Ballo di famiglia

I “pargoli” di Cossiga e Colaninno, la moglie di Bassolino e la ex di Paolo Berlusconi. La storia di Barbara Pollastrini. Le storture della legge elettorale. I moralismi smascherati. Il nepotismo, la cooptazione. La casta che sfila, ossequiosa, di fronte ai big. Il Pd che promuove i portaborse, gregari dalle borracce riempite di veleno. “Onorevoli figli di” (Rinascita edizioni) è il ritratto fedele del parlamento italiano, la casa delle vacanze delle famiglie più potenti del Paese. Danilo Chirico e Raffaele Luppoli sono i giornalisti che hanno sfogliato l’albero genealogico della politica italiana.

Mi piacerebbe sapere come è nata l’idea di questo libro, e come si è sviluppata.
Un po’ per caso. Probabilmente è nata su skype, commentando l’’nnesima candidatura spot del Partito democratico. Quella di Matteo Colaninno (nella foto in alto), un giovane che s’è fatto da solo.

Avete avuto difficoltà nella pubblicazione?
No, Rinascita ha subito voluto fare il libro. Semmai il problema è andare in libreria: la distribuzione per le piccole case non è mai un granché. E questo nonostante arrivino richieste e sollecitazioni da più parti per leggere il nostro libro.

Entriamo nel merito. Dice Luca Montezemolo: “Non possiamo avere un Paese che, quando andiamo a vedere le liste elettorali, sono tutti figli di”. Però- e il vostro libro su questo è molto chiaro- il capitalismo italiano non fa niente perché si spezzi questa catena. E’ così? Perché non c’è un motore per il rinnovamento?
Nel libro c’è questa frase di Montezemolo. E c’è anche la storia di Matteo Colaninno. Purtroppo gli industriali italiani, come molti altri, guardano sempre altrove quando ci sono problemi da affrontare e risolvere. Anche sulla sicurezza sul posto di lavoro, che è un’altra emergenza nazionale, Montezemolo e soci hanno fatto così.

Il fenomeno della cooptazione, in politica, è bipartisan. Ma- all’ultimo giro di giostra- è stata soprattutto la sinistra a pagare. Come ve lo spiegate?
Forza Italia è un partito nato sulle conoscenze dirette del Cavaliere. E così nel Pdl anche questa volta ci sono parenti, amici, compagni di scuola, segretari, persino fisioterapisti e medici personali che sono diretta emanazione dell’attuale presidente del consiglio. Il numero è impressionante, le modalità di selezione le conoscevamo e non ci stupiscono. Sorprende, in senso negativo, il numero di figli, parenti, segretari e portaborse che ci sono nel Pd e anche nell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro che fa il moralizzatore ma troppo spesso guarda lontano da sé. Basta sfogliare le liste per rendersi conto che la militanza nei partiti, anche in quelli eredi di storie importanti come la Dc o il Pci, è stata sostituita dalla fedeltà al capo.

Ci sono “figli di” su cui si può scherzare (Madia, Stefani Craxi) e altri intoccabili. Perché?
Perché probabilmente tutto fa parte del sistema e il sistema è regolato dai rapporti di forza. E questo vale anche per i mezzi di informazione. Si gioca con la povera Marianna Madia, che pure è figlia-amica-collaboratrice di, forse per non concentrare l’attenzione sul fatto per esempio che, come ha detto Caldarola a proposito di Dario Franceschini, “tre ne aveva da sistemare e tre ne ha sistemati”. I tre sono i suoi portavoce.

Una delle cose più eclatanti è la rete di relazioni, non solo familistiche, che blocca l’Italia. Da decenni, nonostante le posizioni cambino anche velocemente, le facce sono quelle. Penso a Barbara Pollastrini. Avete voglia di raccontare un po’ ai nostri lettori il suo percorso?
Raccontiamo anche la storia di Barbara Pollastrini nel nostro libro, una storia interessante e istruttiva. Sotto molti punti di vista, nel bene e nel male. Ma il problema non è dei singoli, è del sistema politico a democrazia ridotta che s’è determinato. Questo libro non esprime giudizi su chi è stato eletto, semmai pone interrogativi su chi ha voluto questo sistema di voto e su chi ha compilato le liste. E’ vero che ci sono le liste bloccate, ed è un problema, ma è vero anche che si sarebbero potute valorizzare esperienze importanti, vere, reali. E non quelle a uso e consumo della comunicazione.

Su questo blog sono stati ospiti figli di assolutamente competenti. Chi salvate fra i migliaia di “famigliari” italiani? Chi brilla?
Abbiamo molta stima sia di Claudio Fava che di Nando Dalla Chiesa che ci ha anche regalato in un’intervista che pubblichiamo nel libro una interessante testimonianza sul sistema politico e partitico italiano. Da dentro. Non ne è venuto fuori un bel ritratto.

C’è una sensazione, soprattutto fra i giovani, spaventosa. Non solo che si impossibile far valere merito e talento. Ma, soprattutto, che chi non è “nella rete dei figli di” non esista, non abbia proprio una rappresentanza. E’ corretto? Anche voi avete questa impressione?
Tutte le statistiche ci raccontano di giovani che si sentono senza futuro e senza prospettive. E ci dicono che i ragazzi italiani sono i più tristi d’Europa e quelli con le peggiori possibilità. Non è un caso.

Mi raccontava qualche giorno fa Alessandro Rimassa, autore di “Generazione 1000 euro”: “La generazione dei trentenni è stata tradita dalla politica”. Siete d’accordo?
Non c’è assolutamente dubbio. La politica è poco credibile e racconta e rappresenta un’Italia che non esiste. Basta pensare alla precarietà del lavoro e delle vite, alle precarietà esistenziali a cui sono condannati i giovani da una classe politica che non s’accorge di quello che succede. E detto più banalmente basta leggere quanto è autoreferenziale il dibattito che c’è sui giornali ogni giorno.

Nell’Italia a crescita zero, quando conta il fattore “figli di”? E’ possibile che il Paese non corra proprio perché bloccato ai blocchi di partenza?
Il Paese è bloccato anche e soprattutto perché non offre le giuste possibilità alle energie, intelligenze, professionalità, creatività migliori. E’ una cosa molto preoccupante, è una colpa diffusa in una classe dirigente che pensa ad autoconservarsi piuttosto che al bene del Paese. Come dicono i professori universitari intervistati nel nostro libro, i criteri che hanno scalzato merito e pari opportunità per tutti sono i legami di fedeltà, di appartenenza e di dipendenza. Non è una buona notizia. Per i giovani e per il Paese.

 Per informazioni clicca qui.

Il vicario

2 Responses to Ballo di famiglia

  1. Gab Mar ha detto:

    Interessante intervista.

    Però la faccenda può essere ribaltata:
    Forse è la generazione dei 20enni/30enni di oggi che ha tradito la politica. Le menti brillanti di questo Paese scelgono altre vie.

    La partecipazione cantata da Gaber non esiste più.

    Prendiamo il problema della precarietà: che cosa hanno fatto i giovani? In Francia per una proposta di legge molto più soft della legge Biagi è scoppiata una mezza rivoluzione. Qui da noi è calma piatta…

  2. pornopolitica ha detto:

    Gab: facciamo la rivoluzione! Oggi in pausa caffè ne parliamo

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