L’alfabeto del voto/1

A come Alitalia – L’ultimo colpo di genio del Cav. Ma anche Veltroni: “Fosse esistita una cordata sarebbe stata importante, ma invece è stata annunciata e non c’è”. Epifani prima lotta e poi si pente: “Contrordine compagni, diamola ai francesi”.

B come Boselli – “Gesù Cristo è stato il primo socialista”, dice Boselli. Messo in croce, e perfettamente a suo agio fra i ladroni.

C come Calearo – “La riforma Fioroni? Non ne so nulla, ma la Moratti fece un buon lavoro. San Mastella. Lo statuto dei lavoratori va stravolto completamente”. Bufera, gelo. E il falco ammette: “Sono stato un pollo”.

C (bis) come Camerata Ciarrapico – Silvio lo candida: “Non conterà niente. Ci servono i suoi giornali”. Il Principe Caracciolo lo assolve: “Il Ciarra fascista? Solo quando era un bambino”. Forse ha ragione Storace: “E’ Aldo Fabrizi reincarnato”.

D come Di Pietro – La laurea misteriosa, i 26 esami in 31 mesi. L’ombra dei Servizi. Berlusconi: “Mi fa orrore, ma non perché è brutto e sbaglia i congiuntivi”.

E come Estero – Il voto degli italiani sparsi per il mondo. L’impresentabile per eccellenza? Andre Verde, candidato del Pdl per la ripartizione europa. Un passato nell’hard e un futuro in Parlamento. Lui tira dritto: “Vengo dal porno ma ho valori cristiani”.

F come Franti – Quello che, nel libro Cuore, “ride quando il re è morto”. Il cattivo della campagna è, al solito, Massimo D’Alema. “Ciarrapico? Ha candidato più fascisti Berlusconi che Storace”. Ma anche qualche carezza a Walter: “Lo slogan “Si può fare” è moscio”.

F (bis) come Ferrara – Aborto no, anzi sì, meglio forse, domani chissà. Alzi la mano chi ha capito che cosa vuole davvero l’Elefantino? Ma la baby-veltroncina Marianna Madia apprezza: “E’ un segnale verso la riumanizzazione della vita disumanizzata”.

G come Giorgione – Napolitano, s’intende. “I toni della campagna elettorale restino pacati”, “esiste un divario tra Nord e Sud”, “servono scelte condivise”. Banale e noioso. Ma quando proferisce verbo, sempre monito è.

G (bis) come Grillo – Beppe il vate d’Italia. Paladino dei delusi, idolo dei frustrati, simbolo del malcontento nazionale. Possiede la ricetta della felicità assoluta.

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Dalla H di Hamas alla P di Prodi

Dalla Q di Quorum alla Z, l’orgia del potere

One Response to L’alfabeto del voto/1

  1. ross ha detto:

    D come Di Pietro e la sua laurea. Non è una cosa impossibile. Considerando che aveva a disposizione tre sessioni di esami all’anno, è una media di tre esami a sessione , più due sessioni con quattro, ci rientriamo, La cosa è possibile se chi studia è adulto e desidera fare un salto di qualità, tralasciando ogni svago ed ogni altro interesse “frivolo”. Peccato che non abbia sostenuto anche un esame sull uso dei congiuntivi, questo sì. Dovendo però scegliere tra lui e il cav, scelgo lui.
    ross

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