Il nuovo che avanza

29 gennaio 2008

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Franco Marini, nato il 9 aprile 1933 a San Pio delle Camere. Giuliano Amato, classe 1938 from Torino. Centoquarantaquattro anni in due. Per uscire dalla crisi di governo, il Paese si affida a loro. Sì, perchè nonostante la minaccia berlusconiana di convogliare a Roma milioni persone, Giorgio Napolitano non pare disposto a sciogliere le Camere.

Ma c’è di più. Anzichè conferire al presidente del Senato o al ministro dell’Interno un semplice mandato esplorativo (della serie “senti un po’ che aria tira in Parlamento e poi mi riferisci”), il Capo dello Stato ha intenzone di conferire un mandato pieno. Il Quirinale mira a un governo con un obiettivo chiaro: riforma elettorale e misure di sostegno ai salari. Se Marini (o Amato, fate voi) otterrà la fiducia procederà con la formazione di un governo. Se andrà male, sfratterà Prodi da Palazzo Chigi e gestirà gli affari correnti da qui alle elezioni.

Oggi al Quirinale salgono il Pd e Berlusconi. Il leader di Forza Italia chiederà le elezioni. La risposta sarà “no”. Anche perchè Casini ieri, nel colloquio con Napolitano, ha invocato “un governo di pacificazione tra le forze più responsabili dei due schieramenti”. Guarda caso, le stesse parole usate da Montezemolo. E dal Vaticano. Il Pd è già pronto a festeggiare. Il veltroniano Relacci ha scoperto le carte: “A noi va bene un governo del presidente anche se Forza Italia non fosse d’accordo”. I voti mancanti li metterebbero Rifondazione e i “nanetti” di sinistra. E il gioco sarebbe fatto.

Dentro Forza Italia il panico la fa da padrone. Cichitto, stratega (?) del Cavaliere, ha lanciato l’allarme: “Se si cambia una virgola della legge elettorale, entriamo in un meccanismo per cui non si vota a giugno ma tra qualche anno”. Lega e An restano ferme sulla richiesta di elezioni anticipate. D’Alema e Rutelli sono i più convinti sostenitori di un governo del presidente. Veltroni ha qualche dubbio. I prodiani sono i più battaglieri: come dice Rosy Bindi “o c’è un governo di larga coalizione o c’è solo Prodi”. E poi c’è ancora da fare pagare il conto a Walter per la caduta di Romano.

Amato e Marini non sono intercambiabili. Il primo potrebbe insediarsi alla guida di un governo “politico” con un orizzonte temporale di 15-18 mesi. Questa opzione prevede l’appoggio dell’Udc. D’Alema ci sta lavorando. Anche le gerarchie cattoliche sono contrarie alle elezioni anticipate. L’ipotesi-Marini consiste invece in un esecutivo composto da tecnici ma servirebbe l’appoggio (o almeno l’astensione) di Forza Italia. L’ex sindacalista Cisl ha un altro punto a suo favore: la sua ascesa a Palazzo Chigi libererebbe la poltrona della presidenza del Senato: il Pd la potrebbe offrirla a qualche Udc (leggi Baccini) o a qualche colomba di Forza Italia (leggi Pisanu).

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SPECIALE CRISI: le “quote” di Pornopolitica:
Elezioni (60%) (favorevoli: Forza Italia, An, Lega, La Destra, Udeur, Pdci)
Governo per le riforme (40%) (favorevoli: Pd, Rifondazione, Udc, Verdi, Italia dei Valori, Radicali, Liberaldemocratici) – (papabili: Marini, Amato, Draghi)
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