Notturno democratico

15 marzo 2008

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Calma piatta. In casa Pd, dopo la partenza sprint della campagna elettorale, i sondaggi tendono allo stallo. Tra i sei e gli otto punti di distacco dal Pdl. Insomma, non ce n’è. O, se preferite, “non si può fare”. Pure i bookmakers inglesi danno sempre meno credito ai democratici nostrani.

Qualche dubbio comincia ad affiorare anche al loft. Non tanto per lo stallo del Pd che si spera momentaneo ( gli indecisi sono molti più del solito), quanto per la sostanziale tenuta di Berlusconi, a dispetto di quelle che appaiono come gaffes evidentemente solo a sinistra. L’impresentabile Ciarrapico, le massaggiatrici in lista, le precarie a cui consiglia di trovarsi un martito ricco come Piersilvio, il progetto “via dal Libano, torniamo in Iraq”: il Pdl inanella una figuraccia al giorno. Niente di nuovo, il Cav. se ne frega. E i suoi elettori pure.

Walter-Ego. I problema è che la campagna del Pd è giocata tutta sulle (notevoli?) capacità di comunicatore del leader. Dietro Veltroni c’è il vuoto. Franceschini, l’ex democristiano tascabile di Walter, non è un gran combattente. Dall’ultima apparizione – nel salotto amico di Ballarò – è uscito con le ossa rotte. Fini ha menato ceffoni: “Chiedi scusa e non permetterti mai più di insinuare che sono razzista, perchè il politicamente corretto non lo insegnate a nessuno”. Lui ha incassato. Pacatamente.

I compagni d’un tempo fanno quello che possono, cioè poco. Fassino è scomparso (non certo per sua scelta), D’Alema è stato catapultato in soccorso di Bassolino in Campania, Rutelli ha abbandonato la nave prima del naufragio decidendo di correre per il Campidoglio. Rimangono i giovani, i pupilli di Walter. Ma sulla scena pubblica arrancano. Si dimostrano un po’ troppo “leggerini” per non finire quotidianamente sbranati in diretta tv dai navigati berluscones. L’impressione è che il leader del Pd abbia ormai sparato tutte le cartucce. In realtà ne resta una. 

Libertà è partecipazione. Realacci, guru della comunicazione, la mette così: “Il 30 marzo, con gli elettori delle primarie trasformati in attivisti, partirà la volata finale”. L’idea è quella di richiamare il popolo delle primarie e offrire a tutti il materiale e le istruzioni per l’uso, “il vademecum per la campagna elettorale fai da te”. Il problema è che rischia di rivelarsi la solita iniziativa autoreferenziale. Elettori del Pd che mandano sms ad altri elettori del Pd per dirgli di votare Pd. Niente di nuovo. E infatti Berlusconi – anche di questa futura mobilitazione democratica – se ne frega. E i suoi eletori pure.


Palla al centro

17 febbraio 2008

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Pier rompe gli indugi e varca il Rubicone. Casini il bello – dopo 14 anni di odi et amo con Silvio – dice addio al Caimano. Non è ancora il salto della quaglia tra le braccia di Veltroni, ma i boatos di Palazzo dicono che è solo una questione di tempo. Per la precisione 56 giorni. Perchè nella grande sbornia bipolarista, il gruzzolo di voti che raccimoleranno centristi potrebbe diventare decisivo per la formazione di un nuovo governo.

Pier si posiziona al centro e spariglia il tavolo. E adesso si scopre che Silvio non ha più l’oro in bocca. Il trend evidenziato dai sondaggi premia Veltroni: al loft del Pd parlano di due punti percentuali in più in dieci giorni di campagna elettorale. Ermete Realacci ci crede: “Possiamo vinere le elezioni”. Il responsabile della comunicazione del Pd, urla nel telefono per dirci che “Berlusconi rappresenta la vecchia politica”, per poi rassicurare che “Walter manterrà toni pacati, parlerà a tutti gli italiani e affronterà i temi che stanno più a cuore ai cittadini”. Solo quando gli chiediamo che fine farà il conflitto d’interessi Realacci tentenna: “La legge la faremo. Ma non è una priorità”.

Da Fiuggi al Ppe, il miracolo è compiuto. A destra Fini incassa il via libera unanime della direzione del partito alla decisione di imbarcarsi nella nuova creatura berlusconiana. Alleanza nazionale “archivia” simbolo e partito in nome di un rafforzamento del bipolarismo. I colonnelli si schierano al fianco del capo che non teme il ridicolo quando afferma che “i valori di Fiuggi sono esattamente quelli del Ppe”. Il dado è tratto. Fini invita anche a non “impiccarsi” nelle discussioni “poco dignitose” sui simboli e sui nomi. Perfino Mirko Tremaglia, l’ex ragazzaccio di Salò, appone il suo sigillo sull’operazione Pdl. Forse avrà pensato che i valori della X Mas sono esattamente quelli del Ppe.

Un animale politico si aggira per l’Italia. Veltroni pare indemoniato. I suoi fedelissimi sostengono di non averlo mai visto così in palla. I colpi di teatro si moltiplicano, l’ex sindaco di Roma ne inventa uno al giorno. Che poi diventano prime pagine di quotidiani, titoli di apertura dei tg e avversari costretti a inseguire. L’altro ieri la decisione di candidarsi in tre circoscrizioni, ma solo come numero: al numero uno Veltroni metterà dei giovani. Poi Matteo Colaninno e il sopravvissuto della Thyssen nelle liste del Pd. Oggi la partenza in un pullman ecologico per 12 mila 650 chilometri di giro d’Italia. E se perfino D’Alema dice che “la rimonta è possibile”…
g.m.