Facite ammuina

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La Finanziaria slitta. Su richiesta della Cdl la votazione finale si terrà questa sera o addirittura domani mattina. La strategia di Forza Italia è chiara: tirarla per le lunghe e costringere la maggioranza a mettere la fiducia. In questo caso la sconfitta sarebbe meno devastante. Ogni scusa è buona: il Cavaliere ha ordinato a Schifani (il suo “braccio armato” in Senato) di appigliarsi a tutto. L’importante è creare caos e allungare i tempi. Ormai tutti sono convinti che la profezia berlusconiana non si avvererà.

I dissensi di Mastella sono rientrati. Anche Domenico Fisichella ha annunciato il suo sì perchè, come dice lui, “la politica è una cosa seria”. E i problemi non verranno neppure dalla coppia Rossi-Turigliatto: il primo voterà la finanziaria mentre il secondo abbandonerà l’aula per non fare pesare la sua astensione (che equivarrebbe al no). I senatori a vita daranno il loro contributo: Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro confermano la loro fedeltà a Prodi. Rita Levi Montalcini ha anullato un viaggio negli Usa per non fare mancare il suo sostegno. Si dà per probabile persino l’arrivo di Carlo Azeglio Ciampi, che finora non aveva partecipato alle votazioni sulla Finanziaria. Insomma, gli anziani sono vivi e lottano con noi.

“Qui Marini ci cova”, avranno pensato i senatori della maggioranza. Perchè mai il presidente del Senato si è piegato ala volontà della Cdl? Il punto, fanno notare fonti di maggioranza, è che “si poteva tranquillamente chiudere stasera”, come previsto dal calendario. Un esito di cui era sicura Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori dell’Ulivo, prima delle piroette di Marini. Non pago, il presidente del Senato aggiunge pure che un nuovo rinvio per l’approvazione della manovra diventerebbe “un fatto politico” per il Senato. Intanto le ore passano e la parola “fine” è ancora lontana.

Ma a turbare i sonni prodiani c’è ben altro. Oggi per la prima volta Berlusconi ha ammesso che forse il governo non carà. O meglio: “Imploderà, ma non necessariamente domani”. Un Cavaliere così votato alla cautela non lo si vedeva da mesi. Ed è proprio questo che preoccupa l’Unione. Le minacce e le profezie berlusconiane hanno avuto come unico effetto quello di compattare la maggioranza. Così un minuto prima della sua personale disfatta Silvio ha cambiato versione: “Prodi cadrà. Ma non sulla finanziaria”. E intanto continua a chiamare senatori delusi (e ad alzare le offerte). I boatos raccontano di un inquietante vertice notturno con Dini.

Tutti gli occhi sono puntati su di lui. E lui, Lamberto Dini, ostenta indifferenza. Immaginate la scena. Aula del Senato. Si vota e si discute. L’ex presidente del Consiglio fa il suo trionfale ingresso e prende posto ai banchi del governo insieme al suo fedelissimo Natale D’Amico. Prima però affida una busta al commesso che prontamente la consegna al senatore di Forza Italia Giampiero Cantoni seduto nei banchi della Cdl. Cantoni apre la busta, legge e fa subito una telefonata. Paura e delirio in Aula. La fantasia corre. E la conferma arriva qualche ora dopo, a fine seduta. Dini e Cantoni si appartano in un corridoio vicino all’Aula a parlare fitto-fitto per diversi minuti. A pensare male…

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