Fuoco amico

26 aprile 2008

Per ora sono scricchiolii, presto potrebbero diventare un terremoto. Il buono è Veltroni, Marini fa il brutto, D’Alema – inevitabilmente – il cattivo. I big democratici lustrano i fucili, nel mirino c’è Walter. La sua leadership (per ora) non si discute ma sulla linea politica del Pd sta per esplodere la battaglia. Rosy Bindi la mette così: “Guai ad archiviare l’eredità di Prodi con un semplice saluto, quell’eredità è l’Ulivo, il nostro Dna, le radici della nostra storia”. Tutti chiedono più collegialità. La parentesi di “Veltroni uomo solo al comando” è finita; tramonta il progetto del “partito liquido”, quello che parla un linguaggio pop, soggiorna al loft e promette uno choc d’innovazione.

La resa dei conti post-elettorale passa per la nomina dei capigruppo e la composizione della segretaria del partito. Per la presidenza dei due gruppi parlamentari D’Alema punta su Bersani alla Camera e Follini al Senato. Veltroni vorrebbe confermare gli uscenti Soro e Finocchiaro, mentre pensa a Bersani come ministro dell’Economia nel governo ombra. Walter non può permettersi la conta su candidature contrapposte e prova a starne alla larga: “Vorrei che sia scritto sulla mia lapide: non ha mai partecipato a una corrente”. La legge del bilancino prevede comunque che alla Camera resti un popolare e al Senato un diessino. Lo schema potrebbe allora essere Fioroni a Montecitorio e Chiti, Latorre o Morando a Palazzo Madama.

L’altra grana per Veltroni è il destino del suo braccio destro Goffredo Bettini. E qui entra in scena Giuseppe Fioroni, braccio destro di Marini, che punta alla carica di coordinatore del partito finora ricoperta da Bettini. Nelle intenzioni della componente ex Margherita, la missione di Fioroni è di contenere lo “strapotere” di Bettini. L’operazione sarebbe completa se alla presidenza del partito, come sembra probabile, andrà proprio Franco Marini, che però continua a schermirsi dicendo di essere troppo vecchio e di voler favorire il rinnovo della classe dirigente. Goffredone fiuta la tempesta e ammonisce dalemiani, popolari e prodiani con un diplomatico “dobbiamo imparare a fare squadra”. I ribelli gli rinfacciano un’intervista nella quale Bettini, a pochi giorni dal voto, affermava che se il Pd non avesse raggiunto il 35 per cento si sarebbe ridiscusso tutto.

Per ora la priorità è conservare Roma, perché un insuccesso al Campidoglio rischierebbe di scoperchiare la botola nella quale finora sono stati rinchiusi i malumori dei tanti maggiorenti. D’Alema ha cominciato a muovere le sue pedine incontrando Casini. Non solo: il leader Massimo ritiene che sia necessario riaprire un dialogo anche con Rifondazione comunista. Uno schiaffo al “partito che va da solo” voluto da Veltroni, alla “vocazione maggioritaria” del Pd. D’Alema la pensa diversamente. Come dimostra anche un articolo di uno dei suoi più fedeli sodali, Roberto Gualtieri, che sul Riformista sostiene la necessità di creare nuove alleanze.

E poi c’è la questione del Pd del Nord, una Lega “democratica”. La questione appassiona e divide le varie anime del partito. Una discussione bifronte: da un lato il progetto di Cofferati di un Pd federale ma, si badi bene, non un partito federato col Pd. E qui sta la differenza con l’altra proposta, l’atto di coraggio chiesto da Ezio Mauro su Repubblica: “Andare da un notaio e firmare l’atto di nascita del Pd del Nord, federato al partito”. Veltroni si trincera dietro la discutibile affermazione che la vittoria era una missione impossibile, anche se, come osserva Giovanni Sartori, non s’è mai vista una campagna elettorale senz’attacchi all’avversario e con nuove candidature così infelici.

L’anima popolare del Pd teme che il partito diventi in un Pci del terzo millennio. Marini e Fioroni hanno però interpretato l’incontro di D’Alema con Casini come un affronto: ipotizzare un’alleanza futura con l’Udc significherebbe infatti ridurre a un ruolo marginale i cattolici che militano nel Pd, evidenziare l’incapacità a intercettare i consensi al centro. Intanto al loft è tornata in voga una battuta di Veltroni, che anni fa equiparò D’Alema a Giovanni Trapattoni, “perché Massimo come il Trap gioca sempre con lo stesso schema: Dc-Pci”. Walter invece lo schema lo cambia continuamente. A Vicenza si è sentito imprenditore, in Emilia tuta blu, a Trieste viveva suo nonno, a Milano andava col padre, nelle librerie di sinistra era Zapatero, con i moderati Sarkozy, negli oratori Don Milani. Adesso il gioco è finito. Nel Pd c’è chi vuole tornare a fare politica.


Da Uolter al Grande Fratello

21 febbraio 2008

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E così Veltroni gioca a fare il duro. Il comandante in capo del Pd dà il benservito a De Mita, mette in riga Di Pietro e precipita nel panico ai radicali con un ultimatum secco, del tipo prendere o lasciare. L’ultima offerta alla cricca pannelliana – elaborata dal ras del loft Goffredone Bettini – consiste in nove seggi e la Bonino ministro. Ma niente simbolo apparentato, Walter vuole l’annessione.

La zampata letale all’ex leader Dc è stata cattivina: “44 in Parlamento bastano”. Ciriaco non la prende bene e sbatte la porta: “Il limite di età è un insulto, mi sento offeso”. D’Alema si dice “dispiaciuto” ma Veltroni tira dritto. A chi gli chiede se ha intenzione di ricucire con De Mita risponde con un pacato “no”. Adesso l’ex Dc punta dritto sulla Rosa bianca del suo (ex) allievo Bruno Tabacci. In dote “don Ciri” porta qualche migliaio di voti da quel di Nusco e della provincia di Avellino. Visco invece gioca d’anticipo e si sfila dalle liste del Pd un minuto prima di essere tagliato fuori da Walter.

Berlusconi è sommerso dalle grane. Dopo il niet Fini salta l’apparentamento della lista pro-life con il Pdl. Ferrara non correrà dunque a sindaco di Roma. A predersi una batosta da Rutelli verrà spedita la giovane finiana Giorgia Meloni. Piovono guai anche dalla Sicilia. Per il dopo-Cuffaro Silvio vuole candidare Lombardo. Ma Gianfranco Miccichè (ex ministro assurto alle cronache per il solito vizietto) si mette di traverso. E Totò vasa-vasa non ha intenzione di farsi da parte. Calderoli fotografa la situazione dell’isola con il consueto savoir-faire: “Sono tutti matti”.

Big Brother all’amatriciana. Il Cav. è alla disperata ricerca di nuovi nomi per le liste del Pdl. Vuole facce nuove per emulare Veltroni. I boatos di Palazzo sono inquietanti: Renato “Betulla”Farina, il generale Speciale, Peppino Di Capri a Napoli e Angela Sozio in Puglia. Come chi è? Trattasi della rossa del Grande Fratello già paparazzata mano nella mano con Silvio a villa Certosa. Nel fortino lombardo invece Berlusconi cala gli impresentabili: la Brambilla alla Camera e Dell’Utri al Senato. E a proposito di impresentabili: Ferrara è pronto ad imbarcare nella sua lista Antonio Fazio, patron dei furbetti.

Grandi manovre nel piccolo centro. Adesso siamo alla fase del mercato delle poltrone. Casini ha visto Pezzotta e si è detto disponibile a modificare il simbolo dell’Udc. Ma i rosabianchisti continuano a dire che “il candidato premier è Tabacci”. Baccini sfotte: “Casini può fare il leader, anche il leader planetario”. In realtà nel suk neodemocristiano l’intesa la troveranno: Pier correrà da premier, Tabacci sarà segretario del nuovo partito, Pezzotta ne diventerà presidente e Cesa farà il disoccupato. Anche perchè senza accordo, come dice Mastella, “si finisce tutti in mezzo alla strada”.


Crozza e Sor Tentenna

4 febbraio 2008

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La farsa è finita. Ed è durata pure poco. Oggi Marini incontrerà Veltroni, Berlusconi e Fini. Domani si presenterà da Napolitano a mani vuote. Mercoledì o giovedì il capo dello Stato scioglierà le Camere. Poi ci toccheranno due mesi di campagna elettorale e il 6 o il 13 aprile si tornerà a votare.

Il presidente del Senato continua a dirsi ottimista. Bertinotti ha già chiarito che se Marini fallisse un altro incarico sarebbe “improprio”. A quel punto resterebbero solo le elezioni. E, di fatto, tutti i protagonisti della scena politica sono già proiettati in campagna elettorale. Fini ammette che le “elezioni non saranno una passeggiata” anche se “Veltroni è come Crozza, quello del sì, ma anche“. La simpatica replica è affidata al fedelissimo Goffredo Bettini: “Allora Fini è sor tentenna, si butta di qua e di là a seconda della convenienza”.

Guarda al futuro anche Bertinotti che si è detto disponibile a rappresentare la Sinistra-Arcobaleno alle elezioni: ma solo se tutti glielo chiederanno. Diliberto lo ha già fatto. Pecoraro Scanio e Mussi ancora no. Significa che il sub-comandante Fausto sarà il candidato premier della sinistra alternativa al Partito democratico. Poi Bertinotti nella stessa intervista chiarisce che “l’Italia abbia bisogno di un ricambio generazionale”.

E Walter? Veltroni si prepara alla mazzata. I suoi uomini promettono che sarà una campagna elettorale pacata, neanche un attaco a Berlusconi. Il leader del Pd non ha niente da perdere. E probabilmente deve ancora dare il meglio di sè. Intanto però prepara le barricate: Rutelli candidato a sindaco di Roma e Anna Finocchiaro a governatore della Sicilia. Perchè perdere le elezioni sì, ma senza rompersi l’osso del collo.