L’Italia s’è destra

18 aprile 2008

Partivano dall’undici per cento. Speravano nell’otto. Si sarebbero accontentati del sette. Il cinque o il sei li avrebbe delusi. Hanno preso il tre. Il risveglio della Sinistra Arcobaleno ha il sapore della sbornia nera. Loro, i compagni di lotta e di governo, si riscoprono tutto ad un tratto i nuovi extraparlamentari d’Italia. Il capo non ha cercato scuse: “Abbiamo perso il senso della realtà. La mia esperienza finisce qui. Il disastro è totale”. Per dirla con Alfonso Gianni, “una catastrofe nucleare”.

I venti di guerra già si sentono ovunque, nei partiti e fuori. Annunci di resa dei conti, richieste di dimissioni generali, congressi straordinari, azzeramento dei gruppi dirigenti. Per i Verdi suonano sempre più forti le sirene del Pd. Grazia Francescato chiede la testa di Alfonso Pecoraro Scanio, al congresso voleranno gli stracci. I Comunisti italiani scalpitano: “La Sinistra Arcobaleno è nata morta”, dice Marco Rizzo. Per fortuna Diliberto ha la sua infallibile ricetta: “Bisogna ricominciare dalla falce e martello”. Fabio Mussi e i suoi sono tentati da un ritorno al loft. La Sinistra Arcobaleno è morta. Quel punto e mezzo che l’avrebbe tenuta in vita lo hanno rosicchiato i trozkisti di Turigliatto e Cannavò che adesso esultano: “Un risultato magnifico”. 

Dentro Rifondazione si va alla conta. Franco Giordano voleva dimettersi, Fausto lo ha dissuaso. I ribelli sono capitanati da Paolo Ferrero, il valdese ex di Democrazia proletaria, contrario al progetto bertinottiano di lanciare subito una costituente affinché nasca una nuova sinistra unitaria. “Dobbiamo ripartire da Rifondazione”, dice l’ex ministro della Solidarietà sociale che mostra fedeltà al comunismo, tanto per “non perdere pezzi storia e di cultura politica”. In realtà all’orizzonte c’è molto di più di un simbolo: il rapporto con il Pd, al momento accusato di “aver consegnato il Paese a Berlusconi”, come pure Bertinotti dice, e che però in prospettiva si vorrebbe ricostruire. Mentre i duri e puri della Falce & Martello pensano che la sinistra debba essere “anticapitalista, antiliberista, e alternativa al Pd”.

“Il manifesto” sfotte i giovani bertinottiani al potere, definendoli “berti-boys allo sbaraglio”. Nel week-end incombe il comitato politico del Prc, Ferrero e Russo Spena vorrebbero trasformarlo in un processo alla linea del sub-comandante Fausto. E così ieri è arrivata la svolta di Giordano che dice di non voler più sciogliere il partito e si presenterà al parlamentino rifondarolo da dimissionario. Addio al progetto bertinottiano di unità della sinistra. Insomma, siamo “al si salvi chi può”: Gennaro Migliore è già passato armi e bagagli con le pattuglie di Ferrero. Bertinotti è insalvabile. La sua ultima carta per mantenere il timone del partito poteva essere Vendola, ma ormai anche Nichi lo ha scaricato facendo sapere che (per ora) si tira fuori dalla sfida per la leadership del partito.

E adesso tutti giù a chiedere l’autocritica, adorabile retaggio marxista. Per ora gli unici reponsabili sono quelli identificati da un titolo di “Liberazione”: “I parenti-serpenti del Pd”. Piero Sansonetti scrive un editoriale dal titolo “Caro Walter, hai fatto un disastro”. E’ già un passo avanti: due giorni se l’era presa direttamente con gli italiani, rei di aver bocciato la sua sinistra, “sentinella che si oppone agli scivolamenti reazionari, alla ferocia del mercato, alla religione della competitività”. I pochi barlumi di ragione li offre, al solito, Nichi Vendola: “Siamo stati fino in fondo percepiti come una icona dell’inefficacia dell’agire politico. E l’inefficacia è stata in qualche maniera drammatizzata da ciò che apparso come un’improvvisazione elettoralistica, cioè un cartello elettorale”.

Il visionario Nichi è geniale e spietato: “Noi abbiamo chiesto di votare al massimo un’allusione. Il nostro agire politico sembra un esodo dai luoghi della moderna concentrazione di umanità. E così siamo stati percepiti davvero come un residuo, come un cimelio. Se le cose stanno così, domando io, facciamo la discussione sul fatto che la colpa è del ministro Paolo Ferrero? O la facciamo sul fatto che la colpa è di Giordano? Almeno questo residuo di stalinismo penso che ce lo possiamo risparmiare. Ci conviene invece fare un funerale. Portiamo a seppellimento il cadavere di qualunque nostro dogmatismo, settarismo, spocchia e superbia intellettuale. C’è un lavoro che va ricominciato. Con immensa modestia”.


Il liberismo ha i giorni contati

9 febbraio 2008

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«Hai mai provato l’orrore?»
Fausto sì. Il perito elettronico Bertinotti Fausto, con l’orrore ci convive da anni. Nel 1991, ingraiano convinto, molla il partito alla vigilia di una svolta drammatica. Nel 1999 disarciona il governo e subisce la scissione dei cossuttiani. Nel 2003 promuove il referendum sulla fecondazione assistita che naufraga in una giornata di sole, mare, spiagge. Poi, dall’orrore, impara a trarre vantaggi. Si posiziona sulla scia dei movimenti, assorbe con facilità le idee felici della sinistra massimalista, ascolta con la palpebra calante i discorsi appassionati di Toni Negri, candida Ciccio Caruso e Vladimir Luxuria, irraggiungibili esponenti della “categoria impresentabili”, crea un asse felice con la melandri nera Giorgia Meloni. Ma paga, più di tutti, un errore figlio della vanità. Diventare la terza carica dello Stato smussa l’ironia bertinottiana, la chiccheria bertinottiana, il carisma bertinottiano. E Rifondazione scompare dietro Migliore, Giordano, Ferrero. Volti poco noti, telegenici per nulla. Oggi Fausto ha una chance. Guidare la sinistra, la “sua” sinistra, e ricompattarla prima dell’addio.

Daje de tacco
L’assist glielo fornisce Veltroni. Correre da soli equivale a perdere, ma è vitale per ricostruirsi un’immagine. Così, il distacco fra Prc e Pd si consuma senza sangue. Fausto ha capito: senza le pressioni moderate, può ingrassare le file dei suoi elettori. Puntare a quel dieci per cento che rimane un’utopia, sì, ma di utopie è costellata la vita politica di Bertinotti. Così, mentre il Pd inizia la campagna elettorale nel convento di Spello, la Cosa Rossa (La Sinistra e l’Arcobaleno) riparte da un’università: quella di Perugia. Mentre W. abbraccia Montezemolo, il Prc manifesta per le vittime sul lavoro. E, se Franceschini parla di dialogo inevitabile, il leader rosso spazza via i dubbi: «Noi faremo opposizione creativa». Le premesse ci sono tutte: lasciarsi in una corsa esattamente speculare a quella del Pd.

Fattore G.
Ma Fausto non ha ancora fatto i conti col grillismo. E, mentre sx, il sito-network della sinistra unita naufragava, la rete di Beppe cresceva. E, a differenza dei “movimenti seattliani” si poneva in una condizione più sfuggente, laterale, anarcoide (non anarchica!)…La sfida di Bertinotti, oggi, è questa: ridipingersi come un’alternativa, una voce contro, un megafono per urla lancinanti. Approfittando dello sconcerto di quelli che- diceva il Signor G., ma quello vero- «la politica è schifosa e fa male alla pelle».
Il vicario