L’alfabeto del voto/3

3 aprile 2008

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Q come quorum – Lasciate ogni speranza, o voi che non lo superate! Ma entrare nel nuovo Parlamento non è così importante: basta ricevere il rimborso elettorale. Partecipa all’abbuffata chi supera l’un per cento. E poi si tirerà a campare fino alle elezioni europee del 2009. 

R come Roberto. Maroni, Calderoli, Castelli, fate voi. I leghisti in camicia verde tornano a Roma a occupare le stanze dei bottoni. Del sogno padano resta solo il folklore. Pure l’Umberto pare rinvigorito: Malpensa nel cuore e il “terrone” Lombardo alleato in terra sicula.

S come Santanchè – La madama Daniela Garnero, prima donna candidata premier d’Italia. Certamente non è noiosa: “Silvio vede le donne solo orizzontali”. “Siamo incazzati e abbiamo la bava alla bocca”. “Non l’ho mai data per fare carriera”. “Fini non ha sangue nelle vene, è una valletta maschio”.

S (bis) come Scalfari – Il Fondatore appare in tv, cita oscuri sondaggi, e dà il bacio della morte a Walter: “Il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Ce la fa. Io sono pronto a scommetterci”.

S (tris) come Speciale – Il generale della Guardia di Finanza con il vizietto dei voli privati. Durante le vacanze si faceva portare le spigole alla baita di Passo Rolle aviotrasportate direttamente da Pratica di Mare. Quel pesce ci è costato 32.000 euro. Visco lo caccia, Di Pietro lo difende, Berlusconi lo candida.

T come Trappola – Poche, e sempre ai danni di Prodi. Berlusconi lo stana come una volpe in Galles. Lui abbocca. E ruba la scena a Veltroni proprio quando non dovrebbe.

U come Utile – Il voto è prezioso, non sprecatelo. O Walter o Silvio. Nella nuova era del bipolarismo non c’è spazio per i nanetti. Per Bertinotti è un “imbroglio da sfatare”. Ma per la Sinistra Arcobaleno la tornata elettorale sarà un bagno di sangue.

V come Visco – Lo sceriffo del Fisco resta fuori dalle liste del Pd. Il new deal veltroniano privilegia i buoni. Già sul viale del tramonto, l’ex ministro fa ancora in tempo a pizzicare i furbetti col conto corrente in Liechtenstein.

Y come Yespica – C’è. Non c’è. Corre con il Pdl. Non corre. Berlusconi risolve: “Ma come? Non è nemmeno cittadina italiana!”

Z, l’orgia del potere – I colonnelli italici si chiamano Walter e Silvio. In sei mesi di cataclismi politici hanno cambiato la faccia alla Seconda Repubblica. I nanetti marciano spediti verso l’irrilevanza, in tanti rimarranno fuori dal nuovo Parlamento. Pare proprio che non moriremo democristiani.

Dalla A di Alitalia alla G di Grillo

Dalla H di Hamas alla P di Prodi


Da Uolter al Grande Fratello

21 febbraio 2008

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E così Veltroni gioca a fare il duro. Il comandante in capo del Pd dà il benservito a De Mita, mette in riga Di Pietro e precipita nel panico ai radicali con un ultimatum secco, del tipo prendere o lasciare. L’ultima offerta alla cricca pannelliana – elaborata dal ras del loft Goffredone Bettini – consiste in nove seggi e la Bonino ministro. Ma niente simbolo apparentato, Walter vuole l’annessione.

La zampata letale all’ex leader Dc è stata cattivina: “44 in Parlamento bastano”. Ciriaco non la prende bene e sbatte la porta: “Il limite di età è un insulto, mi sento offeso”. D’Alema si dice “dispiaciuto” ma Veltroni tira dritto. A chi gli chiede se ha intenzione di ricucire con De Mita risponde con un pacato “no”. Adesso l’ex Dc punta dritto sulla Rosa bianca del suo (ex) allievo Bruno Tabacci. In dote “don Ciri” porta qualche migliaio di voti da quel di Nusco e della provincia di Avellino. Visco invece gioca d’anticipo e si sfila dalle liste del Pd un minuto prima di essere tagliato fuori da Walter.

Berlusconi è sommerso dalle grane. Dopo il niet Fini salta l’apparentamento della lista pro-life con il Pdl. Ferrara non correrà dunque a sindaco di Roma. A predersi una batosta da Rutelli verrà spedita la giovane finiana Giorgia Meloni. Piovono guai anche dalla Sicilia. Per il dopo-Cuffaro Silvio vuole candidare Lombardo. Ma Gianfranco Miccichè (ex ministro assurto alle cronache per il solito vizietto) si mette di traverso. E Totò vasa-vasa non ha intenzione di farsi da parte. Calderoli fotografa la situazione dell’isola con il consueto savoir-faire: “Sono tutti matti”.

Big Brother all’amatriciana. Il Cav. è alla disperata ricerca di nuovi nomi per le liste del Pdl. Vuole facce nuove per emulare Veltroni. I boatos di Palazzo sono inquietanti: Renato “Betulla”Farina, il generale Speciale, Peppino Di Capri a Napoli e Angela Sozio in Puglia. Come chi è? Trattasi della rossa del Grande Fratello già paparazzata mano nella mano con Silvio a villa Certosa. Nel fortino lombardo invece Berlusconi cala gli impresentabili: la Brambilla alla Camera e Dell’Utri al Senato. E a proposito di impresentabili: Ferrara è pronto ad imbarcare nella sua lista Antonio Fazio, patron dei furbetti.

Grandi manovre nel piccolo centro. Adesso siamo alla fase del mercato delle poltrone. Casini ha visto Pezzotta e si è detto disponibile a modificare il simbolo dell’Udc. Ma i rosabianchisti continuano a dire che “il candidato premier è Tabacci”. Baccini sfotte: “Casini può fare il leader, anche il leader planetario”. In realtà nel suk neodemocristiano l’intesa la troveranno: Pier correrà da premier, Tabacci sarà segretario del nuovo partito, Pezzotta ne diventerà presidente e Cesa farà il disoccupato. Anche perchè senza accordo, come dice Mastella, “si finisce tutti in mezzo alla strada”.


Dove eravamo rimasti?

5 febbraio 2008

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Niente da fare. La ricreazione è finita. Marini ha accettato la sconfitta e rinunciato all’incarico. Ora Napolitano scioglierà le Camere. Il 13 aprile è la data più probabile per le elezioni. Prodi resta in carica per sbrigare gli affari correnti. Il Paese ha di fronte una nuova scintillante campagna elettorale.

E il referendum? Sarà per un’altra volta. Le 800mila firme raccolte da Guzzetta e Segni possono aspettare. La consultazione popolare è rinviata, tutto slitta di anno. Stessa sorte toccherà alle primarie che avrebbero dovuto consentire ai cittadini di scegliere i candidati del Partito democratico. Ora non le vuole più nessuno. La versione ufficiale è che “ormai non c’è più tempo”.

Nel Pd intanto si affilano i coltelli. Prodi invoca un “rinnovamento delle liste”, Bettini avverte: “Non useremo il bilancino”. La sanguinosa lotta per un posto al sole sta per cominciare. Veltroni vuole facce nuove perchè l’ardita operazione “soli contro tutti” non ammette sbagli. A farne le spese i parlamentari con tre legislature (o più) sulle spalle che potranno costituire al massimo il 10% degli eletti. I big a rischio sono tanti: da De Mita a Visco, da Violente a Mattarella.

Nella Cdl si litiga già come ai bei tempi andati. Fini vuole sbarazzarsi dei partitini di destra (Mussolini e Storace), Giovanardi abbandona l’Udc e passa armi e bagagli con il Cavaliere. Berlusconi intanto non ha ancora deciso che fare del Pdl (e della Brambilla): una lista a parte? Un richiamo nel simbolo di Forza Italia? Mistero. Intanto lady Mastella annuncia che potrebbe candidarsi con Berlusconi. Dai domiciliari al Parlamento: il passaggio è stretto ma la strada è ben battuta.

Il terzo incomodo è la Rosa Bianca. Sono i nuovi democristiani nati dall’asse Pezzotta-Baccini-Tabacci. Andranno alle elezioni da soli e vorrebbero essere il terzo Polo del Parlamento. D’Alema ci spera e già sogna un’alleanza: è la (vecchia) formula sinistra+moderati di centro, quella che Baffino persegue da 15 anni a questa parte. Beppe Grillo invece fa sapere che non si candiderà: “Spazio ai giovani”, dice lui.

E poi c’è Il Giornale berlusconiano che ipotizza un’alleanza Pd-Forza Italia. Nulla di più lontano dalla realtà. Il Pd è taglia corto: “Non esiste”. Il Cav. liquida invece l’indiscrezione con uno vocabolo equivoco: “E’ solo utopia”. Interessante lapsus: Berlusconi in realtà intendeva dire “fantasia” o qualcosa di simile.