Dream Team Impresentabili

6 maggio 2008

Silvio ha trovato la quadra: il nuovo governo è pronto. Per la destra sono stati giorni di fuoco: da spartire c’era una vagonata di poltrone, ma in politica c’è di peggio. Maurizio Gasparri sarà capogruppo del Pdl al Senato. A tirare i fili alla Camera ci penserà Fabrizio Cicchitto, giovane socialista barricadero folgorato sulla via di Arcore. Il resto è truppa governativa.

La roulette delle poltrone vede una forzitaliota insediarsi al Welfare. Si tratta di Stefania Prestigiacomo da Siracusa. Sono lontani i tempi in cui il Cavaliere le diede della bambina perché voleva le quote rosa in lista e la fece piangere. C’è gloria anche per Michela Vittoria Brambilla catapultata all’Ambiente. Vive a Calolziocorte con 25 gatti, 14 cani, quattro cavalli, due asini, tre caprette e duecento piccioni. E’ stata tra le finaliste di Miss Italia, poi ha lasciato le passerelle per dedicarsi al commercio di salmone affumicato e gamberi. E’ un’accanita fumatrice di Marlboro Lights e odia le pellicce. Giorgia Meloni si accontenta delle Pari Opportunità.

Alla Farnesina sale Franco Frattini, da sempre apprezzato per il rigore dei gessati e la gestione dei capelli. In realtà sarà un sottosegretario perché da Bush e Putin andrà Berlusconi. Il casto Formigoni resta invece a bocca asciutta per colpa di qualche simpatia di troppo con Saddam Hussein. Per la Cultura è sfida a due: Bondi vs Bonaiuti. Il primo, ex segretario comunista in Lunigiana, lo chiamavano “rapanello” perchè è bianco dentro: oggi è un fervente cattolico e poeta spesso deriso (a ragione) per i suoi versi. Il secondo ha passato gli ultimi anni della sua vita a smentire le parole del capo: ora crede di meritarsi il premio fedeltà e batte cassa. Alla Salute è pronto Ferruccio Fazio, primario del San Raffaele di Milano.

Il resto è cosa nota: all’Interno va Maroni. Svezzato alla politica in Democrazia proletaria, è stato il primo rosso a passare con Bossi. Nel suo passato c’è una condanna a quattro mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale. Suona il sassofono in una band e si pavoneggia di scaricare illegalmente musica da Internet. La Lega gode: Bossi ripone i fucili e va alle Riforme, Calderoli il libico all’Attuazione del programma. Luca Zaia, ex pierre della discoteca Manhattan di Treviso noto anche per essere stato fermato ai 193 km/h sulla sua Bmw, finisce all’Agricoltura e incassa la benedizione del deus ex machina di Slow Food Carlin Petrini.

Ignazio La Russa da Paternò finisce alla Difesa. Avvocato penalista, ha seguito Fini nella funambolica traversata dall’Msi al Pdl. Il padre era postfascista e donnaiolo (“Che ci faccio alle donne? L’assegno”). Lui pure. Per via della bellissima voce, ha doppiato una puntata dei Simpson. Il neoprotezionista Giulio Tremonti torna all’Economia con l’endorsement (post-voto, è ovvio) di Paolino Mieli che sulle colonne del Corriere fa sapere al popolo italiano che la sinistra perde anche perchè “gli manca un Tremonti, cioè un politico di primo piano che produca analisi innovative in sintonia con quel che si dibatte nel resto del pianeta”. Gianni Letta sognava di mettersi in proprio (ovvero andare al Viminale): niente da fare, resterà a fare da balia al Cavaliere come sottosegretario alla presidenza del consiglio.

Elio Vito, in preda alla sindrome Mastella, rinuncia alla Giustizia per fare il ministro per i rapporti con il Parlamento. Il nuovo Guardasigilli sarà il siculo Angelino Alfano. Per Claudio Scajola è pronta la golosa poltrona delle Attività Produttive. All’Interno non ebbe fortuna: fu cacciato per aver dato del “rompicoglioni” al defunto Marco Biagi. Altero Matteoli va alle Infrastrutture. La cattolica oltranzista Mariastella Gelmini è data per certa all’Istruzione. Con un pedigree di tutto rispetto (compreso il culto della personalità del Grande Capo) è una “lumbarda” senza se e senza ma. Lucio Stanca torna all’Innovazione tecnologica mentre l’eterno perdente Raffaele Fitto finisce agli Affari regionali. Nell’abbuffata di poltrone ce n’è anche per la Dc: Gianfranco Rotondi sarà il ministero per gli Affari sociali, anche se francamente non abbiamo idea di che cosa sia.


L’alfabeto del voto/2

2 aprile 2008

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H come Hamas – “E’ giusto parlare con Hamas”, dice D’Alema. “Distruggeremo Israele dalla faccia della terra. Sionisti porci e musi di scimmia”, la cartolina firmata dagli integralisti. Ma Sergione Romano difende “baffino”: “Sottobanco si tratta con tutti”.

I come Inciucio – La ricetta di “Newsweek”: ci vuole il Veltrusconi. Walter dice che al massimo si può trovare un accordo sulle riforme. Berlusconi chiude la porta: piuttosto cercherà l’alleanza col figliol prodigo Casini.

L come Lista – Intesa come quella dei futuri ministri. Silvio ripresenta la vecchia squadra. Frattini sogna la Farnesina. Formigoni pure, ma l’aver fatto affari con Saddam non lo aiuta. Walter è a caccia di nomi pesanti: su tutti Mario Monti all’Economia. Ma il vero sogno veltroniano – quello con cui si vincono le elezioni – è Luca Cordero di Montezemolo.

M come Monnezza – Veltroni chiede a Bassolino di dimettersi. Lui non molla la poltrona. D’Alema catapultato in Campania per salvare la faccia del Pd: dalla pace in Medio Oriente alle mozzarelle di bufala. Funambolo Massimo.

M (bis) come Marianna Madia – La baby veltroniana esordisce alla grande: “Metterò al servizio del Pd tutta la mia inesperienza”. Gelo, e tutte le dichiarazioni successiva arrivano da una grotta alla Bin Laden. Fino all’apprezzamento per la lista Aborto no grazie. Ferrara: “Quando saremo in Parlamento porteremo avanti assieme le stesse battaglie”. Risate ovunque, tranne che al Loft.

N come Neri per caso – Dopo la latitanza (non nel senso di assenza) torna in pista Roberto Fiore. E’ il candidato premier di Forza Nuova: “La shoa? Roba da storici. Pronti ad appoggiare Berlusconi, come alle Regionali ’05”. Il giornalista del Corriere ci prova: “Ma voi nei vostri Campi vendete spille di Hitler e del Duce”. La risposta: “Comuni interi fanno profitti sui gadget. Non è questo il punto”.

O come Operaio – Un Cipputi in lista non si nega a nessuno. Meglio se della Thyssen. Veltroni imbarca Boccuzzi. Diliberto non si candida per far posto a Ciro Argentino. Della serie “in groppa alla tragedia”.

P come Prodi – Il Professore “poeta morente” viene tenuto segregato nel bunker di Palazzo Chigi per due mesi. Poi, a una manciata di giorni dal voto, Walter si impietosisce: “Il 9 aprile io e Romano parleremo insieme al comizio di Bologna”.

CONTINUA…