Bozze e boati

18 marzo 2008

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Marco Boato è un gigante della politica italiana. Testa finissima, parlamentare preparato, militante storico. Lotta Continua, Radicali, Verdi. A questo giro di giostra è stato tagliato dalla Sinistra Arcobaleno.

Lui ci scherza su, ma inchioda la gauche italiana, quella massimalista, travagliesca, grillesca e misera con un paio di dichiarazioni: «Votai contro l’arresto preventivo di Previti, ma votai a favore delle sue dimissioni da deputato dopo la condanna. Garantista non significa innocentista. Quel voto contrario mi ha scatenato contro la canea dei giustizialisti professionali, i Travaglio, Flores d’Arcais, Beppe Grillo. Sono giornalmente tormentato da persone ispirate dai loro blog. Ma vado per la mia strada. Trovo incoerente l’alleanza di Walter con Di Pietro, che ostenta ogni giorno il suo riformismo, con un giustizialista di quel calibro».

Boato è un politico vero, non improvvisato. Uno che sui banchi del parlamento ci ha passato una vita intera- «dalle 8 alle 24, tutti i giorni, sottolinea lui». Uno che, intervistato dal Giornale, si permette di far notare che: «Oggi più che il nuovo vedo il nuovismo; più della competenza, l’apparenza; più che la professionalità, l’improvvisazione». E su Pecoraro: «Mi imbarazza. Più volte gli ho detto che era interesse suo e dei Verdi fare emergere più facce. In qualsiasi partito, una faccia sola non funziona. Non sono stato ascoltato. Ha danneggiato se stesso e il partito». Ecco, questo è Marco Boato. Eppure, fra i grillini, il suo nome è tabù.

La legge sulle intercettazioni, uno dei baluardi degli anticasta da scrivania, porta il suo nome. Tutti quelli che «De Magistris fatto fuori perché ha toccato i potenti» guardano a Boato come lo scudiero del re opulento e sanguinario, che sta a Roma con le mignotte mentre i sudditi pagano le tasse. A Boato è stata anche dedicata una pagina su Wikipedia. Della storia lunga e avventurosa di Marco non rimane nulla. Restano soltanto queste informazioni: «Ha firmato per far avere al quotidiano Il Foglio 3,4 milioni di euro in contributi per l’editoria; ha mantenuto fede alla sua linea garanitista votando in Parlamento contro l’arresto di Cesare Previti, esponente di Forza Italia, o criticando il giudice del pool di Mani Pulite Gherardo Colombo, dopo che questi ha sostenuto che l’Italia sarebbe da molto tempo in mano ai ricatti dei partiti; è stato osteggiatore della proposta di Pierferdinando Casini in commissione Affari costituzionali, in merito al test antidroga a cui i parlamentari dovrebbero sottoporsi».

Tre cose pulite, sotto la luce del sole. Ma contrarie all’agenda Grillo. Boato non urla: «In galera», e ai travagli del web non sta bene. Boato fa il politico di professione, e ai Don Chisciotte da mailing list la cosa indigna. Boato non scherza sulla stempiatura di Berlusconi, sui baffi di D’Alema, sui difetti fisici di Bossi. Boato è intelligente, gli spammatori no. Ovvio che la sinistra che spara nel mucchio abbia deciso di fare a meno di lui. Che prende atto, sorride e se ne frega, ma fino a un certo punto: «Anche la santità ha dei limiti».

Il vicario


Appesi a un Pecoraro

21 gennaio 2008

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La settimana entrante è un campo minato. Prodi – per la prima volta in 20 mesi – teme davvero di non farcela. Il voto alla Camera sulla relazione di Clemente Mastella non lo preoccupa: Di Pietro si è ammorbidito e l’Udeur si è convinta a non includere nella mozione gli atacchi più duri ai giudici.

Il timore di Prodi è un altro. Ha la faccia del verde Alfonso Pecoraro Scanio. Il centrodestra porterà mercoledì in Senato una mozione di sfiducia contro il ministro dell’Ambiente. I numeri sono traballanti come mai nel passato. Anche perché Pecoraro Scanio ha un identikit che sembra fatto apposta per indispettire i parlamentari moderati più inquieti. Ma non è finita: giovedì mattina si rivota in Senato sul caso Mastella. E soprattutto, tra domani e dopodomani si capirà se prende il volo o meno il dialogo sulla legge elettorale.

Mandate a momeria il nuovo D-day. Mercoledì 23 gennaio. Santa Emerenziana, vergine e martire cristiana lapidata perché con tenacia continuò ad apostrofare i suoi persecutori sino all’ultimo. La contromossa di Prodi è già pronta: il premier sarà personalmente in Senato a fianco di Pecoraro Scanio. E intanto la grande operazione di recupero è in corso. A cominciare da Dini che ha già dichiarato al Corriere della sera di non voler votare a favore di Pecoraro. Non ci saranno sorprese dal duo Bordon & Manzione. Punto interrogativo invece sui senatori a vita e su quei personaggi in bilico come Pallaro o Fisichella.