“Fini era il ragazzo che curava i volantini per le scuole, Gasparri il fiduciario del liceo Tasso e Alemanno un ragazzino che veniva accompagnato dalla sorella. Era un timido, faceva judo per darsi forza. All’epoca noi eravamo come un gruppo in guerra. Rischiavamo la pelle e la libertà mentre la società degli anni Settanta scopava, ballava, si divertiva e comprava il televisore a colori”. Ha la memoria lunga Teodoro Buontempo. Oggi l’epopea finisce, il lungo viaggio della destra italiana termina qui.
Fini presidente della Camera e Alemanno sindaco di Roma. Cade l’ultimo tabù: gli ex-missini a Montecitorio e al Campidoglio. E’ lo sdoganamento definitivo di Alleanza nazionale, partito rimasto fino a oggi prigioniero di una navigazione a vista scandita da svolte e controsvolte. Dopo le visite a alle Fosse Ardeatine e ad Auschwitz, dopo il mea culpa sulle leggi razziali, dopo la catalogazione della Repubblica Sociale tra le pagine vergognose della storia patria, dopo il fascismo definito “Male Assoluto”, dopo il mutato giudizio su Mussolini. Fino allo storico viaggio in Israele. Finalmente Fini raccoglie i frutti. Da Fiuggi al Partito popolare europeo: roba da brividi. Ma ne valeva la pena.
La sinistra è frastornata. Gli intellettuali s’indignano. I politici anche, ma solo in privato. Sembra l’arrivo dei borgatari in centro, i lupi che entrano in città dalla porta principale mentre la Roma antifascista se ne stava spaparanzata a prendere il sole tra le dune di Sabaudia. Questa volta fa festa anche Donna Assunta Almirante. L’Imperatrice Madre della destra italiana guarda soddisfatta i suoi ragazzi dal cuore nero, il branco missino che diventa classe dirigente. Fini, ma soprattutto Alemanno, che con Storace voleva dire “Destra Sociale”. La storia di un popolo nostalgico. Con altri camerati che prendono strade pericolose, Nar o Terza Posizione, sigle prossime al terrorismo e alle stragi. E’ la destra che trionfa nella sua versione più disinibita, quella orgogliosa della militanza giovanile neofascista.
E così la Roma destrorsa torna in piazza con indosso il vestito buono. A festeggiare Alemanno ci sono tutti: i vecchi fascisti che piangono, i giovanotti con testa rasata e Ray-Ban. Qualcuno non resiste e si abbandona al saluto romano. Spunta il vecchio striscione della “Sezione Colle Oppio”, quella dei camerati più scalmanati e duri. I leader sul palco non si scompongono: non è tempo di nostalgie, il passato è passato. La Russa si gonfia d’orgoglio: “La vittoria di Gianni dimostra che il Pdl può vincere anche senza la Lega”. Alemanno saluta la folla con le dita della mano ben separate. Sa di essere l’unico ex fascista, o ex missino o ex An ad aver vinto la sua marcia su Roma. Al passato forse ci pensa: aggressioni, assalti, molotov e pure otto mesi di galera. La croce celtica al collo (roba da Ordine Nuovo) è rimasta, ma è “solo di un sibolo religioso”. A festeggiare con il neo sindaco la moglie più ingombrante, Isabella Rauti. Papà Pino ha la voce strozzata: “Gianni è bravo, era il migliore dei miei allievi”.

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