Pronti… partenza… via

28 febbraio 2008

silvio_pornopolitica.jpg

La faccenda si potrebbe anche spiegare così: da una parte è finito l’idillio veltroniano, dall’altra Silvio ha iniziata a fare campagna elettorale. Walter è alle prese con le scintille tra laici e cattolici. Berlusconi, trovata la quadra sulla spartizione delle poltrone, può apprestarsi a fare quello che gli riesce meglio: menare schiaffi agli avversari. 

Il Pd, dopo la settimana di esaltazione per l’avvio della camagna elettorale, è alle prese con la guerra tra teodem-popolari e laici. I cattolici, nelle vesti di “parte offesa”, rivendicano poltrone. Nel mirino c’è l’accordo con i radicali. E’ la babele dei distinguo; il ritorno dei personalismi; il trionfo della “corrente” in perfetto stile democristiano. Vagli a spiegare che a Franceschini &co andranno solo nove parlamentari su 270. Veltroni si è dovuto precipitare al convegno dei cattolici per annunciare le candidature di due Papa-boys: il filosofo Mario Ceruti e Andrea Sarubbi, il belloccio di Radio vaticana.

Tutti gli amici del Cav. Dopo 24 ore di trattative Forza Italia e An hanno trovato la quadra: agli ex-missini andrà un posto su quattro. Il resto, come ha spiegato Fini ai suoi, “è un problema di Silvio”. Il fatto è che a bussare alla porta di Berlusconi sono in tanti. I democristiani di Rotondi, la Mussolini, La Malfa, Dini, i Riformatori liberali (?), i fuggitivi dell’Udc (Giovnardi), Dini, Mastella e De Gregorio. Silvio ha elargito promesse e firmato cambiali. Adesso le truppe cammellate presentano il conto. Ma il Cavaliere fa il tirchio e qualcuno rimarrà deluso. La Brambilla aveva chiesto 30 parlamentari: Silvio gliene ha dati tre.

I soliti impresentabili. Berlusconi e Fini pensano a Ciarrapico, l’imprenditore “nero” grande amico di Andreotti e della destra nostalgica. L’obiettivo è candidarlo nel Lazio per erodere consensi alla destra storaciana. Un altro nome che circola è quello di Flavio Briatore che potrebbe cedere alle lusinghe dell’amica Daniela Santanchè. Berlusconi intanto ha deciso di fare campagna elettorale. I primi fendenti sono per Tonino: “Di Pietro mi fa orrore, è il campione delle manette”. Veltroni invece prepara un altro colpo sul fronte candidature: Gianni De Gennaro. Dopo De Sena e Serra sarebbe il terzo prefetto del Pd: i numeri per creare una nuova corrente “law & order” ci sono.

Di lotta e (non più) di governo. A ravvivare la campagna elettorale ci pensa la Cosa Rossa. Fausto ha presentato il suo programma duro e puro: “Basta con le missioni Nato, reintroduzione della scala mobile e salario sociale di mille euro netti”. Intanto tra Udc e Rosa bianca la trattativa langue: non c’è intesa né sulle poltrone, né sui nomi da candidare. Ma visto che si tratta di vita o morte, l’accordo si troverà.


Pedalando sotto il sole

10 febbraio 2008

pannella.jpg

Notturno bus «Io non credo nelle ideologie, non credo nelle ideologie codificate e affidate ai volumi rilegati e alle biblioteche e agli archivi. Non credo nelle ideologie chiuse, da scartare e usare come un pacco che si ritira nell’ufficio postale. L’ideologia te la fai tu, con quello che ti capita». La politica post-ideologica in quattro righe. La politica modernista, illuminata, veltroniana. L’ambientalismo del sì. Il laicismo for dummies di Odifreddi. Le proposte riformiste di Ichino. L’interventismo democratico di Hillary Clinton. Pannella in fuorigioco ripesca una vecchia intervista del 1975, concessa a Playboy: non esattamente l’Unità. E scopre, ma forse lo sospettava, che i “compagni di scuola” che l’hanno fatto fuori, ecco, i “compagni di scuola” trent’anni dopo sono arrivati sulle sue posizioni di allora. Su alcune, per lo meno. Ma per Marco, nel Pd che va solo, non c’è posto. E, così, rispunta l’idea del tandem. Ricomincia il flirt coi socialisti, a due anni dalla Rosa del Pugno, il progetto naufragato di un quarto polo laicista. «Qualcuno pensò di essere salito su taxi», chiosò Capezzone. Forse si sbagliava. Forse no. Ora il Cap. è tutto solo alla fermata dell’autobus Pdl. L’asse laico, allora. La sponda sul fronte del garofano è Franco Grillini, fuoriuscito dai Ds, che punta sulla Bonino candidata premier: «Sarebbe l’unica donna, un bel vantaggio». L’ostacolo, Gavino Angius, che a fare il secondo a vita proprio non ci sta. E i suoi fedelissimi si trinceano: «Bisogna parlarne».

Sogni e sintomi Il punto, scivoloso, è quello del simbolo. I socialisti non vogliono rinunciare, i radicali neppure. L’idea della “bicicletta” non piace a nessuno, e iniziano nuovamente i dissidi: ma è un braccio di ferro fra nani che neppure arrivano al tavolo. Un braccio di ferro fra formazioni e facce che hanno galleggiato sulla seconda repubblica fra mille difficoltà, reinventandosi ma non troppo, cambiando- già-per non cambiare affatto. E che hanno guardato, giorno dopo giorno, ad un passato-anche recente- in cui si stava meglio. «La verità è che lo Sdi si sta mangiando le mani a pensare, ora, che magari quella Rosa nel pugno l’avrebbe potuta annaffiare un pò per farla crescere», spiegava ieri Sergio D’Elia.

Liberi tutti Oltre al laicismo, c’è il garantismo. L’alleanza anti Di Pietro, «il più protetto dalla casta» secondo Pannella, che inonda le agenzie come ai tempi d’oro: «La sua situazione è quella di un leader politico oggettivamente ricattabile». Al pm de ferro. All’uomo che il garofano lo ha calpestato e spazzato via. Al ministro più popolare del governo Prodi. «Ricattabile». In queste accuse rapide, velenose, Marco, stretto nell’angolo, resta un gigante: «Allora, poichè questo signor Veltroni dice d’essere aperto a tutte le novità possibili, tranne che a noi, che rappresentiamo la più antica e nobile tradizione della politica italiana, ebbene questo signore non si illuda che lo molleremo…ah, ah, ah! Lo inseguiremo ovunque, e su qualsiasi terreno politico! Vediamo chi la spunta».

In fuga La spunterà W., non c’è da pensarci. Ma Pannella, oggi, ha in mano una carta vincente. Alzarsi dai pedali. Ripescare i vecchi numeri di Playboy, le immagini sfuocate dei cortei. Sfogliare un curriculum politico fatto di vittorie e batoste. Mettersi alla scrivania, e creare il pannellismo. Fare, cioè, il passo indietro che ci si aspetta da lui. Non più leader di partito, ma leader di opinione. Non più circondato da Bernardini e D’Elia, ma pensatore libero sulla scia di Monti etc. Un Pannella professore, a capo di un think tank liberale e laico, a dettare agende e inseguire il futuro. Fuori dai giochi del palazzo. Dentro le stanze dei bottoni. Col sigaro acceso, e senza tessere nel taschino. Marco Le Roi, che guarda tutti dall’alto. E ride fino a vomitare delle biciclette socialiste con le ruote sgonfie.

Il vicario