Pd: il nuovo che avanza

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«Siamo giunti sin qui, si è aperta una porta di speranza». Con queste enigmatiche parole da portinaio Walter Veltroni ha aperto il suo intervento all’Assemblea costituente del Pd. Il grande spettacolo è andato in scena alla Fiera di Rho-Pero, dove la prima assise democratica ha eletto il sindaco di Roma segretario del nuovo partito. Duemilaottocento delegati, cinque ore di congresso, coreografia psichedelica e poco altro da segnalare nel Pd-day.

Lui, Walter, il più democratico dei democratici, ha fatto un discorso alla sua maniera: un colpo al cerchio e uno alla botte. La grande attesa era attorno alla questione della legge elettorale. E Veltroni non si è sbilanciato: “A me piace il sistema francese. Ma (…e quando Walter parla un “ma” di mezzo c’è sempre) insieme a ciò che è giusto, c’è ciò che è possibile…”. Insomma, tutto come prima. Nessuna presa di posizione per la delusione di D’Alema che ieri dagli schermi del Tg1 aveva detto sì al modello tedesco.

Il resto è fuffa: sostegno a Prodi, avanti con le riforme, coesione attorno al programma, niente personalismi, restituire speranza e fiducia, ecc… . Ma su un tema Veltroni è stato chiaro: il Pd nasce come qualcosa di nuovo. Perchè “il nostro vero problema, adesso, è come evitare di mettere il vino nuovo in otri vecchi”. Perchè “l’Italia deve dare la precedenza al futuro”. E ancora: “Il Paese ha bisogno di un nuovo inizio, di una nuova stagione”. E poi arriva il grande strappo d’orgoglio veltroniano: “Basta con la vecchia politica perchè la maggioranza degli italiani è stanca”.

“Nuovo”, “nuova”, “novità”: sono queste le parole preferite da Veltroni nel giorno della sua incoronazione. Le ha ripetute per ben 19 volte nel suo intervento. Ma tutta questa smania di lasciarsi alle spalle la “vecchia politica” pare non trovare riscontri reali nel glorioso e dorato cammino del Pd. Perchè fatto il leader, ora tocca fare il partito. E qui i democratici navigano ancora in alto mare. Per capire un po’ meglio la situazione è utile spulciare tra i membri delle tre Commissioni finora nominate per redigere rispettivamente Statuto, Codice etico e Manifesto dei valori. Si tratta degli unici organi rappresentativi del nuovo partito: sono lo specchio di ciò che sarà il Pd.

Di nuovo c’è ben poco. In compenso gli “impresentabili” non mancano di certo. Come Ciriaco De Mita, già deputato nelle legislature IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XIII e XV. Un democristiano entrato per la prima volta in Parlamento nell’anno di Nostro Signore 1963. L’anno di Please Please Me, il primo Lp dei Beatles; l’anno del Vajont. La nomina di De Mita nella Commissione statuto ha suscitato qualche malumore tra i costituenti del Pd. Quando la presidente del comitato elettorale Anna Finocchiaro ha pronunciato il suo nome dalla platea si è levato qualche fischio. Avranno pensato al nuovo che avanza?

3 Responses to Pd: il nuovo che avanza

  1. Diego ha detto:

    Prima considerazione, o meglio dire, primo sfogo: quanto parla Veltroni?!
    Poi, quando parla non si capisce niente. Sembra proprio un democristiano, perchè dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Non prende mai una posizione netta. Parla di filosofia e non di cose concrete.
    Personalmente non lo sopporto. E poi francamente, dire che il “sistema tedesco andrebbe bene, ma l’Italia ha bisogno di una legge elettorale che si cuci sulla propria personale autentica fisionomia e specificità” è proprio una stronzata da Dc.
    ((( E se lo dice uno che ha sempre tifato per lui da quando era vice di prodi nel ’96 potete fidarvi.
    Ma ora è cambiato, e anche lui, per me, si è spostato troppo al centro, con le parole più che coi fatti. )))
    In Italia se non mettiamo regole chiare anche e soprattutto in politica, va tutto a ramengo.
    Quindi propongo: sbarramento al 5 per cento. Così sono obbligati a coalizzarsi e a rispettare gli impegni presi con gli elettori.
    E Chi fa il franco tiratore deve essere espulso dal partito e dal parlamento, ovviamente con annullamento immediato dello stipendio, così ci pensa due volte a fare il protagonista e a mandare al divolo il lavoro di mesi e mesi di discussioni, votazioni e ragionamenti di tecnici e sottosegretari.
    E’ brutale ma deve funzionare così, altrimenti l’immobilismo italiano non ce lo leveremo mai.
    Anche perchè la legge sul conflitto d’interessi aspetta, le pensioni pure, una detassazzione del lavoro anche…
    Si accettano discussioni e commenti.
    Alla prossima e Ciao!

  2. Davide ha detto:

    Caro Diego, hai ragione. Quelle che si sentono da Veltroni sono parole a vuoto, e ovviamente non è solo lui il maggior artefice di questo anti-linguaggio. Tipico dell’Italia democristiana, ha le sue radici quantomeno affondate nel ventennio, e, in fondo, è una caratteristica tipica del linguaggio politico: dire qualcosa senza dire nulla, non sbilanciarsi (a meno che non serva un pugno di voti, e allora la si può sparare grossa), non centrare mai il bersaglio ma girargli attorno e attorno e attorno. Ovviamente non è causato da imbecillità, da stupidità o incapacità a concludere, al contrario, questo linguaggio è necessario per parlare all’opinione pubblica per contentare il più gran numero possibile di elettori senza fargli capire esattamente la natura vera del discorso.
    E’ una lignua ambigua quella dei politici, vuota, ridondante. I discorsi si snodano intorno a parole chiave che devono martellare l’uditorio (vedi in questo caso “nuovo”, “novità” ecc.), concetti solo verbali senza un’esistenza pratica reale, scanditi da frasi magiche, slogan pubblicitari (“il nuovo che avanza”…)…
    Raramente si è parlato chiaro in politica dal dopoguerra in poi, e gli attori di questo linguaggio equivoco hanno talvolta creato formule superlative, come le famosissime “convergenze parallele” di Moro. C’è un uso disonesto dell’italiano che viene usato per non dire, per circuire e per persuadere.

  3. […] ore 15.30, Rho, Assemblea costituente del Pd. Il leader del Pd sta per chiudere il suo innocuo discorso cerchiobottista quando senza preavvisi chiede all’assemblea di “votare” un decalogo nel quale venivano […]

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