Guerre puniche

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Possiamo metterla così: D’Alema ha resistito tre mesi all’ombra di Veltroni. Relegato all’estero (lui fa il ministro) e sempre più isolato all’interno del nuovo scintillante partito, quello democratico. Ed ora eccoci qua: come ai vecchi tempi, Massimo da una parte e Walter dall’altra. La rivalità trentennale torna a galla. E sono mazzate.

La scusa è stata un’intervista di Franceschini, numero due del Pd, a Repubblica. Il vice di Veltroni ha proposto l’adozione del sistema elettorale francese, con doppio turno ed elezione diretta del presidente. La brillante idea ha scatenato un putiferio, sia a destra che a sinistra. D’Alema è andato su tutte le furie: “E’ una novità clamorosa. Ha un effetto devastante sulle riforme, sul centrosinistra e anche sul governo”. In sostanza, il ministro degli Esteri ha accusato l’amico Walter di voler mandare a casa Prodi. La chiusa finale ci restituisce il D’Alema dei tempi migliori: “Domando, con tutto il rispetto, ma siamo impazziti?”

E quando “baffino” attacca usa tutto il suo esercito. Latorre, Violante, Finocchiaro: è un coro di niet alla proposta di Franceschini. Pure Prodi è rimasto di stucco di fronte alla piroetta di Veltroni, che da settimane lavorava a costruire consensi attorno al modello tedesco. E Walter che fa? A sera manda addirittura il fidato Franceschini sul Tg1 per ribadire che un presidente eletto dal popolo non sarebbe affatto male. La verità è che Veltroni vuole il referendum: il modello francese non troverebbe i consensi necessari per diventare legge e la consultazione popolare a quel punto sarebbe inevitabile.

Altri dicono che è stata solo una specie di gaffe di Franceschini. Veltroni non avrebbe nessuna intenzione di puntare sul modello francese, anche se non ha mai nascosto di considerarlo “il più adatto per il nostro Paese”. Insomma, si sarebbe trattato solo di un (primo?) regolamento di conti all’interno del Pd: D’Alema ha voluto cinicamente approfittare di un equivoco per riprendersi uno spazio politico che aveva perso. Il tentativo è di porsi lui come garante di Prodi e i partiti minori. Un dirigente vicino a Veltroni ha liquidato l’uscita di D’Alema come “la furbata di uno che vuole divertirsi un po’”. O forse è la prima mossa di una lunga guerra? Questione di prospettive. Prospettive democratiche.

2 Responses to Guerre puniche

  1. steve ha detto:

    Sempre più triste assistere a questi nostri (?) politici.
    Non aggiungo altro.
    Notte

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