Cilicio per Veltroni

Pd, due giorni dopo. Incoronato Veltroni comandante in capo, restano da forgiare le truppe e trovare qualcosa per cui combattere. Walter ha fatto la sua prima mossa da leader chiedendo a tutta la Cdl un confronto su riforme istituzionali e legge elettorale. La pacata opposizione ha risposto picche: “Il tempo per dialogare è ormai scaduto”.

An e Forza Italia non hanno nessuna intenzione di sedersi ad un tavolo con Walter. L’unico a mostrarsi possibilista di fronte all’invito di Veltroni è stato Buttiglione. Quella del filosofo Rocco è però una posizione personale. Casini è in viaggio di nozze con Azzura Caltagirone e ha pregato tutti di non disturbarlo per qualche giorno. D’altronde si sa, per il leader dell’Udc la famiglia viene prima di tutto. Per questo lui ne ha due. L’altro partito che avrebbe dovuto abboccare alle parole di Veltroni era la Lega. Ma i padani hanno chiuso ogni spiraglio.

Un altro schiaffo a Veltroni è arrivato dall’interno del Pd. Qui bisogna fare un passo indietro. Sabato, ore 15.30, Rho, Assemblea costituente del Pd. Il leader del Pd sta per chiudere il suo innocuo discorso cerchiobottista quando senza preavvisi chiede all’assemblea di “votare” un decalogo nel quale venivano avanzate proposte molto impegnative e mai discusse fino a quel momento: la nomina a vicesegretario di Dario Franceschini, a tesoriere di Mauro Agostini (con Veltroni, tre uomini al comando: ma non era l’ora delle donne?) e l’istituzione di tre commissioni fitte fitte di nomi che scriveranno il manifesto politico del nuovo partito.

Veltroni finisce di leggere il decalogo e subito dopo, anziché passare ai voti, la «regia» ha fatto partire l’Inno di Mameli. Come dire: la seduta è tolta. Tutti a cantare l’inno nazionale con la mano sul cuore e il lacrimone sulla guancia. Ma finita la musica ci si è accorti che bisognava ancora votare. Panico, mugugni e urla di dissenso. Il voto in stile Pcus è del tipo «prendere o lasciare». Niente votazione punto per punto. Anna Finochiaro conduce le danze sbraitando dal palco. Ci si esprime per alzata di mano e il risultato si decreta dando un occhiata alla platea dei 2800 delegati. Il tutto dura circa venti secondi. Il ministro sardo Arturo Parisi non la prende bene: «Un golpe, questo è un golpe!». Ma è troppo tardi: mozione approvata. Veltroni saluta. Cala il sipario. Lo show è finito.

P.S.: Il Pd non esiste. C’è un leader, ma mancano ancora il partito, il programma politico, i riferimenti ideologici. Finora esistono solo tre commissioni incaricate di scrivere il manifesto del Pd. Ravanare al loro interno riserva simpatiche sorprese. Ad esempio si scopre che Paola Binetti (senatrice della Margherita) è una componente della Commissione “Manifesto dei Valori” del nuovo Pd. E’ il gruppo di lavoro incaricato di dare un’identità politica-culturale-ideologica al nuovo partito. Il problema è che la Binetti (numeraria dell’Opus Dei) è una donna così democratica che definisce l’omosessualità “una devianza della personalità”. Dorme quotidianamente su una tavola di legno e pratica, come lei stessa ha confermato, la mortificazione corporale prevista dall’Opus Dei, ossia indossare un cilicio sulla coscia due ore al giorno e frustarsi una volta alla settimana la schiena con un frustino chiamato dagli adepti “disciplina”. Ma in fondo non c’è proprio niente di strano: nei 40 minuti di discorso all’Assemblea del Pd, Veltroni non ha mai pronunciato la vergognosa parola “laicità”.

2 Responses to Cilicio per Veltroni

  1. trinkinet ha detto:

    Sai che hai le informazioni migliori sul mercato? Davvero. Oramai sei diventato il riferimento abituale per l’analisi della politica italiana. E hai rimpiazzato il blog di Grillo dai miei collegamenti sulla barra di explorer…
    … è un inizio. Ora aspettiamo il PornoDay.
    E comunque questa della costituente del PD è l’ennesima ultima tragica conferma di scelte politiche ispirate allo scollo con la società civile, in perfetto stile PCUS in salsa di Opus Dei.
    Complimenti!!

  2. pornopolitica ha detto:

    onorato del commento. grazie veramente.

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