Il test dell’estate: sei dalemiano o veltroniano?

24 giugno 2008

Lo fanno tutti, e Pornopolitica non può essere da meno. Quando arriva l’estate è il momento dei test. Questo è il primo: il tema è quello più dibattuto sotto gli ombrelloni italiani. Tira più il baffo o l’occhiale rotondo? Ovvero: sei dalemiano o veltroniano?

Quando pensi a Berlusconi, immagini:
A – Un fenomeno difficilmente battibile, da combattere a colpi di politica.
B – Un interlocutore un po’ pazzo, tipo uno zio del mare con cui spesso si litiga ma che non riesce a mai stupire del tutto.

Il sistema tedesco è migliore del nostro?
A – Sì: più potere ai partiti, più possibilità di alleanze, meno tentazioni leaderistiche.
B – No: Klose e Podolsky, insieme, non valgono la metà di Totti.

La Fondazione Italianieuropei è:
A – Il motore che può rinnovare i fasti del Pd (e le conferenze coi filosofi costano meno)
B – Un covo di secchioni

Il partito liquido
A – Liquido? Ormai è liquefatto
B – Una necessità per essere moderni, sia in Europa che nel mondo

Francesco Rutelli
A – Rutelli chi?
B – Rutelli chi???

Franco Marini
A – Un personaggio importante, che rappresenta un’anima- quella popolare- che insieme ai Ds può essere la colonna dorsale del Pd
B – Mamma che noia

Rosy Bindi
A – Meglio Condoleezza
B – zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz

La leadership
A – C’è, ma non si vede
B – Non si discute

Dio
A – Crederci? Diciamo che lo stimo
B – Se ci sei, aiutami

La corrente
A – Non c’è, nonostante si veda
B – L’hanno staccata, e addio notte bianca

La Lega Nord
A – E’ una costola della sinistra
B – Sono tipo i laziali, ma senza accento

L’addio di Prodi è stato
A – Lo schiaffo di un leader che non si riconosce nel partito
B – Lungo, troppo lungo

Prevalenza di risposte A
Sei un dalemiano. Hai una concezione togliattiana del partito, credi che il rinnovamento non possa prescindere dal confronto con i vecchi leader. E che il prossimo leader, nonostante tutto, debba essere ancora tu.

Prevalenza di risposte B
Sei un veltroniano. Credi nel partito leggero, non riesci a pronunciare la parola sconfitta. Pensi più all’apparenza che ai soldi. Mi fido di te. Ma nemmeno tanto.

Parità di risposte A e B
Sei un parisiano. Siete rimasti in due, tu e Parisi. E se stai leggendo queste righe, ti chiami Arturo e hai pochi capelli grigi, beh, ecco, sei rimasto solo tu.

Nessuna risposta
Sei un dipietrista. Non hai risposto neppure a una domanda perché questo blog non rispetta esattamente tutte le norme sul copyright e le norme, si sa, vanno rispettate.


Walter chi?

12 giugno 2008

“Nel Pd esiste una questione leadership”. L’indicibile frase è stata pronunciata da Arturo Parisi. Prodiano vivace e politico fondista, il navigato Arturo si è spinto là dove nessuno fra i big del partito aveva finora osato: “Vedo che l’idea di un congresso che affronti finalmente il tema della leadership del Pd unitamente a quello della linea comincia a imporsi come una necessità”. Significa che l’ex ministro della Difasa vuole la testa di Veltroni. Ed è in buona compagnia.

Parisi la mette giù durissima: “Finora il confronto è stato sistematicamente negato. Adesso serve un congresso vero. Chissà che il partito nuovo che non è riuscito finora a nascere, non finisca veramente per nascere nell’unico modo in cui può nascere un partito nuovo”. I prodiani sono ormai sparuta minoranza ma Veltroni fiuta tempesta. La sempre ben informata Maria Teresa Meli racconta sul “Corriere” che nella riunione del coordinamento Veltroni ha fatto capire il suo stato d’animo a tutti i presenti: “Così non si può andare avanti, io tento di sminare il terreno ma ogni giorno spunta una nuova polemica, comunque quel che è certo è che io non sto qui a farmi logorare: se ci sono delle linee alternative alla mia che emergano”.

Finora Walter ha vinto tutte le battaglie interne al partito. Dopo la batosta di Roma Massimo D’Alema voleva Pierluigi Bersani presidente dei deputati del Pd? Per sbarrargli la strada, Veltroni chiuse un patto continuista con i Popolari (il vero asse che da allora governa il partito), confermando Antonello Soro alla guida del deputati e la Ds Anna Finocchiaro al Senato. Nella sfida per le poltrone Walter non ha mostrato segni di cedimento: il popolare Beppe Fioroni all’Organizzazione, mentre per la presidenza del Comitato dei Servizi Segreti, Veltroni preferì il criterio della convenienza a quello della competenza, designando lo sconfitto Francesco Rutelli, anzichè – guarda caso – l’ex ministro Arturo Parisi.

In un mese Veltroni si è dunque blindato con una capacità di manovra che i detrattori non gli riconoscevano, ma si è guastato i rapporti con un drappello di personaggi che non hanno più ambizioni di premiership, ma che nel partito pesano come macigni. Per carisma, per storia personale e per preferenze. Stiamo parlando di D’Alema, che complotta anche quando dorme. Di Parisi e di Rosy Bindi, che da mesi invocano più collegialità nel partito. E di Romano Prodi, che non ha mai perdonato a Veltroni l’aver pubblicamente ripudiato il suo governo. E così, nei colloqui privatissimi, è spuntata per la prima volta l’idea incoffessabile: se le Europee del 2009 dovessero andar male, chi l’ha detto che Veltroni sarà il leader del Pd fino al 2013?

Gianni Cuperlo, sgomitante rampollo dalemiano, carica a testa bassa: “Il progetto del Pd rischia seriamente di fallire: se si rimuove la sconfitta e si afferma il modello di una confederazione di componenti, i capi del partito rischiano di impiegare i prossimi anni a impiegare se stessi e i propri cari in previsione della rivincita”. Poi, giusto per fugare ulteriori dubbi, la frase chiave: “Indire un congresso del Pd può essere utile”. E Prodi? Lui, non coltiva certo leadership alternative, ma intanto non ritratta (come invece vorrebbe Veltroni) le dimissioni dalla presidenza del Pd e soprattutto ritiene un “errore madornale” escludere dal gioco la sinistra radicale, “perché il compito di un grande partito come il Pd è quello di includere chi ha un’altra vocazione, proprio come ho fatto io con il mio governo”.

Nel Pd volano gli stracci. Pochi giorni fa è sbottato persino il pacato Marco Follini: “Veltroni ha gestito il dopo-elezioni con uno stato d’animo fin troppo prudente e senza una risposta al verdetto elettorale”. Certo, sono solo scricchiolii. Però sono reali. Tant’è vero che tutti i big democratici nelle ultime ore si sono sentiti in dovere di ripetere – chissà perché – che “la leadership di Walter non si discute”. A complicare la delicata situazione si aggiunge anche il pasticciaccio della collocazione europea del Pd. Sul tema regnano confusione e isteria. Rutelli e i popolari non vogliono morire socialisti e non intendono accasarsi con il Pse a Strasburgo. Mentre gli ex Ds non prendono neppure in considerazione l’ipotesi di finire nelle file dei democratici di Bayrou, il centrista francese.

Scuola Dc. “Walter non e’ in discussione, è una risorsa per tutto il partito”, dice Fioroni, uno degli azionisti di maggioranza della componente democristiana che sostiene la segreteria Veltroni. Nel momento in cui infuria l’assedio, le sue parole paiono una dichiarazione a sostegno del Loft. Ma Fioroni è un democristiano. Quel termine “risorsa”, scelto con perfido zelo, nel linguaggio cifrato del mondo ex dc non è una parola qualunque, è peggio di un insulto diretto. Per spiegarlo bastano le parole di un altro riferimento dell’area popolare, Dario Franceschini, che in un suo vecchio articolo scriveva: “Nella Dc a vent’anni sei un bambino, a trent’anni devi crescere, a quaranta sei ancora giovane, e a cinquanta sei una preziosa risorsa”. Ecco, stavolta Fioroni a Veltroni ha risparmiato solo l’aggettivo “preziosa”, per il quale forse bisognerà aspettare. Ma è solo questione di qualche settimana…


La marcia su Roma

28 aprile 2008

L’ultimo verdetto delle elezioni è stato un terremoto. Nel Pd si aprirà una guerra intestina durissima. Si cercheranno nuove alleanze, al centro come a sinistra. La leadership di Veltroni torna in discussione. Berlusconi esulta. Per gli ex missini sono i giorni della gloria: Alemanno al Campidoglio, La Russa alla Difesa, ministeri a pioggia e mercoldì Fini sarà eletto presidente della Camera.

19.18 Veltroni: “Ringrazio Rutelli ma è una sconfitta molto grave. Amarezza personale e politica. Ora analisi seria”.

19.11 Ora però Alemanno sta esagerando: “Voglio portare Roma dentro l’Europa e al centro del Mediterraneo”

19.08 Massimo Cacciari (Pd): “E’ una sconfitta della collocazione politica di Veltroni negli equilibri nazionali”. 

19.04 Tale Iacopo Venier, oscuro personaggio della Segreteria nazionale del Pdci, vince il premio cattiveria: “Neanche l’Africa vuole più Veltroni”

18.54 Di Pietro: “Ora opposizione dura e pura”. Storace mena: “La vittoria di Gianni è un capolavoro assoluto di Veltroni. Ringrazio tutti gli elettori de La Destra che hanno seguito l’indicazione di voto per Alemanno”.  

18. 53 DATI DEFINITIVI: Alemanno 53,66%, Rutelli 46,34%

18.48 Alemanno dice quello che Veltroni sta pensando: “Non so se questo risultato è più importante delle Politiche, ma è una svolta enorme. Crolla un sistema di potere”.

18.44 Quanto vale Roma? Due ministri? Tre?

18.40 La carica dei missini. A Roma caroselli di taxi nel centro della città. Nel comitato del nuovo sindaco festa al grido di “Chi non salta comunista è”. Fini è incontenibile: “Giornata storica per An”.

18.37 Rutelli fa gli auguri ad Alemanno.

18.35 Miracolo a Massa. Il Pd perde il ballottaggio ….vince il candidato della Sinistra Arcobaleno!

18.30 Zingaretti salva la provincia di Roma con tre punti di vantaggio su Antoniozzi. Il Pd tiene Udine e strappa Sondrio e Vicenza. Il Pdl mantiene la poltrona di sindaco a Viterbo e conquista la provincia di Foggia.

18.23 Alemanno ha pronunciato l’immancabile frase: “Sarò il sindaco di tutti i romani”. I suoi chiamano il popolo all’adunata: “Tutti in piazza alle 19.30”

18.20 Che mazzata. Alemanno al 53,5% e Rutelli 46,5%. Mancano 150 sezioni su 2600. La marcia su Roma è compiuta.

17.52 Matteoli dice quello che D’Alema sta pensando: “Alle politiche Veltroni attribuì l’insuccesso a Prodi, oggi il grande sconfitto è soprattutto lui”.

17.30 Gasparri dice quello che D’Alema sta pensando: “Se Alemanno vincerà a Roma sarà una tappa storica importante. Il gruppo dirigente di An sarà promosso da tutti i professori che hanno fatto manifesti sulla marea nera. E Bettini si occuperà di altre cose”.

17.07: doccia gelata su Rutelli, con mille sezioni scrutinate Alemanno è avanti. Si può fare, si può perdere anche il Campidoglio

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Roma o non Roma. E’ il giorno del ballottaggio per il Campidoglio, Rutelli e Alemanno si giocano la poltrona da sindaco, Veltroni la leadership del Pd.

Nun fa la stupida stasera. La prima buona notizia per Walter & C è che, grazie al ponte lungo del 25 aprile, l’affluenza è in netto calo. Se Alemanno facesse fiasco, Berlusconi dovrebbe trovargli una poltrona. An diventerebbe aggressiva. Si creerebbe un ingorgo di pretendenti e la baby Giorgia Meloni rischierebbe di restare senza poltrona.


Roma capoccia, der mondo infame

21 aprile 2008

“Un commento sul voto? Non è ancora il momento. Prima aspettiamo l’esito dei ballottaggi”. Letta così, pare un’affermazione di realismo e buonsenso. Il problema è che queste parole sono state pronunciate da Massimo D’Alema. Ad ascoltarle c’era il solito nugolo di giornalisti, ma il vero destinatario era  Walter Veltroni.

Al ballottaggio per il Campidoglio sono appese non solo le sorti di Francesco Rutelli, ma anche quelle dell’intero Pd, a cominciare dal suo leader. Lo sa bene Goffredo Bettini, il braccio destro di Veltroni, che da qualche giorno ha abbandonato il loft e si è trasferito al comitato elettorale del candidato sindaco. Il new deal veltroniano rischia di terminare la sua breve corsa nella capitale. Dietro la possibile disfatta si nasconde la resa dei conti post elettorale, finora rimandata. Anche la discussione sui futuri organigrammi, dai capigruppo alla presidenza del partito, è bloccata in attesa di sapere cosa accadrà a Roma.

Nella città simbolo del “modello veltroniano” nessuno potrebbe addossare le colpe di una sconfitta a Prodi e all’impopolarità del suo governo: la responsabilità se la dovrebbero prendere tutta Bettini e Walter. Per dirla con Emma Bonino, “è chiaro che perdere Roma non sarebbe un fatto amministrativo ma politico, un’eventualità che non aiuterebbe Walter Veltroni a rimanere saldo in sella”. E così è partito il soccorso “rosso-bianco”: Veltroni, D’Alema, Marini, Rosy Bindi e Nichi Vendola si aggirano per le periferie (e i salotti) della capitale: tutti in pista per sostenere Rutelli (candidato sindaco di tutto il centrosinistra, dal Pd a Rifondazione comunista), tutti schierati a difesa dell’ultima trincea.
 
Al primo turno Rutelli ha preso cinque punti in più di Alemanno. Storace si è fermato al 3,3%: al ballottaggio non ci sarà l’apparentamento ma molti voti de La Destra convergeranno inevitabilmente sull’ex ministro di An. L’Udc invece non si schiera: libertà di voto per i 52 mila romani che al primo turno hanno votato per il candidato centrista Luciano Ciocchetti. Casini vuole mani libere. La fronda interna è guidata da Baccini che ha fatto spere di aver scelto Alemanno. Un’altra incognita è la lista Beppe Grillo, arrivata al 2,7%. A infiammare la campagna elettorale ci ha pensato la cronaca: un’anziana strangolata in casa e una studentessa stuprata. Il tema della sicurezza è solo un nuovo ostacolo sulla strada, già accidentata, del Pd. E di Veltroni.


Crozza e Sor Tentenna

4 febbraio 2008

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La farsa è finita. Ed è durata pure poco. Oggi Marini incontrerà Veltroni, Berlusconi e Fini. Domani si presenterà da Napolitano a mani vuote. Mercoledì o giovedì il capo dello Stato scioglierà le Camere. Poi ci toccheranno due mesi di campagna elettorale e il 6 o il 13 aprile si tornerà a votare.

Il presidente del Senato continua a dirsi ottimista. Bertinotti ha già chiarito che se Marini fallisse un altro incarico sarebbe “improprio”. A quel punto resterebbero solo le elezioni. E, di fatto, tutti i protagonisti della scena politica sono già proiettati in campagna elettorale. Fini ammette che le “elezioni non saranno una passeggiata” anche se “Veltroni è come Crozza, quello del sì, ma anche“. La simpatica replica è affidata al fedelissimo Goffredo Bettini: “Allora Fini è sor tentenna, si butta di qua e di là a seconda della convenienza”.

Guarda al futuro anche Bertinotti che si è detto disponibile a rappresentare la Sinistra-Arcobaleno alle elezioni: ma solo se tutti glielo chiederanno. Diliberto lo ha già fatto. Pecoraro Scanio e Mussi ancora no. Significa che il sub-comandante Fausto sarà il candidato premier della sinistra alternativa al Partito democratico. Poi Bertinotti nella stessa intervista chiarisce che “l’Italia abbia bisogno di un ricambio generazionale”.

E Walter? Veltroni si prepara alla mazzata. I suoi uomini promettono che sarà una campagna elettorale pacata, neanche un attaco a Berlusconi. Il leader del Pd non ha niente da perdere. E probabilmente deve ancora dare il meglio di sè. Intanto però prepara le barricate: Rutelli candidato a sindaco di Roma e Anna Finocchiaro a governatore della Sicilia. Perchè perdere le elezioni sì, ma senza rompersi l’osso del collo.