Cartoline dal Bel Paese

4 aprile 2008

Dopo l’alfabeto del voto proponiamo quattro imperdibili scorci della campagna elettorale italiaca.

Scena numero uno….

berlusconi_blog.jpg

Silvio show alla Coldiretti. Berlusconi parla agli agricoltori, sente di avere la vittoria in tasca, la platea è amica: a quel punto scatta il teatrino. Il Cav. toglie dal tavolo imbandito di prodotti autarchici la mortadella (troppo prodiana), mangia una mozzarella, poi finge di sentirsi male. Il pubblico apprezza la gag. A quel punto il Cav. si fa serio e assesta lo schiaffo: “La gestione del problema mozzarella da parte del governo è stata dissennata, la sinistra ha dimostrato incapacità pura”.


Scena numero due…  

ferrara_blog.jpg

Botte da orbi al comizio bolognese di Ferrara. Femministe, centri sociali e tanti normali cittadini contestano il leader della lista “Aborto? No grazie”. Volano uova e ortaggi vari: Giuliano dal palco replica ai facinorosi lanciando pomodori sulla folla. L’adunata finisce con le manganellate della polizia. Il direttore del Foglio – ormai in odor di santità – la spiega così: “Erano così cattivi e violenti che mi è sembrato giusto non porgere l’altra guancia. Li ho trattati come meritavano”. Solidarietà bipartisan per Giuliano. Fuori dal coro solo Valeria Palermi (Pdci): “Hanno fatto bene a contestare Ferrara. Dovrebbero attaccarlo in tutte le piazze d’Italia”.


Scena numero tre…

delvecchio_blog.jpg

Lo sciagurato di turno è il generale Del Vecchio, candidato per il Pd: “No ai militari gay, servono bordelli per i nostri soldati in missione”. Veltroni prende le distanze ma al loft l’imbarazzo regna sovrano. Il socialista Grillini mena duro: “Del Vecchio è omofobo e conservatore”. Il dalemiano Latorre spiega che il generale “non è pratico di interviste”. I teodem fiutano lo scontro, sulla laicità si scatena la bagarre. La Binetti carica a testa bassa: “Non voterò nessuna normativa giuridica a tutela delle coppie gay”. La Bonino la fulmina: “Cara Paola, prenditi una camomilla e curati”.

Scena numero quattro

pizza_blog.jpg 

Il Consiglio di Stato riammette alle elezioni la Dc. Pizza e i suoi non hanno però i 30 giorni di tempo per fare campagna elettorale previsti dalla legge. Si rischia lo slittamento del voto. Veltroni e Berlusconi si appellano alla Dc, il Paese trattiene il fiato per 24 ore. Poi la svolta: Pizza dice che si può votare, la Patria è salva. Lui si atteggia da grande statista: “Ho il senso dello Stato”. In realtà Silvio ha di nuovo fatto shopping: la Dc correrà con il Pdl in 14 regioni (l’apparentamento è uguale a quello riservato a Lega e Mpa). Casini adesso trema, i simboli di Dc e Udc sono molto simili. Resta un problema: gli italiani all’estero hanno già cominciato a votare e sulle loro schede non c’è traccia di Pizza.