Non è un paese per vecchi

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Ex batterista post-punk, docente all’Università romana di Tor Vergata, motore della Fondazione Italianieuropei, opinionista de La Stampa, editor all’Einaudi e commentatore politico, Romano non nasconde la necessità di una sterzata: “La grande emergenza italiana è la gerontocrazia e l’incapacità di rinnovare le classi dirigenti, le stesse da vent’anni”.

Un anno dallo scioglimento dei Ds. Qual è il tuo bilancio?

Da tempo ero convinto che il rinnovamento della sinistra dovesse passare per una scissione. In Italia c’erano due famiglie politiche, storiche, e in entrambe era presente una componente riformista e una massimalista. Il fatto che queste famiglie si siano separate, fratturate, è un elemento positivo. Ma sono perplesso sul Pd, che mi sembra più una eredità potenziale che un elemento propositivo: è un partito governato dalla stessa generazione politica che ha guidato la sinistra negli ultimi quindici anni. Ma forse era inevitabile, perché questi processi, in un paese conservatore come l’Italia, non si possono fare dall’oggi al domani. Era prevedibile che fosse Veltroni a guidarlo, anche perché Walter è l’unico ad aver conservato una certa incolumità.

Un Veltroni vergine….
E’ uno bravo a farsi considerare vergine: in realtà non lo è per niente, ma, a differenza degli altri, è riuscito a mettersi al riparo. Ha avuto difficoltà ancora più gravi, rispetto a D’Alema e Fassino, però ha saputo trovarsi delle nicchie protettive e sfruttare la sua capacità comunicativa. Anche se queste cose sono impercettibili….A molti italiani Veltroni sta simpatico, poi, se cerchi di scoprire perché, non è chiaro. D’Alema sì, D’Alema sarà sempre terribilmente antipatico, anche se ha un’intelligenza politica maggiore. Se uno guarda gli ultimi anni con l’occhio dello storico, Massimo è stato quello che ha saputo innovare più a fondo la sostanza della politica italiana. Anche se poi è stato sconfitto.

Che cosa gli è mancato?
La volontà di rompere la propria famiglia. Alla fine D’Alema resta un togliattiano, nel metodo politico, uno che ha cercato di rinnovare la società su piani concreti, rompendo i conservatorismi, ma non a colpi di slogan. Però non ha mai voluto spaccare la base, dire la verità a quelli che stavano nel partito. Ha cercato di proseguire la linea ecumenica del Pc. Penso a Napolitano, uno che negli anni sessanta ha cercato di innovare, di riformare. Però, in lui e nei suoi seguaci, non c’è mai stata la forza di dire ai dirigenti: “State sbagliando”.

Però la generazione di Veltroni, questa capacità di rinnovare il vertice, di rompere col passato, l’ha avuta….
Sì, a babbo morto. Se continuavano sulla quella strada era finita. Occhetto, uno dei grandi sconfitti della storia politica italiana, avuto la creatività irresponsabile di rompere, di capire che quell’epoca, l’epoca del Pci, era al capolinea. Però, se parli con quelli della sua generazione, lo dipingono sempre come un “pazzariello”. Occhetto ha avuto dei grandissimi limiti politici, ma la frattura è stata fondamentale. Nella sinistra europea, che il comunismo fosse una gigantesca presa per i fondelli era noto da vent’anni. Solo in Italia ci si illudeva che il comunismo fosse rifondabile. La generazione di Veltroni è arrivata al potere nel 1987, e continuava a crederci. Ci sono dei discorsi straordinari di Folena, era l’aprile dell’89, in cui sostiene che “da est si sente un grande bisogno di comunismo”. No, scusa, cos’è che si sente da est?

Nello stesso anno crolla il muro di Berlino.
E questa gente è costretta a prendere una posizione. Nell’89 la prima repubblica non era ancora stata travolta, D’Alema lo racconta: “Eravamo in un canyon, da un parte gli indiani, dall’altra Craxi che ci voleva fare la pelle”. Così hanno cambiato rotta, aiutati dal consenso reale che, in quegli anni, c’era nel paese.

Quel consenso è sparito?
Purtroppo uno dei risultati di questo quindicennio di occasioni perdute è che quel consenso si è logorato. In Italia, alla fine degli anni ottanta, i partiti di sinistra raggiungevano il quaranta per cento. Oggi, se sommi tutto, mettendoci dentro una parte della Dc, arrivano al trenta. Alla fine, esaurite le passioni, le antipatie, penso che l’Italia abbia avuto la sinistra che si meritava. Parliamo di persone che fino a quarant’anni hanno pensato che il comunismo fosse una cosa buona, riformabile, cresciuta in quel tipo di scuola intellettuale. Non è passato un secolo, ma vent’anni, e adesso quelle idee sembrano fantascienza. Alla fine, D’Alema e gli altri, sono stati dei buoni dirigenti, hanno governato il paese negli anni novanta, ma hanno privato l’Italia di una sinistra moderna, sono riusciti a consegnare per due, quasi tre volte il paese a Berlusconi: una situazione che, vista da uno storico, è singolare.

Quello che Luca Ricolfi chiama il ventennio del Cavaliere….
Sì, proiettiamoci in un futuro neanche troppo lontano. Quando uno studioso analizzerà il nostro paese…beh, emergerà l’insipienza di questi (Veltroni e i suoi “compagni di scuola”). Che poi, è vero, Berlusconi interpreta una parte reale, esistente, di italiani. Ma il fatto che possa avere tre opportunità è una cosa pazzesca.

Quello di aprile sarà un bagno di sangue…

Un bagno di sangue no, perché in Italia i blocchi elettorali sono sempre stati abbastanza fissi.

E’ l’ultima chanche per questa classe dirigente post-comunista?

Io penso che se dopo una sconfitta non passeranno la mano qualcuno li andrà a prendere sotto casa col forcone. Non è possibile. Ho sentito D’Alema parlare di strategie di opposizione, è incredibile.

Massimo ha detto che “l’opposizione ci riesce benissimo”…

E’ stata una battuta infelice. A lui andrà bene fare l’opposizione, ma noi ci ritroviamo Berlusconi per la terza volta…Non sono molto speranzoso sul rinnovamento politico, più che di facciata. Nel caso di una sconfitta anche Veltroni dovrà farsi un esame di coscienza. E’ inconcepibile che pensi di perdere per colpa di Prodi, e di vincere per merito suo.

Perché il partito è cosi poco compatto?
Questo è un partito che nel momento del panico, la primavera scorsa, si è affidato a Veltroni, vedremo con quali risultati. Certo ci sono stati molti sconfitti. Nei Ds Fassino e D’Alema, che tacciono perché non possono dire nulla, perché hanno negoziato la loro via d’uscita personale. E i prodiani, come Parisi, Letta, la Bindi, che sono meno disposti a restare tranquilli. Io non sono contrario ai partiti personali: la leadership conta, ma si misura sui risultati, sull’innovazione. E un leader che perde se ne va.

Il Pd non ha una linea unitaria sulla “questione religiosa”. Nel loft convivono, malamente, Odifreddi e la Binetti.
Sulle questioni bioetiche e religiose un partito non deve perseguire una linea compatta a tutti i costi. In Francia, in Inghilterra, puoi seguire la tua coscienza, ed è giusto. La religione non divide i partiti. Ma in Italia, questi temi, sono al centro di una battaglia politica vera. C’è la Chiesa, un agente politico fortissimo. L’errore di Veltroni è pensare di gestire la questione con un’alleanza col centro cattolico. Sarebbe più sano spingere questi problemi sullo sfondo. L’alchimia tattica del patto coi cattolici ti fa perdere le parti laiche del paese, e non credo che Veltroni riuscirà a venirne a capo.

Correre da soli o no? L’alleanza con Di Pietro è una cosa folle….
Sono molto ostile a Di Pietro. Penso che furbescamente abbia cavalcato i temi del giustizialismo. Allearsi con lui fa parte di un progetto elettorale, ma dove sta il coraggio di Veltroni? Come si fa a correre con Di Pietro, un forcaiolo, uno di destra?

Come uscire dal “familismo amorale” che regola i rapporti nel Pd?
Facendo finire la famiglia, quella famiglia, così particolare, che ha avuto una formazione così forte. E’ come una famiglia che ha affrontato la guerra. Si odiano tutti, ma restano legati. Auguro lunghissima vita a Fassino, Veltroni, D’Alema: ma una fine politica è inevitabile.

Chi può sancirla?
La politica, ancora una volta. Fassino e D’Alema si sono arresi mani e piedi a Veltroni, l’ultimo superstite, che a sua volta ha creato un’altra famiglia, quella romana. Vedremo…magari lo scettro passerà a qualche altra famiglia, più piccola, più ridicola. Prima o poi dovranno uscirne. Ognuno ha diritto ai suoi cari, come diceva Andreotti: “Craxi e suoi cari”, che si portò in Cina un aereo pieno di trecento persone e venne sferzato così dal suo ministro degli Esteri durante un’interrogazione parlamentare.

Quella cattiveria politica è morta….
C’è in D’Alema…che umanamente è molto divertente. Io collaborato con lui e Amato alla fondazione Italianieuropei, è stato un bel periodo.

Come hanno preso il tuo “Compagni di scuola”? Nessuna scomunica?
Credo l’abbiano preso male, ma non ne ho mai parlato né con D’Alema né con Veltroni. A Fassino è piaciuto molto. Sono un po’ permalosi, anche se non è un libro sulla loro vita sessuale, ho svolto un ragionamento politico. Il mestiere di leader di partito è difficile, spesso le critiche fanno molto male.

E il ruolo di Prodi?
Lui è veramente stato sconfitto, e potrebbe mettersi l’anima in pace. Non si può combattere sempre fino a ottant’anni, e forse Romano è stanco. Prodi ha svolto un buon lavoro come presidente del Consiglio, nonostante la forte difficoltà a comunicare e le divisioni della sua coalizione. Il prodismo sopravviverà, ma Prodi le sue soddisfazioni le avute e non credo che vorrà rompere ancora le scatole….

E il centrodestra, come sta?
Il centro destra è aiutato dal fatto che la leadership di Berlusconi è molto forte, non minacciata, ma non ha nessun ricambio. Berlusconi non si è comportato da leader, perché non si è mai preoccupato di pensare al futuro. Anche se vivesse novantacinque anni fra qualche tempo bisognerà rifletterci.

Non è una follia che ci si aggrappi all’anagrafe per parlare di rinnovamento?Sì, è una cosa pazzesca. C’è una frase di Gramsci, molto bella: “Il compito di chi dirige è preparare la successione”, Berlusconi non l’ha mai fatto. Ha promesso di comportarsi come Blair, ma chi è il Gordon Brown di Berlusconi? La Brambilla? E’una signora simpatica, non esattamente un leader politico. Credo che dopo il Cavaliere nel centrodestra si scatenerà una guerra per bande. Già adesso ci sono molte correnti. Penso al gruppo di Tremonti, vicino alla Lega, anti-globalizzazione. C’è l’area liberista….Sarà interessante. Il rischio è che Berlusconi vincendo metterà il problema nel cassetto, pensando al Quirinale. Io scommetto che tra qualche anno avremo il Cavaliere presidente della Repubblica e Veltroni a palazzo Chigi. Io emigro in Canada….

A proposito, perché continuiamo a guardare la politica americana con invidia?
Perché c’è una vitalità incredibile, anche a destra nonostante Bush. Sono un po’ abbacchiato perché a me piace molto Hillary Clinton, e per Obama contro McCain sarà dura, lui ha rinnovato l’immagine dei repubblicani, offre qualcosa di diverso dal bushismo. E’ molto laico e liberale sui temi interni, tostissimo in politica estera.

Tornando alle nostre miserie. Beppe Grillo? Tu sei stato molto duro…
Sono stato severo con lui, non mi entusiasma chi si fa forte di elementi giustizialisti: credo ci sia un fondo di inciviltà nell’augurare la morte dell’avversario, non ho mai pensato che “In galera” fosse uno slogan politico. Grillo continua a fare il suo mestiere, forse ha ragione Ricci, Grillo ci sta prendendo in giro tutti: nella nostra situazione di difficoltà, di debolezza politica, abbiamo discusso molto sulle sue proposte, ma probabilmente questa è una delle sue divagazioni situazioniste…Mi spaventa molto di più chi va in piazza a urlare “vaffanculo”. Anche il v-day del 25 aprile. Che senso ha? Il 25 aprile è una cosa seria. La gente è morta per liberare l’Italia dal nazifascismo, non si può confondere quella data con lo spettacolo di un signore che ha tutto il diritto di farci ridere e incazzare: ma il 25 aprile è una data serissima.

Però in giro c’è una frustrazione incredibile.
Ma c’è sempre stata! Bisogna stare attenti nell’uso di internet. Internet non è la verità. Utilizzare la rete con intelligenza è diverso dall’aprire un blog per urlare parolacce, come pazzi che sbraitano fuori dalla finestra. E’ un po’ come il meccanismo che scatta quando giudici: coi finestrini chiusi, puoi dire quello che vuoi e nessuno ti sente. Sul web emergono tante piccole irresponsabilità che creano un gigantesco rumore di fondo.

Perché c’è questo mito del “Beppe cantagliele”, del Travaglio come idolo?
Perché l’Italia è un paese a sfondo qualunquista, e perché la politica fa schifo. Lo sport preferito degli italiani è la lamentela: in questo periodo fenomeni come Grillo e Travaglio, anche se non lasciano nulla, hanno molto spazio. Loro si limitano a fare bene il loro mestiere di mestieranti, ma non bisogna prenderli troppo sul serio. La grande discussione sui contenuti di Grillo non si regge in piedi, in realtà quella discussione, non la vuole nemmeno lui…

Per gentile concessione del mensile
Il Mucchio

Il vicario

8 Responses to Non è un paese per vecchi

  1. Umby ha detto:

    Mah,
    mi auguro che sia davvero convinto delle Sue Idee, mi farei uccidere per fargliele dire, ma per me sono solo un mucchio di str…te .
    Questi loda un tipo che viene candidato leader di partito da una classe politica decotta e impresentabile a primarie …bulgare…, dove le percentuali di vittoria e il nome del vincente si sapevano il giorno stesso dell’annuncio delle stesse… .
    Senza togliere nulla alle singole persone candidate alle prossime elezioni in questo stesso partito, come fa un metalmeccanico a votare per un tizio che nega l’ora di assemblea nel contratto nazionale per parlare di sicurezza del lavoro (!) e che in passato ha delocalizzato in Slovacchia facendo perdere posti di lavoro in Italia!
    Come fa un ragazzo/a precario/a che non può permettersi di andare in banca per aprire un mutuo per farsi una casa (tanto non glielo concedono) e/o a metter su famiglia a votare per un partito dove nella classe dirigente c’è chi loda la legge 30 Maroni (non Biagi come vorrebbero far credere!) che ha provocato ancora più danni delle leggi Treu e del patto del ’93 di Amato (SÌ la rovina di questo Paese viene da lì).
    Un governo (quello uscente) che ha cercato e in parte ottenuto che la liquidazione non andasse al legittimo proprietario della stessa (che ha TUTTI i diritti di usarla come gli pare) ma a un fondo pensionistico in mano a banche e assicurazioni (ti credo che queste poi fanno utili record) per la previdenza integrativa con l’opzione che vi puoi aderire quando vuoi, ma non puoi dopo più tirarti indietro.
    Come si fa dico a legittimare una classe politica (quindi TUTTI i partiti) che parlano e impongono una NeoLingua di Orwelliana memoria anche attraverso i sussidi all’editoria e al giornalismo compiacente e politicizzato, dove ogni singola parola, inflessione e punteggiatura hanno un significato e immediatamente anche l’opposto?
    Per carità Internet, i Blog, le mailing list, hanno certo i loro difetti, ma certamente lì è l’unico posto dove la gente comune può farsi sentire, e non nei salotti buoni delle fondazioni parapolitiche o nei partiti politici (oramai quasi delle srl) ed è proprio per questo che l’intera classe politica (dx e sx) cercano con ogni modo di zittire le Voci Scomode, non importa che esse si chiamino Grillo, Travaglio o un blogger qualsiasi: pensando male forse è anche per questo che la diffusione di Internet in Italia è così bassa rispetto agli altri paesi europei e i mass media tradizionali non perdono occasione per denigrare questo fantastico mezzo di Informazione!

    ma se questo uscente era un governo di centrosinistra, quello dell’ex sindaco di Roma cosa sarà?

  2. Beppe ha detto:

    Umby, sai che io non ho capito granchè, del tuo intervento. Mi sembra che Andrea sia molto sferzante con i vertici del Pd, e che le sue critiche, circostanziate e storicizzate, siano azzeccate e molto forti. Certo, se ci si aspetta solo sempre di sentire sparare ad alzo zero ok, non è la persona da intervistare. Ma non capisco- e ti prego di spiegarmelo- che cosa c’entri la libertà di informazione.
    Ciao!

  3. Beppe ha detto:

    Ancora una cosa (detta da uno di sinistra, venticinquenne e precario). Se non ci fosse la possibilità di fare contratti flessibili, la disoccupazione in Italia sarebbe al 10 per cento (su tutta la popolazione). Dunque immagina che strage fra i giovani. Ben venga, nel Pd, gente che ha buone idee per risolvere il problema (Ichino, Boeri etc.).
    Ancora ciao,
    Giuseppe

  4. forestiero ha detto:

    analisi senz’altro interessante e decisamente non di parte. Manca solo una cosa: chi vive all’interno del sistema per quanto obiettivo ed acuto finisce per perderne di vista alcuni aspetti che diventano per lui “normali”.
    Lo schifo e la amoralità delle classi dirigenti di questo paese toccano vette altissime, il consenso (anche elettorale) fino ad ora non è mancato ma nel momento in cui bisogna stringere la cinghia non si può pensare al popolo bue che accetta tutto e tutti. Tutto e tutti della sua parte politica ovviamente.

  5. Umby ha detto:

    Il mio post può essere un po’ ostico da leggere, cercherò di spiegarmi meglio.
    dal 1993 a oggi, coi patti di moderazione salariale la ridistribuzione della ricchezza salariale si è spostata sempre più verso le imprese e sempre meno verso i salari che così si sono impoveriti. Tutte le politiche economiche (di dx e di sx) si sono concentrate sulla riduzione del costo del lavoro invece di concentrarsi sul bacino economico per eccellenza che è il mercato interno: quindi chi non ha abbastanza denaro da spendere ovviamente non spende e chi ne ha da spendere è sempre più una ristretta minoranza insufficiente per mantenere i consumi interni. I grandi gruppi industriali in Italia sono stati distrutti da classi politiche clientelari e asservite ai gruppi di potere: la Fiat l’avremmo comprata almeno 3 volte con incentivi, casse integrazioni etc.; la famiglia Agnelli si spartiva gli utili e collettivizzava le perdite! la SIP (creata con soldi pubblici dopo la nazionalizzazione delle “Società Idroelettriche Piemontesi”) dismessa da un governo di centrosinistra con un dubbio piano di privatizzazioni regalando l’infrastruttura portante di comunicazione del paese a una SpA che ha saputo solo disperdere il patrimonio acquisito a credito tagliando posti di lavoro, esternalizzando e svendendo il possibile senza arricchire il paese, ma distruggendo un patrimonio di professionalità e di competenza. L’Enel stessa sorte: un’infrastruttura gemella alla prima che è stata privatizzata a spese di chi con le tasse l’aveva fatta crescere a livello d’eccellenza. O l’Olivetti: negli anni ’70/’80 era all’eccellenza (l’Olivetti M24 era un clone dell’IBM AT con caratteristiche grafiche superiori all’originale) o l’intero comparto chimico italiano: tutte realtà distrutte per inseguire “l’alta finanza” , il dio denaro facile che ci ha regalato soltanto un immenso debito pubblico e solo microaziende che a malapena sopravvivono e che si accollano quasi tutto il tessuto produttivo italiano!
    la colpa di questo gran casino è di chi ha permesso che tutto questo accadesse: una classe politica che è sopravvissuta a sé stessa, non importa che si chiami Veltroni o de Mita o Berlusconi o Amato: le persone sono sempre le stesse! non importa che un partito o una classe dirigente cambi nome: puzza allo stesso modo!
    Ovviamente per stare in piedi questa classe politica ha bisogno di un grandissimo sistema clientelare che ha ancora di più indebitato il Paese: e quindi ecco nascere i problemi sulle pensioni e l’assistenza sanitaria e lo stato sociale… e ecco successivi i rimedi di pulcinella: tagli tagli tagli!
    Il venticinquenne di sopra non me ne voglia: chi ha introdotto la flessibilità selvaggia (Amato, Treu, Maroni) l’ha fatto con spirito di mantenimento di questo status quo. Invece di pensare a innovazione, ricerca e sviluppo si è puntato a svendere lo svendibile, distruggere un tessuto industriale che creava Vere opportunità di lavoro ai giovani come lui, svilire uno stato sociale che garantiva un’uscita dal mondo del lavoro dignitosa a chi andava in pensione!
    Adesso invece? lavoro precario sotto pagato e ricattabile, stato sociale che non funziona, sanità pubblica governata dal sistema politico/clientelare invece che dal sistema meritocratico e una classe politica che imperterrita loda la legge 30 Maroni e le privatizzazioni, che vuole più libertà di licenziamento, che punta a smantellare ancora di più lo stato sociale (che non è solo pensioni, ma anche asili nido, assistenza agli handicappati …)! I programmi elettorali sono sempre uguali e le promesse sempre le stesse: tante chiacchiere e distintivo! se il governo uscente e la sua classe dirigente facevano quello che la gente chiedeva a dispetto dei Dini o dei Mastella di turno sicuramente sarebbe caduto prima, ma avrebbe avuto un consenso che l’avrebbe riportato con le dovute correzioni al governo del paese senza problemi: adesso invece avremo quasi sicuramente una destra con ancora il geriatrico Berlusconi, Dini il transfuga, il famigerato Maroni, il finto secessionista Bossi: bella compagnia!
    e nei DS cambiano i nomi, le facce sono comunque le stesse di chi ha inseguito il centro moderato (vero responsabile del disastro italiano) e che da esso è stato tradito e i suoi candidati sono lì a testimoniare l’aspirazione centrista!
    Oramai ho più di quarant’anni, lavoro da quando ne avevo solo quattordici e sono un libero professionista, ma ho due figli in età scolare e non voglio vederli con una laurea e lavorare in un call center: appena posso con molta sofferenza me ne andrò dall’Italia piangendo, ma con la volontà di dare ai miei figli una speranza migliore!

  6. Umby ha detto:

    Aggiungo per Beppe sulla libertà di informazione:

    Tutte le voci apertamente critiche a questo o a quel governo sono automaticamente zittite: il consenso nel limitare la libertà di informazione (diritto riconosciuto nella Costituzione (Art.21)) è bipartisan: questo diritto è costantemente a rischio, non ultimo il tentativo di vietare le intercettazioni (quando i magistrati hanno l’obbligatorietà dell’azione penale che prevede anche l’uso delle intercettazioni) con una legge ideata da Mastella o il goffo tentativo del segretario di Prodi di bloccare i bloggers con la legge “Levi – Prodi” (cfr. il Times del 25 ott 2007)
    e lo stesso aveva fatto il precedente governo con il famoso “editto bulgaro” prima e con la Gasparri poi. Rete4 continua a occupare abusivamente (nonostante sentenze della Corte Europea (4000 € di multa al giorno!) e della Corte Costituzionale) e Gentiloni proroga lo status quo al 2012 con dl. La carta stampata non sta meglio: attraverso meccanismi clientelari e leggine ad hoc i giornali italiani sono finanziati dalla collettività, anche qui in conflitto con le leggi europee che vietano gli aiuti di stato a privati: il tanto liberista Sole 24 Ore con gli incentivi statali sulla carta, le spedizioni (6 centesimi a copia invece di 11) costa alla collettività 19 milioni di € l’anno! e lo stesso mi dice tutti i giorni che lo Stato deve ridurre gli sprechi, tagliare le pensioni …
    in totale 460 milioni di € all’anno che vanno a finanziare stampa e organi di partito e giornali schierati politicamente! ovvio che chi ci scrive non parla male di chi l’ha messo lì! Invece le voci libere che scrivono su Internet, nei blog e che denunciano, fanno vera informazione sono sempre temute e si cerca sempre di zittirle. Come in Birmania o in Cina.
    se poi non non sono stato abbastanza esaustivo Freedom House ha classificato L’Italia al 79° posto nel mondo come libertà di stampa, unico e ultimo dei paesi europei:
    e nei proclami elettorali di questi giorni non vedo niente che rimedi a questa mancanza!!!

  7. Beppe ha detto:

    Ciao Umby, grazie mille: è un piacere discutere (anche se solo online) con te.
    Sono completamente d’accordo con te su molte cose, soprattutto sui troppi interventi statali nell’economia e sui conseguenti disastri,pagati ovviamente dai contribuenti. E la cosa spaventosa è che il centrodestra (penso a Tremonti) è più statalista dela sinistra: una cosa incredibile. Però sai, io credo che in Italia (paese di clientele, lobby e corporazioni) una destra ultraliberale, Tacheriana, che non interviene nelle questioni economiche, non sia proprio possibile (per fortuna!). Come dici tu: troppe amicizie e clientele. Il lavoro precario ci spaventa tutti: e infatti mi sembra che la proposta di alcuni esponenti del Pd (contratto a tempo indeterminato per tutti, in cambio della perdita di qualche tutela) sia una buona proposta.

    Non sono d’accordo, invece, sulla “censura”. Sentire che qualcuno considera censurato uno come Travaglio (che scrive su tre giornali, va in prima serata su Rai Due, sforna un paio di libri all’anno e ripete sempre le stesse cose) mi fa ridere.
    Grazie per il bello scambio di opinioni,
    Giuseppe

  8. ross ha detto:

    Dal profondo della mia ignoranza ma consapevole del mio diritto ad esprimere il mio puntodi vista, mi sento di esprimere la mia concordanza di idee con Umby e di dissentire con la bocciatura di Grillo e Travaglio. Grillo è un comico che, vista la decadenza della classe politica e , non dimentichiamocelo, essendo stato colpito con l’esclusione dai programmi televisivi, si è messo a fare satira sul panorama politico italiano. Bisogna riconoscere che gli spunti sono anche troppi: il nostro Parlamento sembra più un teatro di avanspettacolo che un luogo dove si decide delle sorti del Paese. Visto il successo ottenuto, si è spinto più in là: ci fosse stato un gruppo, anche sparuto, di politici seri e ben organizzati, il popolo del vaffa sarebbe stato ben contento di aderire ad un movimento che veramente esprimesse il disagio ed il dissenso per una classe politica veramente disdicevole. Invece niente, solo Grillo ha fatto sentire, a torto o a ragione, la sua voce. Sul mestiere di Travaglio, direi che quella del giornalismo è una professione, e Travaglio sa esercitarla meglio di molti altri. Non mi sembra che commetta gravi errori di gammatica o di sintassi, almeno non più della maggioranza dei giornalisti che scrivono sulle maggiori testate; riferisce su fatti documentati e questo sembra sia dovere di ognuno che pratica quel “mestiere” e, dulcis in fundo, non è partigiano. Mi risulta che, in caso di errore, abbia pagato di tasca sua, visto che non è protetto da nessun potere forte. Certo che si ripete spesso, ma mi sembra che anche i soggetti colpiti reiterino spesso le loro malefatte.
    ross

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