Così muore un italiano (2)

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E adesso che succederà? Prodi si è dimesso, il Senato l’ha scaricato. L’arbitro della crisi diventa Napolitano. L’intenzione del Quirinale è nota: sciogliere le Camere per chiamare gli italiani al voto non prima che sia stata aggiustata la legge elettorale. Ma per cambiarla serve un altro governo, anche se di breve durata. E allora via alle consultazioni.

La prima ipotesi sul tavolo è il voto a primavera. La rivincita è dietro l’angolo, chi ferma più il Cavaliere? Non certo Fini: insieme hanno assistito in tivù all’agonia del governo. Quanto a Casini, lui sì che farebbe l’esecutivo di tregua cui pensa Napolitano. Ma con chi? Il centrosinistra cade a pezzi e il leader dell’Udc – per ora – preferisce starne alla larga. Il vertice del Pd intanto viene messo sul banco degli imputati. Veltroni è nella bufera: il Cavaliere lo ha prima sedotto e poi abbandonato, i fedelissimi di Prodi lo ritengono il primo responsabile della crisi.

Berlusconi e Fini rendono a Prodi l’onore delle armi. Ma l’orgoglio del professore ha avvelenato i pozzi, ha impedito ogni altro tentativo di fare un governo istituzionale per le riforme. I due leader di centrodestra chiederanno a Napolitano elezioni immediate. Ma come andarci? Con la vecchia formula della Casa delle libertà? No di certo. L’ipotesi del Cavaliere è di creare una federazioni di partiti dentro cui assorbire tutti i “moderati”. Anche Mastella che ora si trova in mezzo al guado. Folgorato sulla via di Arcore dalla promessa di trenta parlamentari. Il problema è che il leader dell’Udeur non lo vuole Bossi; Fini ha molti dubbi; e Casini non lo imbarca.

Veltroni vuole evitare le elezioni. Walter ha un nome in testa per l’esecutivo-ponte: Gianni Letta. Ma i prodiani sono contrari. La tribù del “no-voto” ha come riferimento Napolitano e che conta anche personaggi autorevoli come Marini, D’Alema, Rutelli. Il loro schema è semplice: mettere in campo un governo per introdurre il sistema tedesco guidato dal presidente del Senato, Marini. “È l’unica chance che abbiamo – conferma D’Alema – per evitare un voto che potrebbe trasformarsi in una catastrofe”. Gli altri nomi sono noti: Amato, Draghi o Monti. Le consultazioni si annunciano lunghe e approfondite. Sette o dieci giorni almeno. 

A sinistra la notte dei lunghi coltelli pare appena iniziata. “Gli strateghi del Pd”: così Prodi definisce in modo sprezzante Veltroni e i suoi. Parisi parla di un “Pd inciucista”, mettendo in dubbio il fatto che debba essere per forza Veltroni “a candidarsi a premier alle elezioni”. Il sindaco di Roma si difende come può: “Non l’ho fatto mica cadere io ma Mastella”. Ma al Professore non basta: adesso se ne starà in silenzio qualche giorno poi comincerà la sua guerra di logoramento contro Walter. Potrebbe accadere anche di peggio, però. Il timore di Veltroni e dei suoi è che, se si andasse al voto già in primavera, possa nascere una “lista per Prodi”. Un Ulivo versione mignon contro il Partito democratico. Quando glielo hanno raccontato, Berlusconi non la smetteva più di ridere.

2 Responses to Così muore un italiano (2)

  1. antonio ha detto:

    Il governo Prodi è caduto perchè Veltroni ha voluto che cadesse!

  2. Paolo ha detto:

    Così muore un italiano? Così muore l’Italia!

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