Quelli che Mussolini è dentro di noi

15 settembre 2008

Il problema è che, nonostante tutto, Gianluca Iannone ha una faccia da buono. Corpulento, massiccio, pelato e con la barba. E fascista. Cravatta, tatuaggi e croce celtica. Sembra un po’ un mormone in camicia nera e un po’ un mullah con tendenze neosquadriste. Nell’universo dei centri sociali di estrema destra è uno che conta parecchio. Il capo incontrastato, dicono alcuni. Di certo c’è che Iannone ha 35 anni e una discreta serie di vite parallele: leader politico, cantante degli Zetazeroalfa, giornalista pubblicista, regista, scrittore, ex sergente, marito e padre, comunicatore, direttore del mensile “Occidentale” e di “Radio bandiera nera”, portavoce di Casa Pound e simbolo delle occupazioni nere. Lo abbiamo intervistato.

Iannone, lei è un fascista?
Mi ritengo un fascista del terzo millennio.

Che cosa fa nella vita?
Il libraio.

E’ ricco?
No.

Casa Pound è un covo di fascisti-neosquadristi?
Covo mi sà di un posto buio, umido, nascosto. Casa Pound è una fabbrica di idee , un magazzino di sogni, un posto di uomini e donne liberi, differenziati e non conformi. E’ la nostra Alcazar. Casa Pound è un’idea e come è noto le idee rispecchiano la luce. Casa Pound agisce alla luce del sole, perchè è circondata dal mare del nostro credo.

Tra colleghi vi chiamate “camerata”?
Tra colleghi? Mica siamo stipendiati! Per noi l’amicizia ha un valore diverso rispetto a quello comune. Per noi un amico vero è un camerata. Camerata, che vuol dire fratello nella battaglia, è un termine serio.

Perché girate con i Ray-Ban anche di notte?
Per individuare meglio gli idioti che poi ci fanno questa domanda.

Individuato, allora funzionano veramente. Ha partecipato anche lei all’assalto alla “bolla” del Grande Fratello 8?
Sono stato tra gli ideatori e ovviamente ero presente.

Lazio o Roma?
Roma. Ovviamente.

Ovviamente?
Fu fondata nel 1927 per volontà di sua eccellenza Benito Mussolini.

Capisco. Senta: Mario Balottelli è un calciatore italiano di origine ghanese. Quindi è nero. Pochi giorni vestito la maglia della Nazionale Under 21. La cosa la disturba?
Non mi disturba. Credo semplicemente che sia una cosa ridicola.

Si è mai fatto una canna?
Non mi pare.

Lo interpreto come un sì. E la cocaina?
Assolutamente no.

Passiamo alla politica. Alle ultime elezioni era candidato per La Destra. Come è andata?
E’ andata benissimo, non mi hanno eletto.

Che differenza c’è tra Fiamma Tricolore e Forza Nuova?
Non mi interessa.

Peccato, a noi sì. Perché è stato espulso dalla Fiamma Tricolore?
Perchè chiedevo quello che tutti volevano, ovvero il congresso, e perchè volevamo un partito serio d’opposizione nazionale contro i due blocchi.

Nel comunicato ufficiale la accusarono di aver “operato in termini antistatutari”. Che vuol dire?
Abbiamo occupato in modo simbolico la segreteria nazionale per chiedere il congresso visto che c’era un muro di gomma permanente che non permetteva l’attuazione dello stesso.

Chi è Gianfranco Fini?
Un arrampicatore sociale dal cinismo cosmico.

E Gianni Alemanno?
Quello che ha preso a calci nel culo Rutelli e la mafia della sinistra buttandoli fuori dal comune di Roma.

Francesco Storace e Buontempo?
No comment.

Il sindaco di Roma sostiene che Fini sbaglia a definire il fascimo “male assoluto”. La Russa litiga con Napolitano sui morti di Salò. Che ne dice?
Dico che dopo 60 anni ancora non è possibile riconoscere l’indubbio valore storico, culturale e politico del fascismo, le sue grandi opere le sue importanti conquiste e la sua giustizia sociale. Troppi interessi, troppo miopismo troppe trame ancora in piedi. Povera patria.

Avete rapporti politici con Alessandra Mussolini?
No. A noi la signora Floriani non c’ha mai visto neanche in cartolina.

Che cosa pensa di Berlusconi?
Mi sta simpatico.

Su YouTube ho trovato due interviste: nella prima lei definisce Daniela Santanchè una “combattente” e la ricopre di elogi. Nella seconda (qualche mese dopo) sostiene che “è un incubo, simbolo di una politica decadente”. Alla fine è riuscito a mettersi d’accordo con se stesso?
Mettermi d’accordo con me stesso? E perchè mai? E’ bello avere un kaos danzante dentro di sè…

Qual è il miglior ministro del governo Berlusconi?
Giulio Tremonti.

E il peggiore?
La Gelmini

A sinistra le fanno tutti schifo?
Assolutamente no. Ammiro molte intelligenze a sinistra, uno dei miei eroi è Nicola Bombacci che era comunista e camicia nera e fu assassinato a piazzale Loreto insieme agli altri. Diciamo che solo chi sventola la bandiera dell’antifascismo provoca in me un profondo disgusto. L’ignoranza è una brutta bestia.

I suoi riferimenti culturali sono sempre Evola, Marinetti, D’Annunzio e allegra compagnia?
Certo. Allegrissima compagnia.

Lei è antisemita?
Mai stato.

Nel libro “La fiamma e la celtica” di Nicola Rao lei sostiene che “Al Quaeda e Bin Laden sono un bluff”. Crede in un Grande Complotto Mondiale Sionista Massone e magari pure Omosessuale?
Ma questa è un’intervista politica o nouvelle cabaret?

Nouvelle cabaret.
Vede, mi è stato insegnato ad avere l’abitudine a chiedere, a cercare a non dare mai nulla per scontato. Esistono filmati su filmati, analisi fatte da esperti del settore e testimonianze che dicono che gli aerei non erano aerei ma missili. Che nessun aereo precipitò sul pentagono. Che i palazzi furono acquistati poco prima e assicurati contro atti terroristici. Che gli attentatori non sono mai esistiti. Adesso un uomo libero ha il diritto o no di chiedere la verità?

E dunque?
Io non sò chi sia stato a provocare la tragedia dell’11 settembre, non sono un investigatore privato o un uomo della Cia. Quello che sò è che intere nazioni sono state bombardate a tappeto subito dopo facendo ben più morti e riducendo in schiavitù migliaia di uomini e donne per oleodotti, petrolio e potere. E questo a me non piace.

Meglio Obama o McCain?
Due facce dello stesso dollaro.

Le camere a gas sono esistite?
Sì. Come sono esistiti i bombardamenti a tappeto, a guerra finita, sulla popolazione civile a Dresda e su tante altre centinaia di città, come è esistito lo sterminio sistematico degli indiani d’America, degli armeni, dei tibetani, dei curdi o dei karen. Come è esistita la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. Come è esistita una guerra di 12 anni in Afghanistan.

Hitler era uno statista?
Era un rivoluzionario.

Nel suo mondo ideale sono contemplate le libertà individuali?
Se intendiamo il riconoscimento di una coppia gay, sono favorevole, non vedo dove sia il problema. Ma se, ad esempio, intendiamo l’adozione di bambini da parte di una coppia gay sono fortemente contrario.

In rete ho trovato una sua dichiarazione: “Rimuoviamo un falso storico: l’Italia non è stata liberata dalla Resistenza”. Stava scherzando o era ubriaco?
Ora non ricordo se ero lucido o ubriaco. Vede, i romani, che non sbagliavano mai, dicevano “in vino veritas”, nel vino c’è la verità. In questo momento – ad esempio – sono lucido e sottoscrivo quella frase che dissi, bevendo potrei anche andare oltre.

Ad esempio?
Potrei magari dire che la “liberazione” avvenne grazie al benefattore Lucky Luciano o potrei parlare dell'”atto eroico” della bomba di via Rasella. Potrei narrare storie raccapriccianti -purtroppo accadute- dove gente di malaffare per 30 denari, durante la notte -violando il coprifuoco- accendeva le luci della propria abitazione per far vedere ai bombardieri “alleati” la posizione del proprio paese in modo da bombardare con più tranquillità. Potrei parlare delle morti avvenute dopo la guerra per arraffarsi un pezzo di terra confinante. Potrei raccontare a memoria libri come “La Pelle” di Curzio Malaparte.

Non credo che i lettori si entusiasmerebbero
Potrei, preso dai fumi dell’alcool, parlarle per ore di chi erano i resistenti, e di quello che successe a Porzus o a Trieste, e potrei anche fare dei paragoni con la storia ancora più recente portando sullo stesso livello la vostra gloriosa resistenza a quella dell’Uck nel Kossovo. Ma adesso sono lucido e non ne ho voglia. E poi non vorrei rovinarle il sonno o l’appetito.

Non c’è pericolo. Meglio l’Msi o Terza Posizione?
Una parte buona nel Msi c’era. E c’era anche in Terza Posizione.

Chi è oggi l’erede di Mussolini?
Purtroppo non ne vedo.

Come si pone di fronte all’omosessualità?
Per me non è un problema, quindi non mi pongo proprio.

La violenza politica va sempre condannata oppure –come dice qualcuno– “nel dubbio è meglio menare”?
Chi dice “nel dubbio mena” ha ragione da vendere. La violenza politica la gente come lei la condanna solo quando viene da una parte specifica, la nostra.

Iannone, siamo alla fine. Che cosa vuole fare da grande?
I grandi sono noiosi, corrotti, arresi. Per tutelare il loro potere -grande o piccolo che sia- sono disposti a qualsiasi cosa. Creano guerre, stragi, depistaggi. Non fanno un passo senza la burocrazia. Sono vittime e carnefici del loro stesso ego, del loro arrivare in alto quando in realtà sono fermi come macigni. Perchè mai dovremmo crescere? Grazie ma preferiamo mantenerci belli, curiosi e intelligenti. Preferiamo restare un inno alla vita. Avremo 17 anni per tutta la vita, non matureremo mai. Non cresceremo mai. E soprattutto non saremo mai come loro. Ecco perchè ci odiano.


Nera è la notte

30 aprile 2008

“Fini era il ragazzo che curava i volantini per le scuole, Gasparri il fiduciario del liceo Tasso e Alemanno un ragazzino che veniva accompagnato dalla sorella. Era un timido, faceva judo per darsi forza. All’epoca noi eravamo come un gruppo in guerra. Rischiavamo la pelle e la libertà mentre la società degli anni Settanta scopava, ballava, si divertiva e comprava il televisore a colori”. Ha la memoria lunga Teodoro Buontempo. Oggi l’epopea finisce, il lungo viaggio della destra italiana termina qui.

Fini presidente della Camera e Alemanno sindaco di Roma. Cade l’ultimo tabù: gli ex-missini a Montecitorio e al Campidoglio. E’ lo sdoganamento definitivo di Alleanza nazionale, partito rimasto fino a oggi prigioniero di una navigazione a vista scandita da svolte e controsvolte. Dopo le visite a alle Fosse Ardeatine e ad Auschwitz, dopo il mea culpa sulle leggi razziali, dopo la catalogazione della Repubblica Sociale tra le pagine vergognose della storia patria, dopo il fascismo definito “Male Assoluto”, dopo il mutato giudizio su Mussolini. Fino allo storico viaggio in Israele. Finalmente Fini raccoglie i frutti. Da Fiuggi al Partito popolare europeo: roba da brividi. Ma ne valeva la pena.

La sinistra è frastornata. Gli intellettuali s’indignano. I politici anche, ma solo in privato. Sembra l’arrivo dei borgatari in centro, i lupi che entrano in città dalla porta principale mentre la Roma antifascista se ne stava spaparanzata a prendere il sole tra le dune di Sabaudia. Questa volta fa festa anche Donna Assunta Almirante. L’Imperatrice Madre della destra italiana guarda soddisfatta i suoi ragazzi dal cuore nero, il branco missino che diventa classe dirigente. Fini, ma soprattutto Alemanno, che con Storace voleva dire “Destra Sociale”. La storia di un popolo nostalgico. Con altri camerati che prendono strade pericolose, Nar o Terza Posizione, sigle prossime al terrorismo e alle stragi. E’ la destra che trionfa nella sua versione più disinibita, quella orgogliosa della militanza giovanile neofascista.

E così la Roma destrorsa torna in piazza con indosso il vestito buono. A festeggiare Alemanno ci sono tutti: i vecchi fascisti che piangono, i giovanotti con testa rasata e Ray-Ban. Qualcuno non resiste e si abbandona al saluto romano. Spunta il vecchio striscione della “Sezione Colle Oppio”, quella dei camerati più scalmanati e duri. I leader sul palco non si scompongono: non è tempo di nostalgie, il passato è passato. La Russa si gonfia d’orgoglio: “La vittoria di Gianni dimostra che il Pdl può vincere anche senza la Lega”. Alemanno saluta la folla con le dita della mano ben separate. Sa di essere l’unico ex fascista, o ex missino o ex An ad aver vinto la sua marcia su Roma. Al passato forse ci pensa: aggressioni, assalti, molotov e pure otto mesi di galera. La croce celtica al collo (roba da Ordine Nuovo) è rimasta, ma è “solo di un sibolo religioso”. A festeggiare con il neo sindaco la moglie più ingombrante, Isabella Rauti. Papà Pino ha la voce strozzata: “Gianni è bravo, era il migliore dei miei allievi”.


La marcia su Roma

28 aprile 2008

L’ultimo verdetto delle elezioni è stato un terremoto. Nel Pd si aprirà una guerra intestina durissima. Si cercheranno nuove alleanze, al centro come a sinistra. La leadership di Veltroni torna in discussione. Berlusconi esulta. Per gli ex missini sono i giorni della gloria: Alemanno al Campidoglio, La Russa alla Difesa, ministeri a pioggia e mercoldì Fini sarà eletto presidente della Camera.

19.18 Veltroni: “Ringrazio Rutelli ma è una sconfitta molto grave. Amarezza personale e politica. Ora analisi seria”.

19.11 Ora però Alemanno sta esagerando: “Voglio portare Roma dentro l’Europa e al centro del Mediterraneo”

19.08 Massimo Cacciari (Pd): “E’ una sconfitta della collocazione politica di Veltroni negli equilibri nazionali”. 

19.04 Tale Iacopo Venier, oscuro personaggio della Segreteria nazionale del Pdci, vince il premio cattiveria: “Neanche l’Africa vuole più Veltroni”

18.54 Di Pietro: “Ora opposizione dura e pura”. Storace mena: “La vittoria di Gianni è un capolavoro assoluto di Veltroni. Ringrazio tutti gli elettori de La Destra che hanno seguito l’indicazione di voto per Alemanno”.  

18. 53 DATI DEFINITIVI: Alemanno 53,66%, Rutelli 46,34%

18.48 Alemanno dice quello che Veltroni sta pensando: “Non so se questo risultato è più importante delle Politiche, ma è una svolta enorme. Crolla un sistema di potere”.

18.44 Quanto vale Roma? Due ministri? Tre?

18.40 La carica dei missini. A Roma caroselli di taxi nel centro della città. Nel comitato del nuovo sindaco festa al grido di “Chi non salta comunista è”. Fini è incontenibile: “Giornata storica per An”.

18.37 Rutelli fa gli auguri ad Alemanno.

18.35 Miracolo a Massa. Il Pd perde il ballottaggio ….vince il candidato della Sinistra Arcobaleno!

18.30 Zingaretti salva la provincia di Roma con tre punti di vantaggio su Antoniozzi. Il Pd tiene Udine e strappa Sondrio e Vicenza. Il Pdl mantiene la poltrona di sindaco a Viterbo e conquista la provincia di Foggia.

18.23 Alemanno ha pronunciato l’immancabile frase: “Sarò il sindaco di tutti i romani”. I suoi chiamano il popolo all’adunata: “Tutti in piazza alle 19.30”

18.20 Che mazzata. Alemanno al 53,5% e Rutelli 46,5%. Mancano 150 sezioni su 2600. La marcia su Roma è compiuta.

17.52 Matteoli dice quello che D’Alema sta pensando: “Alle politiche Veltroni attribuì l’insuccesso a Prodi, oggi il grande sconfitto è soprattutto lui”.

17.30 Gasparri dice quello che D’Alema sta pensando: “Se Alemanno vincerà a Roma sarà una tappa storica importante. Il gruppo dirigente di An sarà promosso da tutti i professori che hanno fatto manifesti sulla marea nera. E Bettini si occuperà di altre cose”.

17.07: doccia gelata su Rutelli, con mille sezioni scrutinate Alemanno è avanti. Si può fare, si può perdere anche il Campidoglio

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Roma o non Roma. E’ il giorno del ballottaggio per il Campidoglio, Rutelli e Alemanno si giocano la poltrona da sindaco, Veltroni la leadership del Pd.

Nun fa la stupida stasera. La prima buona notizia per Walter & C è che, grazie al ponte lungo del 25 aprile, l’affluenza è in netto calo. Se Alemanno facesse fiasco, Berlusconi dovrebbe trovargli una poltrona. An diventerebbe aggressiva. Si creerebbe un ingorgo di pretendenti e la baby Giorgia Meloni rischierebbe di restare senza poltrona.


Roma capoccia, der mondo infame

21 aprile 2008

“Un commento sul voto? Non è ancora il momento. Prima aspettiamo l’esito dei ballottaggi”. Letta così, pare un’affermazione di realismo e buonsenso. Il problema è che queste parole sono state pronunciate da Massimo D’Alema. Ad ascoltarle c’era il solito nugolo di giornalisti, ma il vero destinatario era  Walter Veltroni.

Al ballottaggio per il Campidoglio sono appese non solo le sorti di Francesco Rutelli, ma anche quelle dell’intero Pd, a cominciare dal suo leader. Lo sa bene Goffredo Bettini, il braccio destro di Veltroni, che da qualche giorno ha abbandonato il loft e si è trasferito al comitato elettorale del candidato sindaco. Il new deal veltroniano rischia di terminare la sua breve corsa nella capitale. Dietro la possibile disfatta si nasconde la resa dei conti post elettorale, finora rimandata. Anche la discussione sui futuri organigrammi, dai capigruppo alla presidenza del partito, è bloccata in attesa di sapere cosa accadrà a Roma.

Nella città simbolo del “modello veltroniano” nessuno potrebbe addossare le colpe di una sconfitta a Prodi e all’impopolarità del suo governo: la responsabilità se la dovrebbero prendere tutta Bettini e Walter. Per dirla con Emma Bonino, “è chiaro che perdere Roma non sarebbe un fatto amministrativo ma politico, un’eventualità che non aiuterebbe Walter Veltroni a rimanere saldo in sella”. E così è partito il soccorso “rosso-bianco”: Veltroni, D’Alema, Marini, Rosy Bindi e Nichi Vendola si aggirano per le periferie (e i salotti) della capitale: tutti in pista per sostenere Rutelli (candidato sindaco di tutto il centrosinistra, dal Pd a Rifondazione comunista), tutti schierati a difesa dell’ultima trincea.
 
Al primo turno Rutelli ha preso cinque punti in più di Alemanno. Storace si è fermato al 3,3%: al ballottaggio non ci sarà l’apparentamento ma molti voti de La Destra convergeranno inevitabilmente sull’ex ministro di An. L’Udc invece non si schiera: libertà di voto per i 52 mila romani che al primo turno hanno votato per il candidato centrista Luciano Ciocchetti. Casini vuole mani libere. La fronda interna è guidata da Baccini che ha fatto spere di aver scelto Alemanno. Un’altra incognita è la lista Beppe Grillo, arrivata al 2,7%. A infiammare la campagna elettorale ci ha pensato la cronaca: un’anziana strangolata in casa e una studentessa stuprata. Il tema della sicurezza è solo un nuovo ostacolo sulla strada, già accidentata, del Pd. E di Veltroni.


Schiavitù e promesse

7 marzo 2008

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Ha la faccia da bravo ragazzo Gianfranco Fini. Pare una persona seria, un politico Law & Order. Agli italiani piace. Da anni negli indici di gradimento straccia Berlusconi. La storia patria lo ricorderà per aver portato la destra italica al governo. Dall’Msi al Ppe. Roba da brividi, da funamboli della politica. Lui li ha salvati tutti: i nostalgici del ventennio, i fanatici del saluto romano, i cuori neri della prima repubblica.

Cresciuti sotto il genio tutelare di Gianfranco, gli impresentabili hanno guadagnato il loro posto al sole. Gasparri, Matteoli, La Russa, Ronchi, Tremaglia: ai mediocri Fini ha regalato poltrone, ministeri e potere al di là dei loro meriti. Dentro An il dissenso ha sempre avuto due nomi: Storace e Alemanno. Migliaia di voti a Roma e frotte di politici locali iscritti alla loro corrente, la destra sociale. La base di An è sempre stata con loro. Adesso il primo se ne è andato, il secondo è stato spedito come kamikaze contro Rutelli nella corsa per il Campidoglio.

Una vita da mediano. Fini è stato despota dentro An ma eterno secondo nel mondo là fuori. Quattordici anni all’ombra di quel Silvio che millanta di aver fatto uscire i post-fascisti dalle fogne e di poterli “ricacciare giù da un momento all’altro”. L’ultima sottomissione di Fini è stata la più lacerante: sciogliere An e aderire al Pdl. A Berlusconi ha portato in dote una marea di voti e la struttura di un partito radicato sul territorio: le sedi locali, i piccoli dirigenti di provincia, il sottobosco politico che si fa il culo affinché un partito sia qualcosa di più di un brand da vendere all’elettore. Silvio gode: era quello che mancava a Forza Italia.

“Ma ne valeva la pena?”, chiedeva a Fini Nanni Moretti. “Valeva la pena lottare tutta la vita per diventare nemmeno l’unico, ma uno dei tanti signorsì di Berlusconi?”. La risposta è sì. Ne valeva la pena. La strada che partiva da Fiuggi portava dritta dritta ad Arcore. Fini lo sapeva fin dall’inizio però ai suoi non poteva dirlo. Ma oggi la successione non è più solo un sogno. Dopo anni si schiavitù, il delfino di Almirante ha ricevuto da Berlusconi una promessa. O meglio, la promessa. A metà legislatura Fini diventerà premier. Berlusconi farà un passo indietro per candidarsi alla presidenza della Repubblica. La metamorfosi è già in atto in questa campagna elettorale.

Da venditore di sogni, Silvio è diventato il politico che assicura cinque anni di sano buongoverno, ma “niente miracoli”. Il Cav. si fa forza di ciò che aveva sempre ripudiato: l’esperienza politica, maturata negli anni di governo. Insomma, il Caimano non c’è più: nel salotto di Porta a Porta osserviamo solo un simpatico omino di 70 anni che si atteggia da pacato padre della patria. Berlusconi per anni ha pensato ad un possibile successore, ma dentro Forza Italia le risorse umane sono mediocri. Formigoni, Pisanu, Termonti non sono stati giudicati all’altezza. La Brambilla è nata morta. E allora resta solo lui, Fini. Silvio ha promesso, Gianfranco si è fidato. Ha sciolto il terzo partito italiano e si è prostrato al volere del capo. Ma due anni sono lunghi. E il Cavaliere ultimamente si dimentica spesso della parola data. Chiedete a Mastella.