E qui comando io

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Il punto interrogativo è sempre lo stesso: quanti senatori seguiranno Dini, e se basteranno a far cadere il governo. Forse sì, forse no. Nella cabina di regia dell’Unione, Fisichella è dato per perso. Il pallottoliere del Senato dice 157 pari. Turigliatto recuperabile? Chi lo sa. L’italo-argentino Pallaro? Pronto al cambio di casacca. Manzione è in bilico. Coi due diniani (Scalera e D’Amico) si potrebbe trattare. Da gennaio i senatori a vita potrebbero non essere sufficienti a salvare il governo.

Continuano le minacce di Dini: “Il governo cadrà se non accetterà il nostro programma”. Insomma, l’agenda del Paese adesso la decide lui, oppure si va tutti a casa. Mica male per uno che ha preso sì e no i voti dei suoi familiari. E intanto Prodi promette. A Rifondazione sgravi fiscali per i dipendenti e tassazione delle rendite. Ai centristi meno deficit, meno tasse e più crescita. Sulla legge elettorale il premier difende i partitini (“Mi batterò perché non siano messi fuori gioco”) e fa arrabbiare Veltroni. Atteggiamento ingeneroso, secondo Walter: il suo appoggio al governo è leale, e tale resterà almeno fino a quando Prodi si reggerà sulle gambe.

Il Professore, nella conferenza stampa di fine anno, ha fatto però sapere che “il governissimo non ha i numeri”. Il ragionamento di Prodi è uno schiaffo agli inciucisti: “Abbiamo una cospicua maggioranza alla Camera. Allora, qualsiasi altro governo dovrà avere la fiducia anche della Camera e questa cosa viene abbastanza dimenticata, pregherei di riprenderla in esame…”. Eccolo il Professore di lotta e di governo. Che si rivolge anzitutto a Veltroni: caro Walter, putacaso immaginassi di sostenere (assieme a Berlusconi) un governo istituzionale dopo il mio, sappi che il presidente del Consiglio uscente non lo voterebbe.

Berlusconi, dal canto suo, aspetta. Dopo un colloquio al Quirinale ha affermato che Napolitano sarebbe disponibile ad un governo istituzionale. E il Colle non ha smentito. Poi ha sostenuto di avere un accordo con Veltroni, per cui fatta la nuova legge elettorale si potrebbe andare a votare. E Walter non ha smentito. La dichiarazione è già pronta: “Io l’avevo detto che Prodi sarebbe caduto”. 

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One Response to E qui comando io

  1. steve ha detto:

    Secondo me, sia pure per pochissimo, visto che era il 29 dicembre, ma è proprio Dini. Cosa vuole ?, si può sapere?
    Vergogna!
    ‘Notte

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