Prodi e Berlusconi, settimana di passione

berlusconi

Sarà una corrida, è garantito. Con le solite urla, gli strepiti e i tumulti in aula. La Finanziaria arriva nel Vietnam del Senato. Gli emendamenti sono circa 600: ottanta sono stati presentati dalla maggioranza. Molti di questi ultimi portona la firma della coppia ribelle Turigliatto-Rossi. Il calendario dei lavori prevede il varo della legge e del bilancio di previsione entro il 14 novembre. Ogni voto cela una potenziale imboscata. Prodi ostenta tranquillità ma minaccia di mettere la fiducia “se gli emendamenti saranno troppi”.

Si alza il sipario, inizia lo show. Il primo atto prevede due giornate “tranquille” in cui vengono votate le pregiudiziali di costituzionalità. La maggioranza dovrebbe tenere. La guerra vera inizierà quando andranno in votazione uno per uno i 600 emendamenti. Il D-Day, ovvero il voto finale della manovra, è previsto per il 14 novembre. Berlusconi attende e spera. Il Cavaliere si comporta come un generale alla vigilia di una battaglia decisiva. La guerriglia del Senato. Giudica le mosse degli avversari, immagina contromosse. E sa che nei prossimi giorni si gioca il suo futuro politico. Proprio come Prodi.

Berlusconi e Prodi. Prodi e Berlusconi. 138 anni un due. Ma almeno per uno di loro pare finalmente avvicinarsi la pensione. Chi lo scopriremo il 15 novembre. Prodi si gioca la tenuta del governo. Se la maggioranza dovesse sfaldarsi, addio Professore. Sulla rampa di lancio è già pronto Veltroni. Ma anche il Cavaliere rischia grosso. Da mesi promette la spallata al governo e si diletta nello shopping di senatori scontenti. Casini e Fini hanno già lanciato il loro ultimatum a Silvio: se il governo dovesse superare lo scoglio della Finanziaria non se ne farebbe più nulla fino in primavera. Quindi si ridiscutrebbe tutto anche all’interno della Cdl, compreso il nodo della leadership.

Oggi anche la Lega ha preso le distanze da Berlusconi. Calderoli, il maneggione del Senato, sostiene che “se Prodi non cade, il centrodestra com’è oggi finisce il 15 novembre”. “Finora – continua il dentista padano – i più grossi sostenitori di Berlusconi come candidato premier siamo stati noi. Però è evidente che chi si è esposto tanto sulla caduta del governo, se poi nulla succede, non può cavarsela dicendo: “Mi ero sbagliato….” A tutti quanti piangerebbe il cuore aver lavorato tanto per niente. Berlusconi lo sa, scoppierebbe la guerra”. Intanto Silvio tace. Sa che meno parla meglio è per lui. Quando si comprano senatori avversari è meglio non dare nell’occhio.

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