Accanimento terapeutico

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E così Prodi mangerà il Panettone. Governa appeso a un filo ma intanto è ancora lì. Ieri la Finanziaria 2008 e il ddl collegato sul welfare hanno incassato l’ultimo e definitivo sì del Senato. Il governo ha utilizzato il ricorso alla fiducia. E i senatori a vita si sono rivelati ancora una volta decisivi.

La maggioranza tiene anche se da più parti è stato invocato un cambio di passo. Su questo punto il premier ha ceduto e a gennaio si troverà alle prese con una verifica dagli esiti incerti. Segnatevi la data: 10 gennaio. Quel giorno i partiti di maggioranza si troveranno attorno ad un tavolo per discutere di riforme, di programma, di tutto. A lamentarsi sono soprattutto i centristi: chiedono qualche poltrona in più (vedi Dini) e garanzie sulla legge elettorale (vedi Mastella).

Il Professore prova a scherzare: “Non vedete come sorrido? Dureremo 60 mesi”. Ma intanto dopo il tour de force in Senato Prodi è costretto a contare le perdite e a contemplare lo stato di pre-crisi del suo governo. Quel che è peggio, d’ora in avanti perfino l’apporto dei senatori a vita potrebbe non essere più sufficiente. Fisichella, Dini, D’Amico, Scalera, Bordon e Manzione hanno messo agli atti che l’esecutivo è arrivato al capolinea e che da gennaio Prodi non avrà più il loro sostegno. Perso per strada anche l’ex rifondarolo Franco Turigliatto. Lui fa “opposizione da sinistra”.  

Berlusconi ci crede. Prodi spera di riuscire a mettere tutti d’accordo, magari ripartendo con un provvedimento a favore dei salari medio-bassi. Sarebbe l’ennesimo miracolo, ma per ora la verifica è un campo minato. E intanto Silvio ieri è uscito allo scoperto e ha ammesso: “Per me va bene pure un governo tecnico di pochi mesi che faccia la legge elettorale”. Poi il Cavaliere (contestato a Roma dai centri sociali con lancio di uova) ha esternato la sua ultima profezia: “Prodi cadrà a gennaio. Ho parlato con Napolitano e anche lui sa che siamo agli sgoccioli”.  

La crisi del governo pare vicina. La svolta potrebbe avvenire con la formazione del nuovo gruppo parlamentare di Dini e gli altri. In questo caso non servirebbe neanche un voto di fiducia. Il Capo dello Stato pensa già al futuro. Nel Palazzo impazza il totonomi sul nuovo premier di un eventuale governo di transizione: salgono le quotazioni di Dini e Amato, scendono quelle di Marini. Uno scenario da brivido. Ma intanto servirebbe ad arrivare all’autunno. A ottobre sarà maturata la pensione dei parlamentari e tutti saranno un po’ più disponibili a tornare alle urne.

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