Dove eravamo rimasti?

5 febbraio 2008

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Niente da fare. La ricreazione è finita. Marini ha accettato la sconfitta e rinunciato all’incarico. Ora Napolitano scioglierà le Camere. Il 13 aprile è la data più probabile per le elezioni. Prodi resta in carica per sbrigare gli affari correnti. Il Paese ha di fronte una nuova scintillante campagna elettorale.

E il referendum? Sarà per un’altra volta. Le 800mila firme raccolte da Guzzetta e Segni possono aspettare. La consultazione popolare è rinviata, tutto slitta di anno. Stessa sorte toccherà alle primarie che avrebbero dovuto consentire ai cittadini di scegliere i candidati del Partito democratico. Ora non le vuole più nessuno. La versione ufficiale è che “ormai non c’è più tempo”.

Nel Pd intanto si affilano i coltelli. Prodi invoca un “rinnovamento delle liste”, Bettini avverte: “Non useremo il bilancino”. La sanguinosa lotta per un posto al sole sta per cominciare. Veltroni vuole facce nuove perchè l’ardita operazione “soli contro tutti” non ammette sbagli. A farne le spese i parlamentari con tre legislature (o più) sulle spalle che potranno costituire al massimo il 10% degli eletti. I big a rischio sono tanti: da De Mita a Visco, da Violente a Mattarella.

Nella Cdl si litiga già come ai bei tempi andati. Fini vuole sbarazzarsi dei partitini di destra (Mussolini e Storace), Giovanardi abbandona l’Udc e passa armi e bagagli con il Cavaliere. Berlusconi intanto non ha ancora deciso che fare del Pdl (e della Brambilla): una lista a parte? Un richiamo nel simbolo di Forza Italia? Mistero. Intanto lady Mastella annuncia che potrebbe candidarsi con Berlusconi. Dai domiciliari al Parlamento: il passaggio è stretto ma la strada è ben battuta.

Il terzo incomodo è la Rosa Bianca. Sono i nuovi democristiani nati dall’asse Pezzotta-Baccini-Tabacci. Andranno alle elezioni da soli e vorrebbero essere il terzo Polo del Parlamento. D’Alema ci spera e già sogna un’alleanza: è la (vecchia) formula sinistra+moderati di centro, quella che Baffino persegue da 15 anni a questa parte. Beppe Grillo invece fa sapere che non si candiderà: “Spazio ai giovani”, dice lui.

E poi c’è Il Giornale berlusconiano che ipotizza un’alleanza Pd-Forza Italia. Nulla di più lontano dalla realtà. Il Pd è taglia corto: “Non esiste”. Il Cav. liquida invece l’indiscrezione con uno vocabolo equivoco: “E’ solo utopia”. Interessante lapsus: Berlusconi in realtà intendeva dire “fantasia” o qualcosa di simile.


Pizzeria La Rosa Bianca

31 gennaio 2008

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Moriremo democristiani. L’incubo della balena bianca è tornato. Merito della scissione di due (ex) Udc: Mario Baccini e Bruno Tabacci. Gemelli diversi, c’è già chi parla di “Tabaccini”. Il primo è un politico da piazza, vicino a Ruini, firmatario del Manifesto di Pezzotta. L’altro è l’incarnazione dell’operosa Dc lombarda.

Baccini è stato l’unico a sfilarsi dal documento di fedeltà alla linea Casini-Cesa delle “elezioni subito”. Il lombardo Tabacci (aria da professore, già presidente della regione, ottimi rapporti con gli industriali e i volenterosi dei due schieramenti: da Tremonti a Bersani), gli è poi andato dietro. Poca cosa dal punto di vista numerico (un deputato e un senatore), molto da quello politico: il 18 per cento dell’Udc è in mano loro. I due ci credono: “Serve una iniziativa nuova al centro. Potrà essere una Rosa Bianca, un fiore offerto alla speranza degli italiani”.

Il giudizio di Casini è piccato: “Inutile, non vale neanche la pena di parlarne”. La prima (e unica) adesione, per ora, è quella di Savino Pezzotta, ex sindacalista e organizzatore del Family-day. Hanno risposto “picche” il presidente di Confindustria Montezemolo e l’ex commissario Ue Monti. Il Pd già strizza l’occhio al nuovo movimento politico. E lo fa con le parole di Follini: “Una scelta che merita comprensione”. E poi c’è Di Pietro. Tonino gioca su più tavoli: tiene buoni rapporti col Pd e flirta con i post-dc.

Intanto Napolitano ha incaricato Marini di formare un governo per fare la legge elettorale. Il presidente del Senato avrebbe posto come condizione il via libera da parte di Berlusconi: “O convinco il Cavaliere o rinuncio all’impresa. Non farò la caccia al senatore”. Il Cavaliere non ci pensa nemmeno. An e Casini sono con lui. Insomma, serve un miracolo. La Lega, pacatamente, ha gridato al golpe e ha annunciato l’Aventino padano: “Se nasce un governo ritiriamo i nostri parlamentari”.