Una vita da Schifani

24 aprile 2008

Un posto al sole. E che posto. Elio Vito alla Giustizia, Sandro Bondi ai Beni culturali, Paolo Bonaiuti ai Rapporti con il Parlamento e – last but not least – Renato Schifani presidente del Senato, la seconda carica dello Stato. Il toto-ministri continua ma i gregari del Cavaliere, per ora, hanno di che sorridere. Pochi mesi fa i fedelissimi di Berlusconi erano oscurati dall’astro nascente di Forza Italia, tale Michela Vittoria Brambilla. Oggi fanno incetta di poltrone, alla faccia della rossa nata morta.

Il Cavaliere è stato magnanimo con i colonnelli, i bravi ragazzi che – a differenza dei Dell’Utri e dei Pera – hanno gestito i lavori parlamentari e l’attività del partito. E questa volta i nobili tiratori di carretta possono festeggiare. Il picconatore Cossiga non si smentisce: “Vito alla Giustizia? E’ fazioso e incompetente. Mi manda in depressione”. Il Pd ha provato a mettere il veto su Schifani presidente del Senato. I democratici accusano il fedelissimo del Cavaliere di avere un passato non proprio immacolato: una società con presunti uomini d’onore e usurai e consulenze ricevute dai comuni in odore di mafia. Ma il Cavaliere tira dritto e promuove l’eroe del legittimo sospetto, l’uomo che ha scavato nottetempo la via di fuga dal processo milanese per Berlusconi e Previti. Nonostante il riporto e gli occhiali da archivista che a Silvio proprio non piacciono.

A farne le spese sarà il governatore Formigoni che resterà al Pirellone fino alla fine del suo secondo mandato. Roberto il ciellino avrebbe voluto scendere a Roma. Era pronto a fare il presidente del Senato, il ministro degli Esteri. Andava bene anche quello delle Attività produttive, ultima richiesta messa sul piatto. Richieste bocciate una ad una da Berlusconi che non vuole rischiare nuove elezioni, con la Lega che corre e macina voti al Nord, fa incetta di ministeri pesanti e sogna di mettere le mani sulla Lombardia. Lo zuccherino per placare l’ira di Formigoni sarà un incarico di prestigio nel Partito delle libertà, magari la vicepresidenza accompagnata da quella vaga promessa del Cav.: “Tra due anni, alla fine del mandato in Lombardia, potresti entrare nella squadra di governo”. Ma due anni, in politica, sono una vita. E Formigoni lo sa. 

I padani festeggiano. Domenica scorsa, al termine della riunione ad Arcore per la formazione del nuovo governo, il Senatùr era raggiante: “E’ andata. Io alle Riforme, Calderoli vicepremier, Maroni al Viminale, Luca Zaia al ministero dell’Agricoltura”. Lunedì il Cavaliere aveva frenato gli entusiasmi leghisti: “Nulla è ancora deciso. Ci saranno sorprese, stiamo sentendo tutti”. Martedì Bossi aveva spiegato che le sorprese non avrebbero riguardato certo la Lega. Anzi, alla lista delle poltrone leghiste si sommava un ruolo di viceministro alle Infrastrutture per Roberto Castelli. “Lo mettiamo lì per le strade del Nord”, spiegava Bossi. Poi una bella frecciata frecciata al Cavaliere: “Andando al Viminale oltretutto facciamo un piacere a Berlusconi perché chi dei suoi è in grado di affrontare i problemi della sicurezza e dell’espulsione dei clandestini? Ci vuole uno con le palle. Maroni le ha”.

An non sa se passare all’incasso o provare a tirare la corda un altro po’. Fini ha scelto la presidenza della Camera e lascierà quella del partito. Questione “di galateo istituzionale”, dice lui. Per Fini è l’ultimo gradino per agguantare quell’agoniata legittimità democratica che in tanti ancora faticano a riconoscergli. E poi Gianfranco sogna in grande: Berlusconi ha una certa età e altri leader all’orizzonte non se ne vedono. Tanto vale infilarsi il vestito buono, non sia mai che arrivi il momento della successione. Per ora in sostanza cambia poco, segnala Ronchi, “perché lui resta la guida del partito”. Ma l’impatto simbolico è forte, per la destra italiana è una stagione si chiude. Il futuro si chiama “guida collegiale”: Alleanza nazionale verrà retta da “un primus inter pares” che già tutti additano in La Russa.

Il toto-ministri di oggi recita più o meno così:
Premier
– Lui
Vice 1 – Letta
Vice 2 – Calderoli
Vice 3 – Ronchi
Economia – Tremonti
Esteri – Frattini
Interni – Maroni
Difesa – La Russa
Giustizia – Vito o Pera
Attività produttive – Scajola
Beni culturali – Bondi
Salute – Maurizio Lupi o un tecnico (Ferruccio Fazio?)
Welfare – Sacconi, Brunetta o Alemanno
Agricoltura – Luca Zaia
Istruzione – Mariastella Gelmini
Ambiente – Matteoli o M.V.Brambilla
Infrastrutture – Matteoli o Mantovano
Riforme (senza portafoglio) – Bossi
Pari opportunità (senza portafoglio) – Prestigiacomo o Mussolini
Innovazione (senza portafoglio) – Lucio Stanca
Rapporti con il Parlamento (senza portafoglio) – Paolo Bonaiuti


Arrivano i barbari

6 febbraio 2008

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Grandi manovre in corso. A sinistra il risiko delle alleanze è cominciato. Il Pd corre da solo (però al Senato chissà…). La Cosa rossa candida Bertinotti e toglie dal simbolo falce e martelo. Di Pietro, i socialisti e i radicali non sanno che pesci pigliare: il sogno proibito è andare alle elezioni con Prodi candidato premier. Il Professore per ora nicchia. 

A destra è già tutto deciso. L’ammucchata conta 23 partiti: due dozzine di bocche fameliche da saziare. E il governo “snello” sognato dal Cav.? Sarà per un’altra volta. La selva di “nanetti” sgomita già per qualche poltrona in più. Fini propone di buttarne qualcuno ai pesci. Ma Silvio non può: nella lunga guerra contro Prodi, Berlusconi ha stretto patti, ha firmato accordi, ha sottoscritto cambiali che ora vengono a scadenza. Dini, De Gregorio, Mastella, la Brambilla, i Pensionati, la Mussolini, Storace&Santanchè: gli imprescindibili “impresentabili” non mancano.

E così monta il valzer delle trattative per le poltrone. Berlusconi pensa due “punte” per il suo nuovo governo: Umberto Veronesi (alla Sanità) e l’economista ds, Michele Salvati. Il Cavaliere vorrebbe portare a palazzo Chigi un terzo di donne ministro. Tra le papabili in Forza Italia restano Mara Carfagna (alle Pari opportunità o alla Famiglia) e Stefania Prestigiacomo. Per la prima si ipotizza anche una candidatura a governatore della Campania, tanto per scordarci dei mali di Bassolino. Per la seconda si parla anche della presidenza della Sicilia.

Per Michela Brambilla è pronta invece una poltrona da sottosegretario o un futuro al dicastero dell’Ambiente con il ruolo di viceministro). Nelle ultime ore salgono le quotazioni di Barbara Contini, responsabile dell’Associazione Azzurri nel mondo. Il braccio destro Gianni Letta seguirà l’ex premier alla presidenza del Consiglio. Secondo alcuni anche come vicepremier. Il capogruppo alla Camera Elio Vito e Daniela Santanchè sarebbero in lizza per il ministero dei Rapporti con il Parlamento.

Resta il nodo Formigoni, per il quale si continua a parlare di un ministero di peso. Il governatore scalpita: “Gli Esteri? Magari!”. E di conseguenza, in casa Lega, Roberto Castelli si catapulta verso la guida della Regione Lombardia. Maroni è sempre in ballo per gli Interni, mentre a Calderoli non dispiacerebbe continuare la sua esperienza alle Riforme. Per il Viminale in lizza c’è anche Renato Schifani, mentre in discesa sarebbero le quotazioni di Beppe Pisanu. Altra casella importante è quella della Giustizia, su cui potrebbe fermarsi l’ex presidente del Senato, Marcello Pera.

Per Alleanza nazionale corrono Ignazio La Russa (Difesa) e Gianni Alemanno (che però ancora non ha sciolto la riserva per il Campidoglio). Sempre più insistenti, invece, le voci che danno Gianfranco Fini alla presidenza della Camera, pronto a fare una staffetta con il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, che dovrebbe quindi trovare posto alla Farnesina. Per lo scranno di palazzo Madama si vocifera sempre della conferma di Franco Marini. Anche Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Ue, vorrebbe lasciare Bruxelles e tornare a fare “politica romana”: per lui i bookmakers indicano il Viminale o la Giustizia.

Il comandante in capo punta anche sui quarantenni azzurri come Maurizio Lupi e Guido Crosetto, quest’ultimo lanciato verso il ministero del Lavoro o alle Attività produttive. In lista c’è pure Angelino Alfano, a meno che non corra per la presidenza della Regione Sicilia in quota Forza Italia. Quanto al Tesoro tutti assicurano che Berlusconi offrirà la guida del delicato dicastero a Giulio Tremonti, il ras della finanza creativa. Nelle file di An scalpita anche la trentenne Giorgia Meloni che potrebbe sfidare Rutelli per il ruolo di sindaco di Roma. La foto di gruppo del terzo governo Berlusconi è pronta. Un po’ ingiallita ma pronta.