Anime fiammeggianti

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I terremoti si sviluppano lenti, poi esplodono. Sotto Veltroni, oggi, c’è un cratere pieno di lava. La campagna di Walter è stata napoleonica. L’ex sindaco di Roma ha preso il possesso del partito con forza: ha sparigliato le carte, ha puntato sulla modernità, sulle riforme, sui nomi laterali ma pesanti. Il professor Pietro Ichino, Matteo Colaninno e Massimo Calearo in testa. La scommessa di Veltroni è ambiziosa: «Il Pd sarà il partito di tutti, dell’operaio e dell’imprenditore».

Il punto, però, è che la rottura dell’equilibrio è drammatica. Meno di un anno fa, all’ultima assise dei Ds, la sinistra era ancora quella- storica- delle scomuniche e degli anatemi. Un partito-chiesa che si è spaccato, ma che ha lasciato molti nostalgici: qualche dalemiano, l’Unità. Poi, c’è stata l’identificazione con l’Unione, quella del «Prodi poeta morente», che la notte delle primarie abbracciava Walter e Rosi Bindi, i due estremi (ideologici e operativi) del partito. Anche quel passato-recentissimo- è stato lasciato alle spalle. Molti simboli di quella stagione sono rimasti fuori dalle liste: Visco, Amato, Caldarola. Nomi importanti, cancellati da un colpo di spugna made in loft.

Ufficio reclami Oggi le fondamenta del Pd sono solide soltanto in apparenza. E, l’esercito degli sconfitti, inizia a reclamare. Arturo Parisi, il più vicino a Romano, ha aperto il fuoco. Martedì sera Calearo aveva usato il linguaggio diretto che lo contraddistingue: «San Clemente Mastella – ha detto – ha fatto bene al Paese perchè ha fermato il governo e adesso c’è un partito come il Pd che ha un programma moderno». La risposta dell’ex ministro della Difesa è stata violenta. Innanzitutto ha messo in discussione la sua candidatura, poi ha affondato: «Non posso che commentare in un solo modo le affermazioni di Calearo: sono gravi e, per me, inaccettabili». La Bindi non ha perso tempo: «Capisco gli interrogativi di Arturo e non voglio e non posso pensare ad una sua rinuncia alla candidatura».

Il sistema W.
Insomma il sistema Walter scricchiola. Il silenzio assenso di D’Alema e Fassino è importante, ma la sensazione è che nel ventre del partito si stia creando una sacca di insoddisfazione, pronta ad esplodere nel caso di una sconfitta troppo pesante ad aprile. Il senatore Larizza, sostituito in extremis da Ceccanti, è un sintomo, uno che- da fuoriuscito- può permettersi di dire quello che pensano in molti: «Perchè ho rinunciato all’elezione sicura? Può darsi che una delle risposte stia proprio nella gestione oligarchica delle liste; può darsi inoltre che le scelte a favore di amiche, amici, portaborse, portaordini, segretarie abbiano imposto un chiarimento». Questo è il punto chiave: la gestione oligarchica, una gestione che permette di amministrare al meglio le vittorie e le rimonte, il giorno della sconfitta si rivelerà un boomerang. Ai piedi dell’entusiasmo del leader- «cominciamo a pensare di farcela»- c’è un branco di lupi, affamati e rabbiosi. Veltroni tira dritto: «La gente è molto ragionevole, e dice basta alla politica dell’io». Infatti Walter, infatti.

Il vicario

One Response to Anime fiammeggianti

  1. MeMorY LosT ha detto:

    boh, io spero solo che un’entità di sinistra, almeno concettualmente nuova, non muoia come al solito dopo le prime elezioni perse, e si ritorni del baratro del personalismo di berlusconi contro una miriade di partitelli e cazzatelle litigiose a sinistra.
    Purtroppo il PD é un progetto pesante, ampio, che richiederà tempo per iniziare a respirare, e camminare. Veltroni si sta muovendo bene, fino ad ora, ma l’equilibrio, come dici tu, é precario.
    Speriamo bene 😀

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