Schiavitù e promesse

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Ha la faccia da bravo ragazzo Gianfranco Fini. Pare una persona seria, un politico Law & Order. Agli italiani piace. Da anni negli indici di gradimento straccia Berlusconi. La storia patria lo ricorderà per aver portato la destra italica al governo. Dall’Msi al Ppe. Roba da brividi, da funamboli della politica. Lui li ha salvati tutti: i nostalgici del ventennio, i fanatici del saluto romano, i cuori neri della prima repubblica.

Cresciuti sotto il genio tutelare di Gianfranco, gli impresentabili hanno guadagnato il loro posto al sole. Gasparri, Matteoli, La Russa, Ronchi, Tremaglia: ai mediocri Fini ha regalato poltrone, ministeri e potere al di là dei loro meriti. Dentro An il dissenso ha sempre avuto due nomi: Storace e Alemanno. Migliaia di voti a Roma e frotte di politici locali iscritti alla loro corrente, la destra sociale. La base di An è sempre stata con loro. Adesso il primo se ne è andato, il secondo è stato spedito come kamikaze contro Rutelli nella corsa per il Campidoglio.

Una vita da mediano. Fini è stato despota dentro An ma eterno secondo nel mondo là fuori. Quattordici anni all’ombra di quel Silvio che millanta di aver fatto uscire i post-fascisti dalle fogne e di poterli “ricacciare giù da un momento all’altro”. L’ultima sottomissione di Fini è stata la più lacerante: sciogliere An e aderire al Pdl. A Berlusconi ha portato in dote una marea di voti e la struttura di un partito radicato sul territorio: le sedi locali, i piccoli dirigenti di provincia, il sottobosco politico che si fa il culo affinché un partito sia qualcosa di più di un brand da vendere all’elettore. Silvio gode: era quello che mancava a Forza Italia.

“Ma ne valeva la pena?”, chiedeva a Fini Nanni Moretti. “Valeva la pena lottare tutta la vita per diventare nemmeno l’unico, ma uno dei tanti signorsì di Berlusconi?”. La risposta è sì. Ne valeva la pena. La strada che partiva da Fiuggi portava dritta dritta ad Arcore. Fini lo sapeva fin dall’inizio però ai suoi non poteva dirlo. Ma oggi la successione non è più solo un sogno. Dopo anni si schiavitù, il delfino di Almirante ha ricevuto da Berlusconi una promessa. O meglio, la promessa. A metà legislatura Fini diventerà premier. Berlusconi farà un passo indietro per candidarsi alla presidenza della Repubblica. La metamorfosi è già in atto in questa campagna elettorale.

Da venditore di sogni, Silvio è diventato il politico che assicura cinque anni di sano buongoverno, ma “niente miracoli”. Il Cav. si fa forza di ciò che aveva sempre ripudiato: l’esperienza politica, maturata negli anni di governo. Insomma, il Caimano non c’è più: nel salotto di Porta a Porta osserviamo solo un simpatico omino di 70 anni che si atteggia da pacato padre della patria. Berlusconi per anni ha pensato ad un possibile successore, ma dentro Forza Italia le risorse umane sono mediocri. Formigoni, Pisanu, Termonti non sono stati giudicati all’altezza. La Brambilla è nata morta. E allora resta solo lui, Fini. Silvio ha promesso, Gianfranco si è fidato. Ha sciolto il terzo partito italiano e si è prostrato al volere del capo. Ma due anni sono lunghi. E il Cavaliere ultimamente si dimentica spesso della parola data. Chiedete a Mastella.


3 Responses to Schiavitù e promesse

  1. ross ha detto:

    “si dimentica spesso della parola data”non direi questo, nel caso specifico. Mastella non è stato deliberatamente ingannato e demolito: è lui stesso che, con una decina di mosse consecutive, tutte sbagliate, nel corso di un paio di settimane o poco più si è suicidato politicamente in maniera così plateale che nemmeno l’ultimo analfabeta italiano un po’ lento di comprendonio sarebbe ruscito ad ignorare e giustificare. Ovvio che il Cav. da buon uomo d’affari, si sia premurato senza troppi scrupoli di sbarazzarsi di uno che gli avrebbe portato in dote solo una perdita sensibile di consensi.
    Per il futuro, quando il cav. deciderà di dire addio alla politica, probabilmente assisteremo ad una diaspora immediata di tutti gli accoliti che adorano il Silvio onnipotente . più o meno come è accaduto per l’udeur, ma in scala ovviamente maggiore. Il Fini resterà con la sua faccia da bravo ragazzo e con i pochi fedeli che sarà riuscito a trattenere accanto a sé. Staremo a vedere.

  2. Beppe ha detto:

    Grande gab, bellissimo.

  3. […] giudizio su Mussolini. Fino allo storico viaggio in Israele. Finalmente Fini raccoglie i frutti. Da Fiuggi al Partito popolare europeo: roba da brividi. E’ stata un’epopea. Ma ne valeva la […]

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