosa fa solo che comodo, perchè gli assicura un casino di voti.. A parte questo, dalle elezioni abbiamo visto che la Lega è il terzo partito nazionale, e forse sta ritornando alle origi..sperando che questa devolution arrivi presto.
26 Luglio 2009 alle 10:14 pm |
imbraccia il fucil, prepara il cannon, difendi il verdano dai riccioli d’or
espelli il negron, inforca il terron, e servi il tuo popolo con fulgido amor
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