I furbetti del Senato

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Il D-day è arrivato. Domani mattina sapremo se si sarà avverata oppure no la profezia di Berlusconi. Lui sostiene che nella lunga giornata del Senato (si andrà avanti fino a tarda notte) il governo cadrà perché alcuni senatori passeranno con lui. Se invece la legge finanziaria passa e il governo Prodi resiste, per il Cavaliere è la sconfitta definitiva. In Parlamento si forma una maggioranza trasversale per le riforme istituzionali (a cominciare dalla legge elettorale) aperta a Fini, Casini e la Lega. I leader di An e Udc, che hanno già un accordo con Veltroni, potrebbero così finalmente serrare la loro tenaglia su Silvio per strappargli la leadership. Se invece Berlusconi riesce a fare saltare il banco torna a Palazzo Chigi nel giro di qualche mese. 

I brutti segnali per Prodi non mancano. Ieri il governo è stato battuto in Senato su un emendamento presentato dal senatore di An, Valditara, sull’istituzione di un fondo di 550 milioni per incrementare lo stipendio dei dottorandi universitari. È la prima volta che il centrosinistra va sotto da quando è iniziato l’esame della manovra. Lamberto Dini, Giuseppe Scalera, Domenico Fisichella, Fernando Rossi e Franco Turigliatto hanno votato con il centrodestra. La maggioranza, dal canto suo, ostenta tranquillità. Prodi si dice “fiducioso” perchè “l’importante è il voto finale”.  

E in serata è scoppiata la grana-Mastella. Il ministro della Giustizia si è detto contrario all’articolo che fissa un tetto agli stipendi dei manager pubblici: “L’Udeur voterà contro” per “ragioni di incostituzionalità”. Fisichella (ex An acquistato dalla Margherita e ora finito nel Gruppo Misto) mostra preoccupanti segnali di nostalgia verso gli ex compari missini. Dini e i suoi (Natale D’Amico e Giuseppe Scalera) sono stati i più lusingati da Berlusconi che ha tentato di comprarsi l’ex premier con la promessa della presidenza del Senato e qualche milione di euro per il nuovo partito dei liberaldemocratici. Poi ci sono quelli dell’Unione democratica: Willer Bordon e Roberto Manzione. Ecco i sei incubi di Prodi. Insomma, i pericoli vengono dal centro.

Nel Senato in stile Vietnam si ballerà sui numeri. La maggioranza conta di un solo voto di vantaggio, oltre ai senatori a vita. Il dissidente “falce&martello” Fernando Rossi fa sapere che al voto finale si esprimerà con un sì oppure uscirà dall’aula (non si asterrà perché l’astensione al Senato equivale a un no). Persino Turigliatto sembra essersi ammorbidito. E in soccorso della maggioranza si catapulta anche il divo Andreotti. “La Finanziaria va approvata. Se serve il mio voto lo dò”, ha argomentato il senatore a vita: “Io sono tendenzialmente governativo dalla nascita”. L’avevamo intuito.

One Response to I furbetti del Senato

  1. alberodivino ha detto:

    …speriamo che il governo cada..
    poi si vedrà chi far andar su..

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