Il test dell’estate: sei dalemiano o veltroniano?

24 giugno 2008

Lo fanno tutti, e Pornopolitica non può essere da meno. Quando arriva l’estate è il momento dei test. Questo è il primo: il tema è quello più dibattuto sotto gli ombrelloni italiani. Tira più il baffo o l’occhiale rotondo? Ovvero: sei dalemiano o veltroniano?

Quando pensi a Berlusconi, immagini:
A – Un fenomeno difficilmente battibile, da combattere a colpi di politica.
B – Un interlocutore un po’ pazzo, tipo uno zio del mare con cui spesso si litiga ma che non riesce a mai stupire del tutto.

Il sistema tedesco è migliore del nostro?
A – Sì: più potere ai partiti, più possibilità di alleanze, meno tentazioni leaderistiche.
B – No: Klose e Podolsky, insieme, non valgono la metà di Totti.

La Fondazione Italianieuropei è:
A – Il motore che può rinnovare i fasti del Pd (e le conferenze coi filosofi costano meno)
B – Un covo di secchioni

Il partito liquido
A – Liquido? Ormai è liquefatto
B – Una necessità per essere moderni, sia in Europa che nel mondo

Francesco Rutelli
A – Rutelli chi?
B – Rutelli chi???

Franco Marini
A – Un personaggio importante, che rappresenta un’anima- quella popolare- che insieme ai Ds può essere la colonna dorsale del Pd
B – Mamma che noia

Rosy Bindi
A – Meglio Condoleezza
B – zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

La leadership
A – C’è, ma non si vede
B – Non si discute

Dio
A – Crederci? Diciamo che lo stimo
B – Se ci sei, aiutami

La corrente
A – Non c’è, nonostante si veda
B – L’hanno staccata, e addio notte bianca

La Lega Nord
A – E’ una costola della sinistra
B – Sono tipo i laziali, ma senza accento

L’addio di Prodi è stato
A – Lo schiaffo di un leader che non si riconosce nel partito
B – Lungo, troppo lungo

Prevalenza di risposte A
Sei un dalemiano. Hai una concezione togliattiana del partito, credi che il rinnovamento non possa prescindere dal confronto con i vecchi leader. E che il prossimo leader, nonostante tutto, debba essere ancora tu.

Prevalenza di risposte B
Sei un veltroniano. Credi nel partito leggero, non riesci a pronunciare la parola sconfitta. Pensi più all’apparenza che ai soldi. Mi fido di te. Ma nemmeno tanto.

Parità di risposte A e B
Sei un parisiano. Siete rimasti in due, tu e Parisi. E se stai leggendo queste righe, ti chiami Arturo e hai pochi capelli grigi, beh, ecco, sei rimasto solo tu.

Nessuna risposta
Sei un dipietrista. Non hai risposto neppure a una domanda perché questo blog non rispetta esattamente tutte le norme sul copyright e le norme, si sa, vanno rispettate.


Walter chi?

12 giugno 2008

“Nel Pd esiste una questione leadership”. L’indicibile frase è stata pronunciata da Arturo Parisi. Prodiano vivace e politico fondista, il navigato Arturo si è spinto là dove nessuno fra i big del partito aveva finora osato: “Vedo che l’idea di un congresso che affronti finalmente il tema della leadership del Pd unitamente a quello della linea comincia a imporsi come una necessità”. Significa che l’ex ministro della Difasa vuole la testa di Veltroni. Ed è in buona compagnia.

Parisi la mette giù durissima: “Finora il confronto è stato sistematicamente negato. Adesso serve un congresso vero. Chissà che il partito nuovo che non è riuscito finora a nascere, non finisca veramente per nascere nell’unico modo in cui può nascere un partito nuovo”. I prodiani sono ormai sparuta minoranza ma Veltroni fiuta tempesta. La sempre ben informata Maria Teresa Meli racconta sul “Corriere” che nella riunione del coordinamento Veltroni ha fatto capire il suo stato d’animo a tutti i presenti: “Così non si può andare avanti, io tento di sminare il terreno ma ogni giorno spunta una nuova polemica, comunque quel che è certo è che io non sto qui a farmi logorare: se ci sono delle linee alternative alla mia che emergano”.

Finora Walter ha vinto tutte le battaglie interne al partito. Dopo la batosta di Roma Massimo D’Alema voleva Pierluigi Bersani presidente dei deputati del Pd? Per sbarrargli la strada, Veltroni chiuse un patto continuista con i Popolari (il vero asse che da allora governa il partito), confermando Antonello Soro alla guida del deputati e la Ds Anna Finocchiaro al Senato. Nella sfida per le poltrone Walter non ha mostrato segni di cedimento: il popolare Beppe Fioroni all’Organizzazione, mentre per la presidenza del Comitato dei Servizi Segreti, Veltroni preferì il criterio della convenienza a quello della competenza, designando lo sconfitto Francesco Rutelli, anzichè – guarda caso – l’ex ministro Arturo Parisi.

In un mese Veltroni si è dunque blindato con una capacità di manovra che i detrattori non gli riconoscevano, ma si è guastato i rapporti con un drappello di personaggi che non hanno più ambizioni di premiership, ma che nel partito pesano come macigni. Per carisma, per storia personale e per preferenze. Stiamo parlando di D’Alema, che complotta anche quando dorme. Di Parisi e di Rosy Bindi, che da mesi invocano più collegialità nel partito. E di Romano Prodi, che non ha mai perdonato a Veltroni l’aver pubblicamente ripudiato il suo governo. E così, nei colloqui privatissimi, è spuntata per la prima volta l’idea incoffessabile: se le Europee del 2009 dovessero andar male, chi l’ha detto che Veltroni sarà il leader del Pd fino al 2013?

Gianni Cuperlo, sgomitante rampollo dalemiano, carica a testa bassa: “Il progetto del Pd rischia seriamente di fallire: se si rimuove la sconfitta e si afferma il modello di una confederazione di componenti, i capi del partito rischiano di impiegare i prossimi anni a impiegare se stessi e i propri cari in previsione della rivincita”. Poi, giusto per fugare ulteriori dubbi, la frase chiave: “Indire un congresso del Pd può essere utile”. E Prodi? Lui, non coltiva certo leadership alternative, ma intanto non ritratta (come invece vorrebbe Veltroni) le dimissioni dalla presidenza del Pd e soprattutto ritiene un “errore madornale” escludere dal gioco la sinistra radicale, “perché il compito di un grande partito come il Pd è quello di includere chi ha un’altra vocazione, proprio come ho fatto io con il mio governo”.

Nel Pd volano gli stracci. Pochi giorni fa è sbottato persino il pacato Marco Follini: “Veltroni ha gestito il dopo-elezioni con uno stato d’animo fin troppo prudente e senza una risposta al verdetto elettorale”. Certo, sono solo scricchiolii. Però sono reali. Tant’è vero che tutti i big democratici nelle ultime ore si sono sentiti in dovere di ripetere – chissà perché – che “la leadership di Walter non si discute”. A complicare la delicata situazione si aggiunge anche il pasticciaccio della collocazione europea del Pd. Sul tema regnano confusione e isteria. Rutelli e i popolari non vogliono morire socialisti e non intendono accasarsi con il Pse a Strasburgo. Mentre gli ex Ds non prendono neppure in considerazione l’ipotesi di finire nelle file dei democratici di Bayrou, il centrista francese.

Scuola Dc. “Walter non e’ in discussione, è una risorsa per tutto il partito”, dice Fioroni, uno degli azionisti di maggioranza della componente democristiana che sostiene la segreteria Veltroni. Nel momento in cui infuria l’assedio, le sue parole paiono una dichiarazione a sostegno del Loft. Ma Fioroni è un democristiano. Quel termine “risorsa”, scelto con perfido zelo, nel linguaggio cifrato del mondo ex dc non è una parola qualunque, è peggio di un insulto diretto. Per spiegarlo bastano le parole di un altro riferimento dell’area popolare, Dario Franceschini, che in un suo vecchio articolo scriveva: “Nella Dc a vent’anni sei un bambino, a trent’anni devi crescere, a quaranta sei ancora giovane, e a cinquanta sei una preziosa risorsa”. Ecco, stavolta Fioroni a Veltroni ha risparmiato solo l’aggettivo “preziosa”, per il quale forse bisognerà aspettare. Ma è solo questione di qualche settimana…


L’alfabeto del voto/2

2 aprile 2008

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H come Hamas – “E’ giusto parlare con Hamas”, dice D’Alema. “Distruggeremo Israele dalla faccia della terra. Sionisti porci e musi di scimmia”, la cartolina firmata dagli integralisti. Ma Sergione Romano difende “baffino”: “Sottobanco si tratta con tutti”.

I come Inciucio – La ricetta di “Newsweek”: ci vuole il Veltrusconi. Walter dice che al massimo si può trovare un accordo sulle riforme. Berlusconi chiude la porta: piuttosto cercherà l’alleanza col figliol prodigo Casini.

L come Lista – Intesa come quella dei futuri ministri. Silvio ripresenta la vecchia squadra. Frattini sogna la Farnesina. Formigoni pure, ma l’aver fatto affari con Saddam non lo aiuta. Walter è a caccia di nomi pesanti: su tutti Mario Monti all’Economia. Ma il vero sogno veltroniano – quello con cui si vincono le elezioni – è Luca Cordero di Montezemolo.

M come Monnezza – Veltroni chiede a Bassolino di dimettersi. Lui non molla la poltrona. D’Alema catapultato in Campania per salvare la faccia del Pd: dalla pace in Medio Oriente alle mozzarelle di bufala. Funambolo Massimo.

M (bis) come Marianna Madia – La baby veltroniana esordisce alla grande: “Metterò al servizio del Pd tutta la mia inesperienza”. Gelo, e tutte le dichiarazioni successiva arrivano da una grotta alla Bin Laden. Fino all’apprezzamento per la lista Aborto no grazie. Ferrara: “Quando saremo in Parlamento porteremo avanti assieme le stesse battaglie”. Risate ovunque, tranne che al Loft.

N come Neri per caso – Dopo la latitanza (non nel senso di assenza) torna in pista Roberto Fiore. E’ il candidato premier di Forza Nuova: “La shoa? Roba da storici. Pronti ad appoggiare Berlusconi, come alle Regionali ’05”. Il giornalista del Corriere ci prova: “Ma voi nei vostri Campi vendete spille di Hitler e del Duce”. La risposta: “Comuni interi fanno profitti sui gadget. Non è questo il punto”.

O come Operaio – Un Cipputi in lista non si nega a nessuno. Meglio se della Thyssen. Veltroni imbarca Boccuzzi. Diliberto non si candida per far posto a Ciro Argentino. Della serie “in groppa alla tragedia”.

P come Prodi – Il Professore “poeta morente” viene tenuto segregato nel bunker di Palazzo Chigi per due mesi. Poi, a una manciata di giorni dal voto, Walter si impietosisce: “Il 9 aprile io e Romano parleremo insieme al comizio di Bologna”.

CONTINUA…


Anime fiammeggianti

6 marzo 2008

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I terremoti si sviluppano lenti, poi esplodono. Sotto Veltroni, oggi, c’è un cratere pieno di lava. La campagna di Walter è stata napoleonica. L’ex sindaco di Roma ha preso il possesso del partito con forza: ha sparigliato le carte, ha puntato sulla modernità, sulle riforme, sui nomi laterali ma pesanti. Il professor Pietro Ichino, Matteo Colaninno e Massimo Calearo in testa. La scommessa di Veltroni è ambiziosa: «Il Pd sarà il partito di tutti, dell’operaio e dell’imprenditore».

Il punto, però, è che la rottura dell’equilibrio è drammatica. Meno di un anno fa, all’ultima assise dei Ds, la sinistra era ancora quella- storica- delle scomuniche e degli anatemi. Un partito-chiesa che si è spaccato, ma che ha lasciato molti nostalgici: qualche dalemiano, l’Unità. Poi, c’è stata l’identificazione con l’Unione, quella del «Prodi poeta morente», che la notte delle primarie abbracciava Walter e Rosi Bindi, i due estremi (ideologici e operativi) del partito. Anche quel passato-recentissimo- è stato lasciato alle spalle. Molti simboli di quella stagione sono rimasti fuori dalle liste: Visco, Amato, Caldarola. Nomi importanti, cancellati da un colpo di spugna made in loft.

Ufficio reclami Oggi le fondamenta del Pd sono solide soltanto in apparenza. E, l’esercito degli sconfitti, inizia a reclamare. Arturo Parisi, il più vicino a Romano, ha aperto il fuoco. Martedì sera Calearo aveva usato il linguaggio diretto che lo contraddistingue: «San Clemente Mastella – ha detto – ha fatto bene al Paese perchè ha fermato il governo e adesso c’è un partito come il Pd che ha un programma moderno». La risposta dell’ex ministro della Difesa è stata violenta. Innanzitutto ha messo in discussione la sua candidatura, poi ha affondato: «Non posso che commentare in un solo modo le affermazioni di Calearo: sono gravi e, per me, inaccettabili». La Bindi non ha perso tempo: «Capisco gli interrogativi di Arturo e non voglio e non posso pensare ad una sua rinuncia alla candidatura».

Il sistema W.
Insomma il sistema Walter scricchiola. Il silenzio assenso di D’Alema e Fassino è importante, ma la sensazione è che nel ventre del partito si stia creando una sacca di insoddisfazione, pronta ad esplodere nel caso di una sconfitta troppo pesante ad aprile. Il senatore Larizza, sostituito in extremis da Ceccanti, è un sintomo, uno che- da fuoriuscito- può permettersi di dire quello che pensano in molti: «Perchè ho rinunciato all’elezione sicura? Può darsi che una delle risposte stia proprio nella gestione oligarchica delle liste; può darsi inoltre che le scelte a favore di amiche, amici, portaborse, portaordini, segretarie abbiano imposto un chiarimento». Questo è il punto chiave: la gestione oligarchica, una gestione che permette di amministrare al meglio le vittorie e le rimonte, il giorno della sconfitta si rivelerà un boomerang. Ai piedi dell’entusiasmo del leader- «cominciamo a pensare di farcela»- c’è un branco di lupi, affamati e rabbiosi. Veltroni tira dritto: «La gente è molto ragionevole, e dice basta alla politica dell’io». Infatti Walter, infatti.

Il vicario


Nani e ballerine

4 marzo 2008

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Arrivano le grane. Il Pd ha chiude le liste e la rabbia monta. “Veltroni ha bluffato”. I Radicali menano fendenti: “La proposta fatta dal Pd dei nove eletti non è mantenuta. Ora non c’è niente da negoziare e non è tollerabile nessuna trattativa da suk”. La Bonino è furiosa: “Non intendo candidarmi in Piemonte, perchè non sono un soprammobile che si può prendere e spostare”.

E pensare che c’è chi aveva fatto un passo indietro (da Prodi, a Visco, ad Amato) perchè servivano “facce nuove”. Ma adesso ci ritroviamo nei collegi blindati una sequela di “figli di”, “mogli di”, grigi addetti stampa e portavoce, sconosciute segretarie, collaboratori vari e capi segreteria. Il sottobosco che fino a ieri sgomitava nelle retrovie delle Repubblica, avrà presto il suo posto al sole. Camera o Senato, il risultato è lo stesso. Su La Stampa Fabio Martini la chiama “valorizzazione senza precedenti degli staff”. E anche l’asso nella manica calato da Walter, il falco di Confindutria Massimo Calearo, catalizza una sequela di mugugni.

Nella categoria “figli/e di” c’è l’ormai arcinota Marianna Madia, il cui padre era amico di Veltroni. La “fighetta del loft” (come è stata ribattezzata dai maligni) è sponsorizzata anche da Enrico Letta, Giovanni Minoli e Giorgio Napolitano. Nel collegio Sicilia 1 alla Camera il Pd lancia Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro Salvatore, cui è stato impedito di candidarsi personalmente. “La famiglia conserva il seggio. Nel 2008 si può diventare deputati anche per diritto ereditario”, commenta Sebastiano Messina su La Repubblica.

Sul fronte “mogli di” si è riproposto lo scenario del 2006. Anna Serafini, la battagliera Lady Fassino che aveva sputato veleni corrosivi contro Veltroni quando per la regola dei tre mandati rischiava di rimanere fuori, viene tranquillamente confermata con un seggio sicuro al Senato in Sicilia. Stesso destino per Anna Maria Carloni, al numero 3 nella circoscrizione Senato in Campania: Walter dice di voler fare fuori il marito, Antonio Bassolino, ma intanto si tiene stretta la moglie. Il mariniano Giuseppe Fioroni ha imposto invece la sua segretaria (tale Luciana Pedoto) in un posto sicuro in Campania 2 alla Camera. La pasionaria Rosy Bindi ha parcheggiato il suo collaboratore Salvatore Russillo nella circoscrizione Basilicata alla Camera.

Tutti confermati i teodem. L’unica novità è il dirottamento della Binetta dal Senato alla Camera: a Palazzo Madama i cattolici duri e puri non saranno in condizione di nuocere. Restano fuori invece il costituzionalista Stefano Ceccanti, Piergiorgio Gawronski e Giuseppe Lumia, vice presidente della Commissione antimafia e simbolo della lotta a Cosa Nostra. In compenso Walter ha imbarcato il potente diessino Vladimiro Crisafulli from Enna, a suo tempo indagato e prosciolto per presunti rapporti con un mafioso. Massimo D’Alema sarà capolista per la Camera in Campania, una mission impossible. A Napoli è una catastrofe: i sondaggi danno il Pd al 25 per cento, e il Pdl di Berlusconi oltre il 50.

Prodi ha fatto incetta di poltrone. Il solito Silvio Sircana è transitato dalla Camera al collegio senatoriale della Campania. Lo staff del Professore è stato infilato al completo: il delegato alle questioni di San Marino, Sandro Gozi, alla Camera in Umbria; Ricky Levi, alla Camera Sicilia 2; l’ex “saggio” del Pd in quota prodiana, Mario Barbi, alla Camera Piemonte 2. Anche Walter ha deciso di elargire regali alla cricca dei suoi collaboratori: il capo segreteria Vinicio Peluffo alla Camera in Lombardia 1; il responsabile del sito internet Francesco Verducci alla Camera nelle Marche; lo storico capo segreteria (prima a Botteghe Oscure e poi in Campidoglio) Walter Verini, in Umbria diretto anche lui a Montecitorio.

Non è voluto essere da meno il vice Franceschini, che oltre al portavoce Martino ha ottenuto poltrone sicure anche per il suo capo segreteria alla Camera quando era capogruppo del Pd, Alberto Losacco (ora dirigente del Loft), e l’attuale capo segreteria Antonello Giacomelli, candidati rispettivamente in Puglia e in Toscana alla Camera. Altri due collaboratori promossi nelle liste: il consigliere di Vincenzo Visco al ministero delle Finanze, Stefano Fassina (Liguria, Camera), e il braccio destro di Arturo Parisi al ministero della Difesa, Fausto Recchia (Lazio 1, Camera). Anche Piero Martino, portavoce di Dario Franceschini è stato piazzato nella circoscrizione Sicilia 1 alla Camera. 

g.m.

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P.S.: Pornopolitica non fa marchette.
Però oggi vi segnaliamo un’iniziativa che ci piace. E’ una rivista gratuita. Si chiama Nulla dies sine Linea. La trovate qui: http://nulladiessinelinea.wordpress.com/ 


Il nuovo che avanza

29 gennaio 2008

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Franco Marini, nato il 9 aprile 1933 a San Pio delle Camere. Giuliano Amato, classe 1938 from Torino. Centoquarantaquattro anni in due. Per uscire dalla crisi di governo, il Paese si affida a loro. Sì, perchè nonostante la minaccia berlusconiana di convogliare a Roma milioni persone, Giorgio Napolitano non pare disposto a sciogliere le Camere.

Ma c’è di più. Anzichè conferire al presidente del Senato o al ministro dell’Interno un semplice mandato esplorativo (della serie “senti un po’ che aria tira in Parlamento e poi mi riferisci”), il Capo dello Stato ha intenzone di conferire un mandato pieno. Il Quirinale mira a un governo con un obiettivo chiaro: riforma elettorale e misure di sostegno ai salari. Se Marini (o Amato, fate voi) otterrà la fiducia procederà con la formazione di un governo. Se andrà male, sfratterà Prodi da Palazzo Chigi e gestirà gli affari correnti da qui alle elezioni.

Oggi al Quirinale salgono il Pd e Berlusconi. Il leader di Forza Italia chiederà le elezioni. La risposta sarà “no”. Anche perchè Casini ieri, nel colloquio con Napolitano, ha invocato “un governo di pacificazione tra le forze più responsabili dei due schieramenti”. Guarda caso, le stesse parole usate da Montezemolo. E dal Vaticano. Il Pd è già pronto a festeggiare. Il veltroniano Relacci ha scoperto le carte: “A noi va bene un governo del presidente anche se Forza Italia non fosse d’accordo”. I voti mancanti li metterebbero Rifondazione e i “nanetti” di sinistra. E il gioco sarebbe fatto.

Dentro Forza Italia il panico la fa da padrone. Cichitto, stratega (?) del Cavaliere, ha lanciato l’allarme: “Se si cambia una virgola della legge elettorale, entriamo in un meccanismo per cui non si vota a giugno ma tra qualche anno”. Lega e An restano ferme sulla richiesta di elezioni anticipate. D’Alema e Rutelli sono i più convinti sostenitori di un governo del presidente. Veltroni ha qualche dubbio. I prodiani sono i più battaglieri: come dice Rosy Bindi “o c’è un governo di larga coalizione o c’è solo Prodi”. E poi c’è ancora da fare pagare il conto a Walter per la caduta di Romano.

Amato e Marini non sono intercambiabili. Il primo potrebbe insediarsi alla guida di un governo “politico” con un orizzonte temporale di 15-18 mesi. Questa opzione prevede l’appoggio dell’Udc. D’Alema ci sta lavorando. Anche le gerarchie cattoliche sono contrarie alle elezioni anticipate. L’ipotesi-Marini consiste invece in un esecutivo composto da tecnici ma servirebbe l’appoggio (o almeno l’astensione) di Forza Italia. L’ex sindacalista Cisl ha un altro punto a suo favore: la sua ascesa a Palazzo Chigi libererebbe la poltrona della presidenza del Senato: il Pd la potrebbe offrirla a qualche Udc (leggi Baccini) o a qualche colomba di Forza Italia (leggi Pisanu).

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SPECIALE CRISI: le “quote” di Pornopolitica:
Elezioni (60%) (favorevoli: Forza Italia, An, Lega, La Destra, Udeur, Pdci)
Governo per le riforme (40%) (favorevoli: Pd, Rifondazione, Udc, Verdi, Italia dei Valori, Radicali, Liberaldemocratici) – (papabili: Marini, Amato, Draghi)
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Il grande freddo

26 gennaio 2008

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Eccoci catapultati nel labirinto della crisi del secondo governo Prodi. Di nuovo, c’è ben poco. Napolitano ha avviato le consultazioni. Termineranno martedì ma è prevedibile un secondo giro di incontri. Insomma, si va per le lunghe.

Il Pd rompe gli indugi e punta tutto su un governo per le riforme. Che è anche l’obiettivo di Napolitano. Il partito del “no-voto” incassa pure l’appoggio di Montezemolo: “Prima di andare alle urne serve una nuova legge elettorale”. Marini fa sapere di non essere interessato a diventare premier, ma ci credono in pochi. E anche Prodi si sfila: “Niente reincarico. Adesso farò il nonno”. Veltroni punta tutto su Casini. Il leader dell’Udc prima risponde “presente”, poi in serata gela Walter: “Devi convincere anche Berlusconi, io da solo non faccio giochini”.

Ma il Cavaliere è irremovibile. Neanche l’ipotesi di incaricare per il governo-ponte il fido Gianni Letta convince Silvio. L’animale fiuta il sangue (di Veltroni) e tira dritto per la sua strada. In due mesi può tornare a Palazzo Chigi. I sondaggi lo danno dieci punti percentuali sopra la sinistra. Gli appelli alla responsabilità di Napolitano, Montezemolo, Veltroni e Casini non lo turbano per niente: “Alla gente di una nuova legge elettorale non importa un fico”. Poi una minaccia agli alleati in odor di tradimento: “Se l’Udc appoggiasse un governo istituzionale, non avrebbe più futuro politico”.

Intanto nel Pd scatta la resa dei conti. Il prodiano Parisi chiede “un’autocritica”. L’idea che il governo sia caduto per la follia veltroniana di un Pd alle urne in solitaria, resta. L’altra sera anche Rosy Bindi (ospite da Santoro) non ha trattenuto la sua rabbia contro Walter. Prodi per ora è un agnellino. Fedele alla linea. Nessuno screzio con Veltroni, anzi “riconoscenza per il sostegno ricevuto”. Il premier dimissionario ostenta massima disciplina e conferma che “bisogna fare di tutto per evitare le elezioni”. Ma è una tregua armata, non durerà. Il Professore medita vendetta.

Berlusconi invece non aspetta il via e scatta in campagna elettorale. Da Napoli – in un comizio davanti al movimento di Sergio De Gregorio, “Italiani nel mondo” – annuncia addirittura i primi provvedimenti del suo futuro governo. Si va dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa ad un disegno di legge che limiterà le intercettazioni. E si magistrati ne ordineranno di illegali “cinque anni di prigione e altrettanti per chi le esegue”. Solo due milioni di euro di multa invece per i giornali che le pubblicano. Silvio è proiettato verso il voto: una fidata cricca di consiglieri-professori-intellettuali è già al lavoro sul programma. A Porta a Porta è già pronta la scrivania.

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Speciale crisi: le “quote” di Pornopolitica:
Elezioni (65%) (favorevoli: Forza Italia, An, Lega, La Destra, Udeur, Verdi, Pdci, Italia dei Valori)
Governo per le riforme (35%) (favorevoli: Pd, Rifondazione, Udc, Radicali, Liberaldemocratici) – (papabili: Marini, Letta, Draghi, Amato)
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